martedì 15 novembre 2011

Geografia politica urbana


U. Rossi e A. Vanolo
Geografia  politica urbana
Laterza 2010

(da Archivio di tudi Urbani e Regionali, n. 100, 2011)

Il saggio di Rossi e Vanolo è interessante, molto ricco di informazioni e non focalizzato su un aspetto disciplinare; è l’oggetto “città” che interessa i due autori. Tuttavia mi pare manchi un sottotiolo del tipo “ricostruzione di un dibattito soprattutto nella cultura anglosassone”. Con questa precisazione il volume assume autorevolezza e consapevolezza e non suscita negli studenti, il libro credo sia indirizzato agli studenti, la falsa impressione che le questioni affrontati nel libro trovano spessore solo nella cultura anglosassone. La cultura italiana non pare marginale nel dibattito sulla interpretazione della città e sulla sua gestione, di questa ricchezza di contenuti, non omogenei, contraddittori, ma che hanno cercato con strumenti e impostazioni diverse, sia sotto l’aspetto ideologico che politico, di affrontare molte delle questioni trattate nel testo in discussione, il volume non riporta che ben poco. Non né faccio una questione “nazionalista”, ci mancherebbe altro, ma proprio una questione culturale. Su 257 autori citati, non testi citati, gli italiani sono appena 38 e la loro scelta appare, come dire, un po’ casuale e in parte derivante da quelle che mi paiono le frequentazioni degli autori (tanto per fare degli esempi mancano, cito alla rinfusa e senza nessuna intenzione di completezza, e anche un po’ in modo  provocatorio: Secchi, Campos Venuti, Marcelloni, Cervellati, Astengo, Vittorini, Palermo, Piccinato, Mazza, Crosta, Belli, Salzano, Magnaghi, Maciocco, … Mi sono riferito solo ai “vecchi” che hanno teorizzato e in molti casi anche pianificato città e territori). Negli anni ’60, per continuare la provocazione, Secchi e Indovina hanno affrontato da un punto di vista comune, ma con risultati diversi, il rapporto tra settore edilizio e sviluppo economico; più recentemente Mazza non mi pare abbia dato contributi di poco rilievo a proposito delle strategie urbane nel nuovo contesto economico e culturale; o ancora Stefano Moroni ha trattato a più riprese il tema del liberismo e della pianificazione.
   Ovviamente non si tratta di essere d’accordo con le singole posizioni, anche perché tra di loro diverse, ma solo di esplicitare un apporto culturale ricco, complesso che ha fatto i conti con il cambiamento anche se qualche volta e in qualche caso  cedendo alla “moda” del momento, del resto i due autori non hanno assunto criticamente le diverse posizione che hanno esposto, anche se non è sempre semplice individuare il punto di vista dei due autori (ma forse per lo scopo didattico del libro questo può sembrare un dato positivo).
Un altro punto che a me non soddisfa è una sorta di indifferenza sul dato reale della città. A valle delle diverse interpretazioni e delle politiche suggeriti, cosa è avvenuto concretamente nelle città? come e in che direzioni si sono modificate? Di questo nulla o molto poco si dice.
Ho molto apprezzato, ammesso che tale apprezzamento abbia valore, una vena di scetticismo nei due autori quando hanno affrontato il tema della rappresentazione come strategia di crescita e di sviluppo delle città e quello del dato “culturale” che sovrasta la produzione materiale nel dare senso e significato alla singola città e come elemento caratterizzante il capitalismo odierno. Avere un approccio scettico a quelle che spesso sono delle tautologie o dei “pensieri” poco fondati mi pare molto ma molto utile. Anche se il fascino della novità mi pare che talvolta infranga lo scudo dello scetticismo. Le “città mondiali”, per dirla in soldoni, fanno parte di un club molto, ma molto esclusivo, con una tassa di iscrizione talmente alta che solo pochissime nuove adesioni si possono registrare. Non basta rifarsi il belletto, non basta innalzare la bandiera della creatività per entrare in questo club, né tanto meno basta un “piano strategico”. È certo che nella realtà è possibile registrare  una trasformazione dei ruoli e delle gerarchie tra le diverse città, una nuova geografia urbana mondiale è in cammino, su questo pochi dubbi è possibile sollevare, ma come la singola città si collocherà in questa nuova geografia dipenderà da moltissime variabili, compresa la storia consolidata. Non sono convinto che sia possibile stravolgere le gerarchie consolidate, si può fare parzialmente ma ci vuole intelligenza progettuale, perseveranza e un non modesto impiego di risorse. È più facile per alcune della città delle “nuove potenze mondiali” entrare a far parte di quello che è stato definito un club esclusivo, ma il merito o la ragione non è tanto da individuarsi nelle città, nelle loro politiche e strategie, certo anche queste contano, ma nel ruolo assunto a livello mondiale da questi paesi.
Personalmente non condivido quello che viene spesso affermato di “concorrenza” tra i territori, che annullerebbe la concorrenza economica delle imprese e delle singole economie. Che i territori, la loro organizzazione efficiente ed efficace prima di tutto, e poi l’immagine che possono veicolare all’esterno, possano essere un supporto di rilievo nell’aiutare le iniziative economiche (di qualsiasi tipo) presenti nello stesso territorio mi pare condivisibile, ma fondamentale è l’esistenza di iniziative economiche capaci di entrare in collisione (o in integrazione) con altre. Il pericolo che mi pare di intravedere, soprattutto per paesi di media potenza (come il caso italiano),  è quello della ricerca di una sorta di omogeneità contro una ragionevole specializzazione: se tutti faranno le stesse cose, tale omogeneità annulla ogni sforzo per emergere (in questo senso il concetto di “buone pratiche”, da riprodurre, mi pare deleterio come approccio teorico).
Ho colto, ma forse mi sbaglio,  un tocco di semplificazione nell’accettazione acritica del prevalere del “neo liberismo” contro ogni politica keynesiana (interventista); non intendo dire che i due autori condividano una impostazione neo-liberista, mi pare il contrario, ma colgo un’accettazione in una sorta di ineluttabile prevalere di quest’ultima. La cosa mi pare dubbia in generale e in particolare con riferimento alla città e all’organizzazione del territorio. Una cosa è la foga propagandistica, una cosa è la sua traduzione nella realtà. Non è questa la sede per affrontare questa questione in generale, ma mi pare di poter dire che i cambiamenti (prescindiamo dall’aggettivo “grandi”) che sono periodicamente necessari per, uso un termine improprio ma rappresentativo, svecchiare l’organizzazione della società, ha bisogno di sventolare grandi bandiere, ma la vischiosità della società evita di fare grandi danni. Certo che si cambia ma la resistenza dell’esistente è tanto più forte quanto più l’esistente rappresenta un sentiero stabile per quella società. Fuor dal generico, per quanto riguarda la città l’individualismo dettato dalle rinnovate ideologie trova un limite nella stessa organizzazione della città. Nella città l’individuo, come dire, tocca con mano la necessità, l’opportunità e la convenienza di una dimensione collettiva; non può risolvere i propri problemi con l’azione singola, ha bisogno di soluzioni collettive che valgano per tutti. Questo ovviamente non vuol dire che il neo-liberismo non possa produrre (e ha già prodotto) disastri, e mi riferisco a disastri sull’organizzazione della città. Per usare una formula a me cara, la città bella non potrà che essere anche la città buona. Il dato estetico della città non è indipendente dal suo dato etico.
Certo il governo urbano e in particolare il governo delle trasformazioni urbane potrà essere modificato, potrà essere più intelligente, più accurato, più rispettoso delle esigenze di crescita, fino ad essere più flessibile nei suoi strumenti, ma non potrà abbandonare un punto di vista generale e collettivo, non potrà non perseguire un progetto di affermazione dell’equità, non potrà non porsi il tema dell’accoglienza, non potrà che moltiplicare le libertà individuali correggendo ogni forma di discriminazione. Tema questo che i due autori affrontano in parte legandolo a quello della sicurezza; dal mio punto di vista  la città sicura non può che essere la città buona.
Se ho capito bene mi pare di condividere il punto di vista che colloca il “conflitto urbano” nella dimensione del “governo della città”. Non condivido la critica avanzata alle posizioni marxiste tutte attente ai rapporti strutturali e indifferenti a quelli istituzionale di potere, mentre le posizioni post-liberali risulterebbero attente alla discriminazione istituzionale, non solo perché mi pare riduttivo la descrizione della posizione marxista, come dire innocente rispetto ai rapporti istituzionali (cosa sarebbe l’impresa? per esempio), ma soprattutto perché nella pratica i conflitti urbani non distinguono i due aspetti. Affrontano i temi del disaggio, che il conflitto porta in primo piano, cercandone le radici (strutturali) e la loro incapacità di affrontarli (istituzionale). Non si può, tuttavia, non sottolineare, che non sempre i conflitti, soprattutto quelli ambientali, mostrano di avere tale spessore, appaiono come delle semplificazioni; ma per fortuna non tutte si collocano in queste dimensione.
Mi pare di condividere la posizione conclusiva dei due autori, secondo cui i soggetti esclusi e svantaggiati nel loro costituirsi come soggetti politici attivi. Mi permetto solo di allargare questo punto di vista, non sono solo i soggetti esclusi, ma i movimenti urbani in generale, che superano questa dicotomia proprio perché affrontano il tema del governo della città e della sua trasformazione, città che è insieme e indissolubilmente istituzione e struttura, è la natura della città (oggetto collettivo, luogo denso delle contraddizioni sociali, strumento di integrazione e di mitigazione delle posizione meno avvantaggiate, tavolo della socialità, turpitudine della discriminazione, ecc.) che costringe ad una visione integrata di istituzioni e struttura. 
La città, il discorso politico, culturale e scientifico sulla città, le operazioni di riorganizzazione della città, le politiche che ne dovrebbero governare l’evoluzione, come lasciano intravedere i due autori, operano all’interno di una “bolla”, che è diventata sempre più grande e sempre più complessa, insieme un vaso di Pandora e le meraviglie di un paradiso terreste; periodicamente la città è messa in pericolo dalla bramosia economica di imprenditori e speculatori, spesso una coltre ideologica ne mistifica i contenuti, ma periodicamente i suoi abitanti ne prendono le retini e sembrano guidarla verso  obiettivi di interesse generale, ma ecco che nuovamente tutto si fa più confuso. Necessità e opportunità, bisogno di comunità e di libertà individuale, voglia di emergere e solidarietà, insomma un insieme contraddittorio di spinte e controspinte: è questa realtà che molto spesso il discorso “scientifico” sulla città finisce per mistificare.   

lunedì 14 novembre 2011

Diario 150


Diario 150
7 – 13 novembra
F.I.


È finito
Con le dimissioni per appuntamento si aveva avuta l’impressione che Berlusconi pensasse a una delle sue trovare; preparasse una qualche trappola. Poi gli eventi hanno accelerato l’uscita sua e del   suo governo. Bene, nessun rimpianto, qualsiasi cosa succeda.

Il progetto … Mario Monti
Domenica, Mario Monti è incaricato di formare un nuovo governo. Ci si interroga: è un bene o un male?
Sull’opportunità di metter in campo un “nuovo” governo, si possono avere opinioni diverse (meglio le elezioni, in termini di interesse di parte; opportuno un confronto elettorale perché costituisce il rispetto di una procedura democratica, ma la nostra è una democrazia parlamentare e quindi un nuovo governo comunque non sarebbe un ribaltone;  ecc.), ma governo è un sostantivo, sia dal punto di vista grammaticale che politico: quale è la sostanza, cioè il programma  del nuovo governo? È su questa base che si può e si dovrà giudicare il nuovo governo.
Un governo tecnico, questa è la scelta. Ha delle giustificazioni, ma contemporaneamente sembra un tentativo dei partiti di ripararsi dietro … il dito.
In questi ultimi giorni il PD si è schierato per un governo di transizione e, soprattutto la Bindi, presidente del PD, ha spiegato molte volte in TV che il programma del governo non poteva essere la semplice applicazione della medicina che ci ha ordinato la Banca europea; a quella medicina bisognava apportare delle correzioni profonde.
Il senatore a vita Mario Monti non fa mistero del suo pensiero, non ha dato segni di volersi distaccare dalla medicina Banca europea, anzi vuole … andare oltre. Sono stato attento a tutte le sue uscite non ha mai citato la “patrimoniale”, ha parlato di un maggior contributo dei redditi più alti (che potrebbe essere una modifica di aliquota Irpef, di un contributo una tantum, o non so), ma sicuramente non una patrimoniale (neanche nella versione in millesimi proposta dalla Confindustria). Essendo un riconosciuto economista non credo che scambi redditi con patrimoni. Si reintrodurrà l’Ici, ma questo sembrava scontato con qualsiasi governo.
Sostenuto dal nostro Presidente della repubblica, Monti ci proporrà riforme impopolari (ma, ovviamente, necessarie), non solo ma ha studiato una strategia a due “battenti”;  come ha esplicitamente dichiarato, si tratta di mettere in campo provvedimenti che una volta scontentano la destra e una volta la sinistra, in modo che ciascuno si possa lamentare ma essere al contempo soddisfatto. Se al suo personale modo di vedere si aggiunge la recentissima richiesta della UE di una manovra aggiuntiva di 50 miliardi, si potrà capire che nonostante i due battenti ci avviamo ad una stagione di sacrifici (per i soliti) e recessione (in questa prospettiva  non pare ci siano molte risorse per lo “sviluppo”). Si è soliti dire “macelleria sociale”, ma il prof. Monti ce la presenterà come necessaria, opportuna, utile e buona per il nostro futuro. Si vuole salvare il paese, ma non c’è il pericolo di ammazzare i relativi abitanti?
Contro la speculazione? Ma niente! basta la “fiducia” che il prof. ispira e che convincerà gli gnomi (o forse giganti) della speculazione, questa volta non solo di Zurigo.
Certo si tratta d’illazioni; aspettiamo di vedere il programma che presenterà e poi i provvedimenti di attuazione. Si dice non fasciamoci la testa prima di averla rotta.  Senso comune privo di base, e come se dovendo uscire in una giornata nuvolosa, piena di lampi e tuoni, non  ci portassimo l’ombrello in attesa delle prime gocce.
Ho l’impressione che nel PD la consapevolezza per quello che verrà tenda a crescere, ma ormai si è lasciato incastrare, è inutile che Bersani sottolinei l’attenzione per il “paese” e non per l’interesse di bottega. Strano ragionamento, mi sembrava ovvio che l’interesse per la sinistra non fosse di bottega, ma per una strategia diversa di uscita della crisi e per la ricostruzione della società; o mi sbagliavo?    
La preoccupazione nasce dal fatto che non si ha consapevolezza della natura della crisi, né il prof. Monti fa eccezione. In assenza di consapevolezza le cure saranno fondamentalmente sbagliate. Forse si potrà resistere qualche giorno, qualche settimana, ma alla fine i briganti usciranno nuovamente allo scoperto.

Il Paese
Mai si è fatto appello al “paese” come in questo periodo. “Paese” è un concetto astratto ma molto ideologico, fa il paio con l’affermazione “siamo tutti nella stessa barca”. Che vuol dire “paese”? e che vuol dire soprattutto “salvare il paese”? Non si tratta di negare il patriottismo, ma non mi riconosco nell’entità astratta. Il paese è fatto di lavoratori, ma anche di speculatori; di disoccupati, ma anche di evasori fiscali; di giovani senza lavoro ma anche di una fiorente industria della criminalità organizzata; di dirigenti bancari e d’industria da bonus e liquidazioni  milionarie e di pensionati con meno di 1.000 € al mese; di lavoratori marginali e precari e di pensionati da 30.000 e più € al mese; si potrebbe continuare, ma ci si intende. Di questi paesi, così diversi tra di loro, quale si vuole salvare? È ovvio, si dirà la parte migliore, ma non basta affermarlo, nessuno dichiarerebbe di voler salvare la parte peggiore, ma aspettiamo i provvedimenti del nuovo governo per capire da che parte  sta, come si declina l’equità a cui tutti si riferiscono. Una cosa insospettisce, il continuo parlare di sacrifici, provvedimenti, riforme … impopolari. Questo termine non lascia tranquilli.

Citazioni: nel bene e nel male

Mariastella Gelmini, ex ministro della scuola, università e ricerca scientifica
Per FLI è già iniziata la campagna elettorale? “Sbagliano, anche per Napolitano i governi si sciolgono solo in parlamento. E la maggioranza ha più volte confermato la fiducia a Berlusconi”, Chi, 9 novembre 2011

Maurizio Sacconi, ex ministro Lavoro e politiche sociali
“Il governo Monti sarebbe di sinistra, non possiamo permetterlo” La Repubblica 11 novembre, 2011

Franco Frattini, ex ministro degli Esteri
“Adesso non ci conviene andare a votare”. La Repubblica 11    novembre, 2011

Gianni Letta, ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio
“Faccio un passo indietro, non voglio costituire né un problema, né un ostacolo”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Silvio Berlusconi, ex Presidente del consiglio 
“Il governo Monti non potrà durare fino alla fine della legislatura, il tempo di alcune riforme e si torna a votare”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Gianfranco Rotondi, ex ministro per L’attuazione del programma di governo
“Io Monti non lo voto in ogni caso”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Giorgia Meloni, ex ministro della Gioventù
“Faccio politica da una vita, e so che anche questa (gli insulti della folla) è democrazia”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Umberto Bossi, ex ministro alle Riforme per il federalismo
“Tu (Berlusconi) pensa agli elettori tuoi, che io penso ai miei”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Roberto Maroni, ex ministro degli Interni
“Io credo che ora si apra una prospettiva sul piano politico davvero interessante”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011
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Pier Ferdinando Casini, UDC
“La sconfitta della politica è stata sehnata dal fallimento di governi, come il suo (Prodi), che non hanno saputo risolvere i problemi del paese”, La Repubblica 11 novembre, 2011

Nichi Vendola, SEL
“Non mi si può chiedere , seppur virtualmente, di condividere cose che io considero dannose per l’economia e dal punto di vista sociale, come gli interventi sulle pensioni o i licenziamenti facili” , La Repubblica 11 novembre 2011                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

Cesare Damiano, PD
“Se pensano di toccare l’art. 18 io e molti altri andremo in trincea”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Massimo Donati, Idv
“Possiamo arrivare la fiducia a Monti se si fanno tre o quattro misure qualificate nel segno dell’equità sociale e se il governo di emergenza durerà finché deve gestire appunto l’emergenza”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Enrico Rossi, Presidente Regione toscana, PD
“Se l’Italia fosse un paese normale bisognerebbe andare a votare”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Arturo Parisi, PD
Con l’esito di questa crisi risulta  “morte la politica e, forse, anche la democrazia“, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Pierluigi Bersani, segretario del PD
“Non abbiamo abdicato alla politica: abbiamo messo sopra tutto gli interessi del paese”, Corriere della Sera, 13 novembre 2011

Massimo D’Alema, PD
“Questo è un governo di emergenza del presidente”, La Repubblica 13 novembre, 2011

Enrico Letta, PD
“La nostra fiducia a Monti per un governo di fine legislatura”, La Repubblica 13 novembre, 2011


sabato 12 novembre 2011



Qualche riflessione pessimistica, ma non senza speranza, per il futuro.
Da Il Manifesto 29.11.2011

Francesco Indovina

Leggendo la stampa e ascoltato i discorsi dei “grandi” non pare ci sia una percezione precisa del crinale che il sistema economico-sociale sta attraversando. Si ciancia di globalizzazione, per cui niente è possibile fare, se non il sogno di un governo mondiale o almeno europeo;  si parla di finanziarizzazione dell'economia, cosa che ormai ha almeno quasi mezzo secolo, senza rendersi conto che è messa in crisi  la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli.
Si legge che il valore del PIL mondiale corrisponde  solo ad un ottavo, circa, del valore dei derivati finanziari in circolazione (economia di carta contro economia reale), senza percepire che lo stesso concetto di produzione capitalistica sballa. Si legge che la Cina possiede una parte enorme del debito Usa e anche di altri paesi e non ci si domanda come mai la Cina non dedichi più risorse allo sviluppo del suo enorme paese ancora con grandissime parti e popolazione in miseria, in corsa per la formazione di uno strato di ricchi (che nel casoi specifico si misurano a milioni); è di ieri la notizia che il più ricco cinese si appresta ad essere cooptato nel Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Insomma nessuno si fa le domande che paiono sensate.
Mi pare che ci troviamo, non solo in Italia, ma soprattutto in Italia (e prima in Grecia),  di fronte ad un bivio: da una parte una grande autostrada che  “riporta indietro” (da non confondere con un “ritorno al passato”, niente può essere come prima), dall'altra parte un viottolo stretto, accidentato, difficile che, tuttavia, porta più avanti.
Non si vuole riflettere che la dimensione della finanziarizzazione  ha modificato la natura del capitalismo, quello  al quale lo stesso Marx riconosceva dei meriti di progresso.
Per sintetizzare: il processo capitalistico è passato dalla proposizione denaro-merce-denaro (D-M-D) a quella, postmoderna, denaro-denaro-denaro (D-D-D). un mutamento che investe pesantemente non solo la produzione e la distribuzione della ricchezza, ma fondamentalmente il processo politico e la stessa, tanto o poca che sia, democrazia.
È vero, infatti, che D-M-D aveva insito lo sfruttamento del lavoro, ma insieme costituiva un processo  all'interno del quale si “creava”, dentro il suo stesso corpo, la forza antagonistica che imponeva una diversa distribuzione della ricchezza prodotta, l'affermarsi di diritti di cittadinanza, la speranza di una società diversa. Certo conquiste frutto di lotte, di lacrime e sangue. Il “capitale”, in questa eccezione è costitutivo di una certa società è esso stesso rapporto sociale.
Al contrario quando prevale il meccanismo D-D-D, si scioglie il rapporto tra capitale e società, tale meccanismo taglia fuori ogni antagonismo specifico; si tratta infatti di una meccanismo che non può essere intaccato da chi subisce gli effetti negativi di tali processi. I “popoli” subiscono, e non sanno né possono individuare una controparte diretta sul piano sociale ed economico. Tutto si sposta  sul piano politico, ma gli stessi referenti politici, apparentemente antagonisti tra di loro, vittime di una  culturale omogenea  non riescono a trovare il bandolo della matassa. Il mercato è sensibile! il mercato vuole sicurezze! al mercato bisogna offrire credibilità! Un refrain che è una parte molto modesta della verità. La speculazione finanziaria da se stessa, data la massa di risorse che muove,  si crea le occasioni per speculare.  Contrastare la speculazione, come lo si sta facendo, significa solo offrirgli sempre più vitelli da azzannare.
Se si imboccasse l'autostrada che il bivio ci offre, come pare si stia facendo, siamo perduti. Il dominio del “soldo” (della ricchezza)  sarà senza limiti (anche se fragile), la lingua maestra sarà quella dell'economia di chi “possiede”; una casta potente e ricca intoccabile, anche sul piano fiscale, banchetterà  su un popolo miserabile (addio ceto medio!). I diritti di cittadinanza un lusso impossibile. Mentre  l'antagonista diretto sarà impalpabile, irraggiungibile e deteritorializzato.  I peggiori scenari della pessimistica fantascienza sociale si avverranno. Scoppi di rabbia, rivolte, sangue, lotte tra i poveri, regimi di polizia, ma niente rivoluzione e niente riforme progressiste. Tutte conseguenze dirette di un cambiamento nella natura del capitale.
Il viottolo stretto e accidentato, ci parla la lingua della politica. Ci dice, prima di tutto, che la speculazione finanziaria va combattuta alla pari, ma meglio, del traffico di droga, questo ammazza i figli quella opprime i popoli. Speculare non deve essere permesso; c'è un mondo di cose e di servizi da fare, non permettiamo che la costruzione di una economia di carta ci tolga il sangue e la volontà. C'è un sistema produttivo da ristrutturare a salvaguardia della salute, dell'ambiente e per la produzione delle cose di cui abbiamo bisogno. C'è una distribuzione equa della ricchezza prodotta da imporre. C'è una dilatazione dei diritti di cittadinanza da ampliare. C'è una piramide sociale da appiattire. C’è da “castigare” gli speculatori e non da alimentarli.        
Se niente può essere come prima, come si ripete, lo sia d’avvero, le forze a livello nazionale e internazionale ci sono, anche se disarticolate, ma unirle si può (e si dovrebbe). È ormai chiaro che questo tipo di organizzazione sociale ha fatto il suo tempo.           

domenica 25 settembre 2011

Innovazione nelle politiche urbane, un'intervista

Che si cerchi di aggirare le vere cause della difficoltà di “governare le trasformazioni del territorio” (oggetto della pianificazione territoriale) attraverso l’invenzione di “nuovi strumenti” è la dimostrazione di due fenomeni insieme gravi e comici.

Il primo fa riferimento ad una sorta di fuga dalla realtà soprattutto di chi ha “responsabilità politiche” (responsabilità di decidere) con l’attribuzione a pretesi vincoli “insopportabili” o a norme e strumenti vecchi la responsabilità dei “disastri territoriali”, mentre, come è noto, essi dipendono da un deficit di “volontà” di decidere. Una mancanza alimentata da una defaiance dell’intelligenza politica che, da una parte, pretenderebbe che ogni scelta territoriale trovasse tutti d’accordo (gli operatori immobiliari, le aziende di servizi, i proprietari delle aree, i comitati di cittadini e … gli elettori) e dall’altra parte si fonda su una discutibile interpretazione circa l’irragionevolezza di applicare ad una “comunità” una scelta che non condivide. A me pare si possa convenire che una comunità ha diritto a condividere un piano che disegna il suo assetto futuro, ma tale condivisione va raggiunta non tanto a livello della mediazione di tutti gli interessi (impossibile, in pratica) ma trovando un equilibrio più avanzato di gestione delle trasformazioni.

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Trasformazioni urbane: comunità e metropoli tra accoglienza e identità

Si assume la città come elemento (luogo, organizzazione, tipologia di rapporti, stile di vita, ecc.) che è stato ed è essenziale per lo sviluppo e trasformazione della specie umana. Come ogni specie anche quella umana ha necessità di una propria e appropriata “nicchia ecologica”; la città è, appunto, quella di questa specie, dove la specie ha “progredito”.
Si intende sostenere che lo sviluppo e l’evoluzione dell’umanità sia stato, storicamente, legato strettamente alla "vita urbana": scienza, arte, tecnica, conoscenza, modalità di organizzazione, arricchimento delle relazioni, liberazione dal dominio della “natura”, elaborazione di forme di governo, ecc. sono tutte effetti e, nello stesso tempo, causa della condizione urbana.
La città non costituisce prodotto esogeno alla specie, ma piuttosto il risultato di una “invenzione” sociale; l’umanità, a differenza delle altre specie, si è creata la propria nicchia. La creazione, prima, e lo sviluppo, poi, della condizione urbana corrispondono insieme ad una necessità e ad un’opportunità creando un circolo virtuoso evolutivo.

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Diario 136 (18-24 luglio 2011)

  1. L'arresto dell'on. Papa: una riforma necessaria
  2. Tra le disgrazie del paese … la Chiesa
  3. La Lega prende in giro soprattutto i suoi elettori
  4. A primavera con la vecchia legge elettorale
  5. Corruzione
  6. Citazioni: nel bene e nel male


L'arresto dell'on. Papa: una riforma necessaria

Lo spettacolo che la Camera dei deputati ha offerto con il voto per l'arresto dell'on. Papa è stato vergognoso. Del merito della questioni non importava a nessuno. Berlusconi e il PDL avevano vestiti i panni del garantismo e della dignità dei parlamentari perché preoccupati che l'arresto dell'onorevole potesse far crollare la diga di difesa di tutti gli inquisiti, e nel Parlamento sono tanti. L'on. Cicchito invoca la vittoria dei giacobini, dimentico che a quell'epoca era in corso un cambio di “regime”, cosa che non mi pare all'ordine del giorno, e che, come disse Saint Just i membri della Convenzione, non erano chiamati a giudicare ma a condannare Luigi XVI. Niente a che fare con l'episodio dei giorni scorsi, dove i “giacobini”, giocavano un'altra partita: per l'opposizione il voto era contro il governo e Berlusconi, nella Lega era in gioco l'egemonia interna. Gli appelli al voto secondo coscienza aveva un altissimo tasso di ridicolo, reso evidente dal fatto che più di un gruppo politico ha escogitato metodi di voto che rendessero esplicito quello che doveva restare segreto.

Questo è lo spettacolo andato in scena; che l'on. Papa meritasse l'arresto o meno era solo un problema occasionale. Ma proprio la natura di questo episodio fa sorgere la necessità che sulla questione si realizzi presto e bene una riforma.

Il Parlamento ha il diritto di verificare che i suoi membri non siano perseguitati o accusati di reati in modo non giustificato. Una commissione di probi, in grado di decidere secondo coscienza senza rispondere ai partiti di provenienza né operare scambi interni (oggi a te domani a me) dovrebbe essere formata in rappresentanza di tutti i gruppi da personalità di altissimo profilo morale(difficile ma non impossibile). Tale commissione non dovrebbe avere il compito di deliberare circa la legittimità dell'arresto, del processo per diretissima, della forma dell'accusa, ecc., ma dovrebbe avere solo il compito di verificare se le accuse ad un suo membro fossero fondate, cioè giustificate da ragionevoli prove, non risultato di teoremi, improvvisazioni o spirito di persecuzione. Se il provvedimento fosse giudicato fondato, questo dovrebbe essere l'unico scopo dell'indagine della commissione parlamentare, l'on. o il senatore dovrebbe decadere immediatamente dall'incarico parlamentare, a difesa della dignità del parlamento e restituendo piena e completa libertà di difesa dell'inquisito.

È assurdo che un onorevole inquisito, che so di favoreggiamento della criminalità organizzata, partecipi ai lavori legislativi che quella stessa criminalità organizzata vuole colpire o, paradossalmente, favorire con riduzioni di pene, ecc.

E' altrettanto assurdo che un onorevole imputato di reati finanziari o fiscali, di corruzione e o di concussione, partecipi ai lavori del Parlamento che sulle stesse questioni volesse legiferare.

La richiesta dell'on Papa, rinchiuso in prigione, di continuare a partecipare ai lavori del Parlamento rende esplicito l'assurdità della situazione e rende chiaro come nella testa dei parlamentari non alligni né il concetto di opportunità né quello del conflitto di interessi.
Si tratterebbe di una riforma ragionevole e responsabile, che non alimenterebbe i conflitti tra il potere legislativo e quello giudiziario, eviterebbe di entrare nel merito delle decisioni della magistratura limitandosi a verificare la ragionevole consistenza delle prove attraverso le quali un parlamentare viene accusato.
Restano gli effetti di un rigetto da parte della Commissione parlamentare della ragionevole consistenza delle prove di accusa. In questo caso credo che l'intervento del CSM e del Ministro della Giustizia, in termini di verifica, sarebbero legittimi e richiesti.

Tra le disgrazie del paese … la Chiesa

Il nostro paese, sebbene celebrato come un paese meraviglioso per il clima, le persone, il patrimonio artistico e storico, le canzoni, ecc. ha anche molte disgrazie, tra queste, e non la minore, è la Chiesa Cattolica. In questo periodo le autorità di questa potenza straniera si sta impegnando per cercare di ricostruire un partito politico di ispirazione cattolica. Almeno questa è l'intenzione che si lascia trapelare. Che la Chiesa pretenda disporre di un partito sua diretta espressione, è il tentativo di introdurre un'ulteriore patologia nel sistema politico del paese.

Che il capo della diplomazia vaticana incontri uomini politici “cattolici” appartenenti a tutti gli schieramenti deve essere interpretato come un'intromissione di una potenza straniera negli affari del nostro paese.
L'on. Rosa Bindi, cattolica e laica, può guadagnare diversi punti nella stima nostra per non partecipare a queste riunioni.

Non credo tuttavia che le autorità vaticane siano così estranei alla realtà del nostro paese per sperare veramente che sia possibile la ricomposizione dei cattolici in un unico rinnovato partito confessionale, tipo la DC, e che questo possa essere un partito di successo. In realtà l'obiettivo, dietro l'obiettivo dichiarato, è ancora peggiore: quello di una sorta di coordinamento dei cattolici ovunque politicamente collocati. Un obiettivo più facile e in un certo senso ancora più pericoloso, come si è già visto nel caso del testamento biologico. La pretesa aideologica delle attuale formazioni politiche facilita questo obiettivo.
Il rapporto della sinistra con i cattolici (fingendo una estraneità della Chiesa) è stata una costante della politica della prima repubblica. Essa, che ha dato frutti non disprezzabili nella formazione della nostra Costituzione, era basata soprattutto su un incontro sul piano sociale (non privo di contraddizioni), ma oggi che sono in gioco le libertà individuali la ricerca di questo rapporto sembra non privo di pericoli e di storture. Va riaffermato con forza la laicità dello Stato e come le religioni, non solo quella cattolica, hanno diritto di influenzare i comportamenti specifici dei credenti, ma non possono “governare” le decisioni di uno stato laico.

La Lega prende in giro soprattutto i suoi elettori


La politica è fatto anche di fascinazioni, di immagine che sollecitano l'adesione entusiasta, di speranze. La Lega con l'invenzione del popolo padano, la costruzione di una nazione padana, liberarsi di Roma, ecc., ha elaborato questo racconto di successo. Poi ha arricchito questa narrazione con simboli da Giussano al Carroccio fino all'elmo bicornuto e l'ampolla dell'acqua del Po prelevata alle sorgenti e versata a mare. Un simbolismo un po' povero, per gente “semplice”, che si beveva le sciocchezze sulla razza padana e le rielaborava in termini razzisti. In un crescendo di semplificazioni e di volgarità intellettuali di cui si rideva invece di piangere.
Il recente insuccesso elettorale ha spinto il suo gruppo dirigente a estremizzare gli annunzi e a falsificare la realtà. Il manifesto dell'ultima Pontida, con precise scadenze, non ha avuto nessuna risposta di merito, ma hanno cantato vittoria ipotizzando un proprio elettorato incapace di intendere e di leggere la realtà.
Ma adesso siamo giunti alla farsa, l'inaugurazione dei ministeri a Monza (c'era stato anche il governo padano a Venezia) è una vera e propria presa in giro. Quattro ministeri in tre stanze, con tre ministri che si dividono una stanza, senza telefoni e il minimo di attrezzatura, ecc. Ma tutto questo non importa quello che è importante è l'evento a cui tutti dovrebbero credere; soprattutto dovrebbero crederci, nelle intenzioni di Bossi e Calderoli i loro elettori e pensarla come una vittoria. La cosa può fare ridire, siamo ad una versione del tipo l'ampolla dell'acqua del Po, ma in realtà dovremmo preoccuparci proprio per l'aspetto simbolico. Non credibile quanto si vuole, da operetta, ridicolo ma che nella coscienza di almeno una parte del “popolo padano” alimenta sentimenti pericolosi.
Maroni non si è prestato a questo evento. Interessante; ormai dentro la Lega si scontrano due tendenze una di politica manovrata (Maroni) l'altra di politica simbolica (Bossi). Incerto l'esito, ma non è indifferente per il paese.

A primavera con la vecchia legge elettorale


Non è escluso, anzi è molto probabile, che a primavera si andrà a votare. Dire che il centro sinistra è in ritardo sembra una verità scontata. Dire che il centro sinistra vincerà le elezioni è una possibilità, non sicura ma non impossibile.
È in questa situazione che ogni iniziativa sulla riforma della legge elettorale è ferma. Che il centro destra sia disponibile a cambiarla non si può dire, Berlusconi nel suo farneticare pensa di potercela ancora fare, ma forse la Lega non sarebbe indifferente ad un cambiamento che le garantisse maggiore indipendenza.
Ma ecco che un sospetto appare credibile: perché il centro sinistra dovrebbe volere la riforma elettorale quando del porcellum potrebbe godere questa volta gli effetti? È un cattivo pensiero, ma questo è giustificato dall'inettitudine sull'argomento.
Si tratta di un calcolo sbagliato su diversi piani, prima di tutto su quello democratico, secondo sull'aspettativa del popolo di sinistra, terzo sulla troppa fiducia alle intenzioni di voto. Ma come si dice: Dio fa impazzire chi vuole perdere.

Corruzione


Si, si leggeva, molti lo scrivevano, all'inaugurazione dell'anno giudiziario si ripeteva: la corruzione cresce e non trova freni. Detto tutto ciò si resta meravigliati di come permea la società italiana e il mondo della politica. Ogni differenza quantitativa è ridicola, ogni sottolineatura delle differenze di comportamento sembrano delle giustificazioni, ogni appello a partiti degli onesti sembra una provocazione.
Provvedere, provvedere per tempo, il tempo non è molto e molto potrebbe essere travolto non tanto dai giudici, che scoprono solo una parte del marcio, ma dalla travolgente avanzata dell'antipolitica.
Assumere la rimoralizzazione della società italiana non è oggi una bandiera qualunquista ma un obiettivo a cui molti uomini e donne, tartassati da Tremonti, aspirerebbero. Dare sbocco politico democratico a questa ondata di indignazione significa difendere la democrazia nel nostro paese. La sinistra sarà capace? Questo è un quesito anche elettorale.

Citazioni: nel bene e nel male

Rossana Rossanda
“Infine, il capitale ha avuto più intelligenza delle sinistre nel puntare sul trasferimento del lavoro in tecnologia. Poteva essere un enorme risparmio di fatica e un enorme aumento della produttività della manodopera, ma è solo servito a ridurla. Può sorprendere che in tutta Europa i disoccupati superino oggi i cento milioni? Che il 21 per cento dei giovani non trovi lavoro? I governi pensano poi a demolire, per facilitare le imprese, le difese restanti del salario e della normativa nel lavoro dipendente. L’invenzione del precariato è stata geniale. Certo resta ancora da fare per raggiungere l’inesistenza di diritti e contratti collettivi dell’Egitto e della Cina, ma si direbbe che l’obiettivo sia quello.
Come si faccia a tener alte le entrate e modificare la crescita e in direzione compatibile con un impoverimento diretto e indiretto, attraverso i tagli nel welfare della grande maggioranza delle nostre società è per me un mistero. Come si possa stupirsi che gli operai, occupati o disoccupati, dalle politiche dei partiti di sinistra e dei sindacati, non amino questa Europa ? E crescano dovunque in voti le destre?”(da sbilanciamoci.info)
L'articolo di R. Rossanda, da cui è tratta la citazione costituisce l'apertura di dibattito sulla situazione dell'Europa, che si svolgerà sul sito di sbilanciamoci.

Guido Rossi
“I compromessi raggiunti a Bruxelles hanno ancora una volta messo in risalto l'insufficienza politica dell'Europa, travagliata all'interno sdal conflitto tra i due più importanti paesi (Germania e Francia) e dalla continua alternanza nella loro politica fra un perseguimento di interessi nazionali divergenti rispetto a quelli europei” (Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2011)
Stefano Rodotà
“Ma quello che sta avvenendo, soprattutto dopo la manovra finanziaria, è una vera e propri costruzione istituzionale delle diseguaglianze che investe un'area sempre più vasta di persone, ben al di là dei vecchi e nuovi poveri” (La Repubblica, 24 luglio 2011)
E diciamolo finalmente che Tremonti, dietro i discorsi etici, è uno che pensa al sodo dei suoi clienti, e ha costruito con tutte le sue manovre un paese sempre più diseguale.