Diario 174
7-13 maggio 2012
- Una ventata di … pessimismo
- Imbrogli e mazzate
- Elegante signora dal dito medio
- Equitalia
- Citazioni: nel bene e nel male
Una ventata di …
pessimismo
Non solo non vedo niente di nuovo all’orizzonte, ma
soprattutto vedo occhi chiusi, orecchie coperte e bocche che danno aria ai
denti.
È buffo, ma anche tragico, il grande parlare che si fa di antipolitica, come se i risultati delle
ultime elezioni non fossero un’espressione dura di politica. Può non piacere
questo risultato, non mi piace, ma trovo consolatorio usare la categoria della
“protesta” o quella del “radicamento” per accreditare un qualche dato positivo
dell’esito. Qualcuno si ricorda quando si è tentato di accreditare di sinistra la Lega?
Non nego l’esistenza di un fortissimo disaggio che sfocia in
una protesta e in una insoddisfazione per le rappresentanze note; non nego che
certe liste (grillini intesta, ma non solo) devono il loro successo al
“radicamento” di personalità nella “comunità”, ma mi sento di dire che tutto
questo mi appare inutile ad
affrontare i temi che ci sovrastano. Ma
come se non bastasse c’è dell’altro.
Una sinistra frantumata e disarticolata. Dall’altra parte
non può valere che “uniti e meglio che divisi” se non si è in grado di
misurarsi non tanto con i tratti ideologici specifici di ciascuno (importanti)
ma con la realtà, con l’interpretazione di tale realtà (e quindi delle
opportune ricette).
Non si tratta di superare i “vecchi steccati” (superarli
perché? superarli come? superarli a qual fine?). Non basta superarli perché dividono, ma
dividono perché non si guarda dentro la realtà, i suoi processi, i suoi esiti.
Scoraggia che energie vengano impegnate per la costruzione
di nuovi soggetti politici, che fanno piazza pulita di ogni interpretazione
della realtà “passata” per appellarsi a soggetti frammentati in forte disaggio
economico, e non solo, offrendo la fuga facile in avanti della costituzione
comunitaria. Detto francamente non si svuota il mare con il cucchiaino.
Ancora più rilevante è lo spreco di assemblee serie,
composte, innovative e … programmatiche di rottamazione dei “vecchi” dirigenti
(senza nulla togliere alla necessità di rinnovamento).
Tutto questo che cosa ha a che fare con la situazione del
paese, dell’Europa e del mondo?
La Grecia
ci insegna poche ma fondamentali cose: l’austerità non aiuta ad uscire dalla
crisi, ma se mai approfondisce la crisi; più si aspetta a “fallire”, più il
fallimento inevitabile diventa sempre più drammatico; alla fine se uno stato
“fallisce” agli altri membri della comunità europea importa poco. A questo
proposito si afferma che non è grave, data la pochezza dell’economia greca, se quel
paese fallisce ed esce dall’area
dell’euro; dove la sottolineatura della pochezza dell’economia corrisponde ad
un monito ai paesi più grossi (Spagna, Italia) affinché accettino l’austerità
(una sorta di ricatto).
Mi sembra molto utile che ci sia attenzione ad una
disarticolazione dei beni pubblici in beni pubblici tradizionali, beni sociali
e beni comuni, ma a condizione che si usi l’intelligenza politica in questa
disarticolazione e non una trasformazione in slogan (di cose serie) che
soddisfi l’ansia di superere gli steccati ma che non porta da nessuna parte. Credo
che ci sia maturazione politica per giungere a migliorare le forme della nostra
democrazia facendo convivere e intrecciate la democrazia delegata con quella
diretta (che non può essere la scelta affidata ad assemblee popolari di qualche
posta di bilancio comunale). Come credo che sia maturo il raggiungimento di una
maggiore efficienza e di una maggiore efficacia intrecciando la gestione
burocratica e amministrativa della “cosa” pubblica con quella diretta (detto
sinteticamente che senso ha l’acqua bene
comune se alla sua gestione non partecipa direttamente la comunità?). Tutto
è complicato ma la realtà da una parte e la necessità di un suo superamento
dall’altro vogliono un impegno maggiore, la considerazione della complessità
della situazione, intelligenza politica e … più politica fondata su la
trasformazione necessaria (slogan, semplicismi e nuovismo senza base non
portano lontano).
Più volte mi sono soffermato sulla natura della crisi e non
voglio ripetermi, ma mi preme sottolineare che l’attenzione e l’affezione che
la sinistra riesce ad esprimere verso politiche keynesiane mi sembra una via di
fuga dalla realtà. Intendo dire che tali politiche possono essere utili e
necessarie se sono interne ad un progetto di rigetto del debito sovrano.
Possono essere la strada per giungere a quel punto nel migliore dei modi, ma se
sono assunti come strumento per uscire dalla crisi ci accorgeremo troppo tardi
che possono servire per alimentare la speculazione finanziaria.
Il mio pessimismo si
accentua con la vicenda del Il Manifesto. Se fosse imbattibile il fax dei
liquidatori sarebbe una perdita per tutti. Facciano che ciò non accada.
Imbrogli e mazzate
Quando si “manovrano” i bilanci chi ci perde in generale sono
i soci ignari; del bilancio pubblico i soci ignari sono i cittadini, ciascuno
di noi.
La trovata del presidente Monti sembra sia quella di richiedere che alcuni investimenti
pubblici produttivi e il pagamento di quanto dovuto alle imprese siano
considerate estranee al “pareggio del bilancio”, che, si ricorda, fa parte
adesso della nostra Costituzione, per volontà quasi unanime del Parlamento.
Questa di Monti sembra una grande trovata, tutti plaudano, siamo al secondo
tempo finalmente, quello della crescita. La mia impressione e si tratti di un
imbroglio foriero di mazzate sulla testa (tasca) dei cittadini. Monti, infatti,
non mette in discussione né il pareggio di bilancio né il fiscal compact, ma si propone, piuttosto, di aprire una nuova voce nel bilancio dello
stato, che potremmo chiamare “limbo”, e che non fa somma. In concreto le cose
stanno diversamente. Diciamo che il paese dispone di 100 di risorse per
adempiere agli obblighi sia del pareggio di bilancio che del fiscal compact, e che si decide di
spenderne 30 per investimenti ecc. La disponibilità a questo punto resta di 70,
ma ne abbiamo bisogno di 100 per rispettare i nostri obblighi, quindi cari
cittadini bisogna tirarne fuori 30.
Questo governo sempre più ci abitua al gioco delle tre
carte, sapendo sempre chi perde: noi. Così con la ripetuta tiritera, anche
internazionale, che il nostro paese non ha bisogno di una nuova manovra, si
nasconde che la manovra è stata già
decisa e si chiama aumento ad ottobre di due punti percentuali di IVA, che vale
circa 20 miliardi che dalle tasche dei cittadini passano al bilancio dello
stato. Non è una manovra già preventivata?
Equitalia
Le osservazioni di quanti sottolineano l’errore di
considerare Equitalia responsabile delle imposte e per questo incomprensibili
gli attacchi a questa struttura, hanno ragione ma non capiscono la forza dei
simboli. Nessuno di quelli che protestano contro Equitalia, credo, la pensino responsabile delle bollette ma
l’assume come simbolo del proprio disagio.
Elegante signora dal
dito medio
Sembra che Angelino Alfano ormai abbia i giorni contati.
Oltre alla faida interna degli ex AN, ora anche il padrone Berlusconi ripete
che non crede possa essere candidato leader alle prossime elezioni. Con chi
pensa di sostituirlo? Con l’elegante signora dal dito medio, Daniela Santachè. Come diceva mia nonna: al
peggio non c’è mai fine.
Citazioni: nel bene e
nel male
Wolfgang Schaeuble (ministro delle finanze tedesco), Il Manifesto,
10 maggio 2012
“E’ sbagliato pensare che le
politiche per la crescita abbiano bisogno di soldi” (certo si possono fare con i fichi secchi)
Mario Monti, Il Manifesto, 10 maggio 2012
“Tra i capi di governo io sono il
più sensibile ai principi della disciplina di bilancio e certamente non ho
nessuna intenzione di sovvertirli”
(manovra dei conti a parte)
Manuel Durao Barroso, Il Sole 24 Ore, 11 maggio 2012
“Guardi è come in un club (intende la comunità europea), non
voglio parlare di un paese specifico (la Grecia), ma è come in un club, se un membro non
rispetta le regole è meglio che se ne vada dal club e questo vale per qualsiasi organizzazione,
per qualsiasi istituzione, per qualsiasi progetto”. (questa
si che è una bella considerazione dell’Europa. Fondata sulla solidarietà con
le banche ma non con i popoli. La Grecia è l’esito di
politiche perverse portate avanti dalla UE e dal FIM, un ravvedimento pare
impossibile!)
Rossana Rossanda, Il Manifesto, 11 maggio 2012
“Una interruzione degli espedienti “tecnici” e il tuffo nelle
elezioni anticipate non sarebbe sicuro e confeorttevole per nessuno, ma almeno
darebbe una misura non artefatta dello stato e dei bisogni degli italiani sulla
cui base riparatire”
Marc Lazar, L’Espresso, 17 maggio 2012
“Alcune idee liberiste però hanno passato lo spettro politico
di riferimento e sono passate dalla destra alla sinistra. … Monti e Rajoy
vogliono più concorrenza e liberalizzazioni del mercato del lavoro. Hollande
resta ancorato a uno schema keynesiano seppur moderato. Sono visioni destinate
prima o poi a entrare in contrasto”
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