venerdì 30 agosto 2013

Perché si taglia l'Imu?



Le imposte si possono cambiare, aumentare, diminuire, ecc., si possono anche cancellare (magari per finta) ma deve essere chiaro perché si fa ciò. Ogni cancellazione o riduzione di imposta produce una minore entrata per lo Stato (o Regioni o Comuni) il che, in assenza di risorse abbondanti, comporta o lo spostamento di risorse da una voce all'altra o un aumento di entrate fiscali travestite. Il povero Fassina è stato messo in croce (anche dal suo partito) perché ha avanzato l'opinione che la cancellazione della prima rata dell'Imu avrebbe costretto all'aumento dell'Iva (già previsto da tempo). Il che è il meno che possa avvenire.

In questa storia c'è qualcosa che con la ragione non ha niente a che fare, o meglio ha a che fare con le peggiori "ragioni"  della politica: l'Imu si toglie non perché si tratta di una tassa mal fatta che non rispetta quasi per niente la progressività, si toglie non per avvantaggiare le famiglie, si toglie non per rilanciare i consumi (questa è la motivazione più stupida), ma in sostanza si toglie per salvaguardare la stabilità del governo.

Non è chiaro perché il segretario del PD continua a tuonare sull'impossibilità di scambiare la legalità con la stabilità (leggi decadenza di Berlusconi e crisi di governo), che speriamo sia una posizione che duri nel tempo, mentre non tuoni sullo scambio socialità e stabilità del governo. L'Imu poteva e doveva essere riformata, ma cancellarla, almeno nella sua prima rata, è un'operazione che va contro la progressività dell'imposte (vedi articolo di  Roberta Carlini, riportato in questo blog con l'etichetta "la voce degli altri") e non fa ben sperare per il futuro.

Con un mattone al collo

da http://sbilanciamoci


29/08/2013
Confermando la cancellazione della prima rata dell'Imu 2013, rinviando alla legge di stabilità la decisione sulla seconda rata e spostando sulla “service tax” il compito di sostituire l'Imu nel 2014, il governo Letta-Alfano non ha solo ribadito la sua abilità sopraffina nella tattica del rinvio. È vero, di fatto non c'è ancora nulla di nuovo, tant'è che la Commissione europea aspetta lumi sulle coperture finanziarie prima di pronunciarsi sulla sparizione dell'Imu dall'orizzonte dei conti fiscale 2013. Ma questo non vuol dire che siamo al nulla di fatto: c'è molto di fatto, e tutto in negativo. Cioè in senso esattamente contrario alla equità tra cittadini, tra generazioni, tra territori. E dunque, in senso opposto a quello che un partito di pur vaga collocazione a sinistra come il Pd dovrebbe volere, e che infatti pur vagamente aveva scritto nei suoi programmi e promesso ai suoi elettori. Per questo, al di là della maggiore abilità propagandistica, sull'Imu ha davvero vinto la destra.
Partiamo dalla fine, cioè dal 2014 e dalla fantomatica “service tax”. Che non è l'ennesimo cambio di nome della stessa cosa, ma uno spostamento: da imposta pagata dai proprietari (cioè patrimoniale) come Ici e Imu, a imposta pagata da chi vive in una casa, cioè anche gli inquilini. Perché l'abolizione dell'unica patrimoniale esistente in Italia? In linea generale, i motivi per la sopravvivenza di un'imposta patrimoniale sugli immobili c'erano e ci sono tutti. Nei testi di scienza delle finanze, nella realtà di tutto il mondo civile, a maggior ragione in quella italiana dove tra l'altro lo chiederebbe anche la Costituzione, che chiede di commisurare le tasse alla capacità contributiva. E non c'è dubbio sul fatto che chi possiede una casa ha maggiore capacità contributiva di chi non ce l'ha. Semmai è necessario discutere di come esentare una fascia di proprietari poveri, con scarso reddito: ma solo di questi, non di altri. Invece, l'Imu sulla prima casa è abolita per tutti (quest'anno la pagheranno solo i proprietari di ville e castelli, se non li hanno truccati al catasto facendoli risultare come stalle).
Attenzione, la differenza e lo scontro non passano solo tra proprietari e inquilini intesi come classi sociali, in linea orizzontale: dopo le politiche dissennate di sparizione dell'edilizia pubblica, degli incentivi a comprare case con mutui oltre il 100% e dei numerosi disincentivi all'affitto, la legge dei numeri sta dalla parte dei primi, i proprietari. Ma a uno sguardo diverso, in verticale, che guardi alle generazioni, le cose cambiano completamente. I giovani sono tutti inquilini o potenziali tali, salvo i figli delle famiglie con più di una casa. (i numeri sono qui: http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-casa-al-centro-i-giovani-al-margine-16403). Tra gli under 30, la maggioranza è danneggiata dal decreto Letta-Alfano. Un'ulteriore conferma del fatto che la retorica giovanilista dispensata all'insediamento del governo dell'under 50 Letta era, appunto, retorica. E non basta certo, per riequilibrare i pesi, riavviare la macchina dei mutui a vita, con gli incentivi a indebitarsi per comprare casa: non tutti potranno farlo, e non è detto che sia desiderato e desiderabile l'aumento dell'esercito dei proprietari. Certo aiuterà i più grandi operatori del mercato immobiliare, che non sanno più a chi vendere gli smisurati quartieri che hanno costruito alle periferie delle nostre città.
In proposito, arriva la ciliegina sull'indigesta torta dell'Imu: sulle case nuove, costruite e invendute, non si pagherà l'Imu. Cioè i costruttori risparmieranno qualcosa come 35 milioni (nel complesso), a fronte di un patrimonio invenduto che si aggira sugli 1,5 miliardi (stime riportate dal Sole 24 ore, 29/8/2013). Riepilogando: un giovane precario e senza casa, che va a vivere da solo facendo i salti mortali ogni mese per pagare l'affitto, pagherà la nuova Imu; Caltagirone e i suoi colleghi, che hanno costruito case che non riescono a vendere, correndo quello che dovrebbe essere il normale e fisiologico rischio d'impresa, non la pagheranno. In compenso, quelli che il rischio d'impresa lo pagano sempre, cioè i lavoratori dipendenti e non, sono del tutto scomparsi dalla scena: alla cassa integrazione, agli esodati andranno le briciole che restano dopo aver trovato le coperture dell'Imu; agli atipici, precari, indipendenti neanche quelle.
L'effetto redistributivo della manovra è evidente e plateale anche prima che arrivino i dettagli che preoccupano la Commissione Ue, i custodi del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil: se è chiaro che per la prima rata lo sgravio dell'Imu è stato pagato un po' prendendo soldi dal 2014, un po' con tagli veri e trucchetti vari, non è ancora chiaro come sarà pagata l'abolizione della seconda tranche. Fondi dormienti tagli semi-lineari: i giornali abbondano di termini fatti apposta per respingere i lettori. Per ora di certo c'è una sanatoria sui gestori dell'unico affare che va in Italia, le slot machine: erano protagonisti di un lungo contenzioso con lo Stato, al quale addirittura dovrebbero 2,5 miliardi, gli si chiede di pagare “pochi maledetti e subito” 600 milioni, e nessuno più ci dirà che aveva ragione e chi torto in quel processo. Del resto, a che servono i processi?

sabato 24 agosto 2013

Le divergenze interne al popolo (si fa per dire)

Sempre più spesso, discutendo tra amici, emergono delle differenze di prospettiva politica. Sarebbe un errore classificare le diverse posizioni come ottimiste o pessimiste, mi sembra  che c’è in queste  diversità qualche elemento di concretezza e di verità (parola grossa). Vorrei esporre in modo più oggettivo gli elementi che in generale ci trovano d’accordo e quelli, più importanti, di disaccordo. Un tentativo di coinvolgere i frequentatori di felicita futura, oltre, ovviamente gli amici con i quali ho discusso, ad una discussione senza rete.
In generale siamo d’accordo sulla natura dell’attuale crisi economica: non corrisponde a una congiuntura negativa, per quanto lunga, ma a una crisi del sistema di produzione capitalistico. Modifiche nei processi di accumulazione (finanziarizzazione), come pure rilevanti innovazioni tecnologiche che modificano elementi non marginali  del sistema di produzione, nuova divisione internazionale del lavoro, unificazione mondiale del mercato, aumento delle disparità economiche, nonché aspetti che riguardano l’ambiente,  appaiono come elementi che  mettono in dubbio la sopravvivenza della formazione sociale che c’è nota. Alcuni, pochi, sono più cauti su questa diagnosi, condividendo i grandi e profondi cambiamenti, pare loro che il sistema possa stare ancora in piedi anche se ampiamente trasformato e da trasformare (del resto i continui annunzi della ripresa alimentano questa interpretazione).
Parlare di crisi del sistema di produzione non significa considerare superati gli specifici rapporti di produzione, né, tanto meno, immaginare che i rapporti di potere (sociale e internazionale) pesino meno. Si ha la consapevolezza che i rapporti di potere si stiano esercitando in termini di impoverimento delle masse (almeno in occidente) e di diminuzione dei gradi di libertà. Tutto questo non ci fa dire che siamo alle soglie di un’alba radiosa. I forti aumenti nelle diseguaglianze economiche e sociali stanno a indicarci che la crisi differenzia molto e quello che ci appare all’orizzonte è una crescente società differenziata e autoritaria.
Tutti appaiamo convinti di un cambiamento necessario.  
È proprio su tale cambiamento che cominciano le differenze. Come detto non è questione di ottimismo o di pessimismo, come non c’entrano destra e sinistra; quello che ci divide, per dirla in formula, è l’identificazione del “motore della storia”.
Una differenza è sulle reazioni. La domanda banale è: come mai non ci si organizza per combattere questa situazione?
Anche se si usano parole diverse circa lo stato  della società (vale soprattutto per l’Italia  e la Spagna, ma forse anche in generale) mi pare che comune sia l’analisi. Alcuni ritengono che la “via di crescita” assunta dalla società mondo possa essere rappresentata dall’immagine di una mano che stringe la piramide sociale che ci era nota per proiettare pochi in alto e molti in basso, ma soprattutto scomponendo i membri della società la maggior parte dei quali avendo perso il contatto con gli strati sociali superiori ma vicini nella vecchia scala sociale, perdono la “speranza”.  Altri di noi preferiscono parlare di disarticolazione, se ho capito bene, non come effetto dei processi prima descritti, ma come espressione di “potere” per evitare che la società si ricomponga in modo antagonistico. È probabile che tra i due punti di vista si possa intravedere un effetto somma.
Parlare di “speranza perduta” a molti dei miei amici non piace, ad altri pare un dato essenziale: la perdita di speranza non genera antagonismo, ma piuttosto sconforto, individualismo mentre  la società incarognisce.
A molti la rivoluzione sembra necessaria, se da una parte essa non può essere la ripetizione delle rivoluzioni del passato, essa non può non incidere sui rapporti di potere. Non sono sicuro ma mi pare che alcuni di noi pensano che il cambiamento possa scaturire da iniziative individuali (di piccoli gruppi) che non hanno come obiettivo la rivoluzione ma un contributo parziale al miglioramento della vita che come somma darà la modifica della società. La maggior parte di noi pensa che l’iniziativa individuale o di gruppo, anche di lotta sociale, che non abbia un’analisi, una teoria e un obiettivo, possa essere utile ma non risolutiva.
Una rivoluzione del sistema deve per forza possedere una piena consapevolezza dei cambiamenti di sistema, perché solo intervenendo su questi si possono produrre trasformazioni.
Vanno colti sia i mutamenti strutturali, come la finanziarizzazione dell’economia, sia i mutamenti ideologici, l’individualismo e il liberismo, sia quelli di natura antropologica e comportamentale. Uno di noi sottolinea come la corruzione non si limita alla corruzione come viene descritta dai giornali, ma investe i nostri comportamenti, che per mezzo di “amicizie” cercano vantaggi a svantaggio di altri membri della società (vedi per tutti la “raccomandazione”). Detto brutalmente non sono  solo le “caste” ad essere corrotti ma lo siamo tutti (certo con effetti diversi e mezzi diversi), si tratta di un effetto dell’individualismo esasperato.
Ma come e verso dove andare?
Dove andare e insieme difficile e facile: cancellare le diseguaglianza, dividere il lavoro secondo necessità e possibilità, ricostruire un tessuto sociale collettivo, rafforzare le istituzione che garantiscono formazione, salute,eec.,  difendere l’ambiente delle trasformazioni inutili e dannose, ecc. Tutto questo prevede la trasformazione dei rapporti sociali  di produzione. Secondo un amico, la soluzione sta nella trasformazione della moneta in bene comune (grazie anche alla crescita della moneta elettronica). Che ne evita cioè l’ereditarietà  ma non l’accumulazione (individuale); e questo è un problema. Per altri, la moneta come bene comune potrà essere un effetto della trasformazione e non lo strumento della trasformazione.
Ma è sul come che le differenze si fanno più profonde. La necessità di corpi sociali intermedi (sul tipo dei partiti) paiono ad alcuni essenziali, per formare una coscienza collettiva, per mobilitare, per organizzare e finalizzare le lotte. L’idiosincrasia per i partiti, (la casta), se da una parte ha ragione di essere dall’altra parte costituisce un elemento del degrado della società e della lotta politica e anchde uno strumento di oppressione. Le terapie per la trasformazione dei partiti per adeguarli alle necessità odierne non sono né chiare né semplici.
Alcuni fanno molto affidamento sui “movimenti spontanei” e soprattutto sui giovani: i giovani non vanno considerati senza speranza ma la speranza. L’obiezione che i movimenti ai quali si è assistito in questi anni di crisi, non hanno tenuta in ragione di una carenza di analisi e la mancanza di una teoria, non scalfisce i sostenitori di questa posizione. Si replica che non resistono ma producono poi iniziative diverse e soggettive (di cui si è detto).  
In realtà in queste discussioni, come è ovvio,  le divagazioni sono state moltissime, ma da parte mia ho cercato di cogliere il nocciolo, e  spero raccontato con quella obiettività di cui sono stato  capace nonostante il mio diretto convincimento.
La quotidianità politica, non poteva mancare in questi discussioni per lo più conviviali, ma su questo terreno nessuna novità se non una differenza di giudizio sul declino definitivo di Berlusconi.
C’è un punto che è stato affrontato marginalmente ma che meriterà di essere approfondito: non c’è dubbio che la situazione italiana e spagnola si caratterizzano per un peggioramento della situazione sociale ed economica di fasce consistenti di famiglie e individui (riduzione dei redditi, delle pensioni, disoccupazione, disoccupazione giovanile, cassa integrazione, ecc.) ma si ha l’impressione che a livello di “consumi”, soprattutto della loro qualità, la crisi non appaia. Si sta creando una nuova bolla di debiti?

   

giovedì 22 agosto 2013

Il "grillo"del Pdl

Non demorde, tutti sono preoccupati; sembra che anche una pesante sentenza definitiva non ci liberi dall'ex cavaliere Silvio Berlusconi. Una preoccupazione alimentata dalla resistenza del condannato. Le sue dichiarazioni che, comunque, resta il"capo" del centro destra sembrano presagire ancora una sua "forte" presenza nella politica delnostro paese. Non e' così, e' finito.
Le sue affermazioni fanno intravedere che egli vorrebbe svolgere lo stesso  ruolo di
Grillo (M5stelle) nel Pdl. Ma il Pdl non somiglia neanche lontanamente al Pdl, e poi Berlusconi non e' Grillo. Non ha la forza (fisica), non ha la verve e non ha l'età.  
Ci farà ancora penare ma e' finito, ed anche il suo Pdl o versione Forza Italia sarà un campo di battaglia con morti,  feriti, e abbandoni. Più sei in alto più il precipitare e' disastroso.
Detto questo i guai per il paese non si risolvono con la sua caduta, qualsiasi sia l'esito, nuovo governo o nuove elezioni, essi restanto immutati, si .aggraveranno ogni giorno di più, n ostante che gli esploratori continuino a vedere luce in fondo al tunnel. Ma questa e' altra storia.

sabato 10 agosto 2013

Una storia finita



Alessandro Pavolini, un gerarca fedelissimo del Duce (Mussolini) per il suo fanatismo nella difesa della Repubblica di Salò fu indicato come "L'ultima raffica di Salò". Quella fu una tragedia. Mentre in farsa può essere tradotta "l'ultima raffica di Arcore", attribuibile all'on. Bondi (il poeta bonario) quando ha annunziato una prossima guerra civile in difesa di Berlusconi, del suo onore (sic!), delle sue imprese, dei suoi interessi.

Il PDL dovrebbe riflettere su quali siano gli effetti (anche di consenso) quando il "capo carismatico" viene disarcionato. Va bene che la sroria non è maestra di vita, ma forse qualche indicazione la fornisce.

La verità è che la stella polare del PDL è sempre stata costituita dagli interessi di Berlusconi. Interessi corposamente materiali e personali. I maggiorenti di quel partito fanno finta (non potrebbe essere diversamente, essendo molto navigati) di credere al programma di "libertà"  delle origini (fa eccezione Bondi, forse, perchè determinato da credulità). Si appellano al programma della prima ora, facendo finta di crederci, e ad esso come scialuppa di salvataggio si aggrappano.

Il carisma di Berlusconi è tutta una favola, ad un uomo di potere economico gli si riconosce carisma proprio in virtù di questo potere non di personali capacità. Si tratta in realtà di un buon venditore porta a porta di spazzole, solo che lui vende illusioni a gente a cui piace illudersi e soprattutto sognare ad occhi aperti.

Anche la storia di Marina Berlusconi si situa in questa lunghezza d'onda. La signora Marina non scnderà in campo (con grande e mal celata contentezza dei tanti che vorrebbero sostituire il capo), non scenderà in campo perchè una sua sconfitta rischierebbe di essere disastrosa per gli interessi economici dei berlusconi. La condanna del papa Silvio, gli altri processi in dirittura di arrivo, non saranno buoni auspici per le imprese della famiglia, tanto vale, pensa Marina e il papa concentrarsi su quelli.

Insomma una storia è finita, vediamo se si riesce a iniziarne una diversa, nel segno degli interessi collettivi e non di alcuni. Si può solo sperare con il cuore stretto dall'angoscia.

lunedì 5 agosto 2013

La resurrezione impossibile



Si fa fatica a crederci, non ci vogliamo convincere, che Silvio Berlusconi e la "sua" rivoluzione libeerale, pardon, personale, è tramontata per sempre. Non vogliamo credere alla realtà e ci ripetiamo che tante volte è sembrato finito e poi lo si è visto risorgere, una sorta di resurezzione permanente.

Le condizioni e i tempi sono cambiati; certo qualche amico mi ripete che non sono cambiati gli italiani, ma questo dovrebbe dare un po' di sicurezza: non sono fedeli.

Forza Italia e poi il PDL sono stati fondati sugli interessi del capo-padrone, e sulle convenienze dei seguaci senza voce. Non è un caso che rappresentano la riunione di molte macerie politiche. Ma ora? certo si tratta di seguaci fedeli, ma educati a guardare al sodo dei loro interessi; cominciano a capire che i loro interessi non corrispondono più a quelli del capo-padrone, che poco può e ancora meno potrà garantire in futuro. Non sarà facile per molti di loro "ricollocarsi", i marpioni staranno sempre a galla , ma sono troppi.

Un chiaro esempio di qusta diversità di interessi si legge nelle decisioni prese da Berlusconi (fino a quanto valgono): la continuità di appoggio al governo Letta (zio a parte) è determinata, non già come recita la vulgata per gli interessi del paese, ma solo per gli interssi di B. che in questo modo ha possibilità ancora di contare, di ric attare, di imporre. I Falchi, non sono degli estremisti, ma dei raziocinanti che pensano che elezioni subito (a parte la resistenza di Napolitano) sarebbero per molti garanzia di rielezione sulla base dell'emozione della condanna, ma più passa il tempo meno questo doventa sicuro.

E' proprio questo ginepraio di interessi contrapposti che costituisce garanzia di una impossibile resurrezione e di una molto probabile sfaldatura.

Dobbiamo abituarci a far a meno di berlusconi.

domenica 4 agosto 2013

I creduloni in parlamento



L'elettore si aspetta che i suoi rappresentanti in parlamento siano onesti, se non onesti intelligenti, se non intelligenti maturi, ma mai può aspettarsi che siano stupidi creduloni, che credono alle favole. E invece si deve ricredere i suoi rappresentanti forse non sono onesti, forse non sono intelligenti, forse non sono maturi, ma sono creduloni e credono alle favole che neanche un bambino.

Tanto per fare degli esempi, hanno creduto alla favola che Rubi fosse la nipote di Mubarak,, che Berlusconi abbia telefonato alla questura di Milano perché la ragazza fosse liberata onde evitare una crisi internazionale, che Alfano niente sapesse e immaginasse della deportazione di madre e figlia in kazachistan.

Ma ora viene il bello, scusate il peggio, dovrebbe credere alla persecuzione giudiziaria contro Berlusconi dopo tre livelli di giudizio, in sostanza dovrebbe credere che Silvio Berlusconi non abbia evaso le tasse. Infine dovrebbe credere alla imminente guerra civile e alla necessita', per evitarla, di una grazia impossibile che il presidente della repubblica dovrebbe concedere in modo da ripristinare la democrazia (mentre e' assolutamente  democratico che il presidente del consiglio durante il suo mandato evada le tasse).

Se fosse cosi' di un parlamento che crede alle favole non sappiamo cosa farcene.

sabato 3 agosto 2013

Un Buon Agosto 2013



Non è facile mettere ordine, ma un tentativo va fatto.

Il punto di partenza non può che essere la conferma che l'ex cavaliere Silvio Berlusconi ha commesso  reati contro lo Stato e cioè contro noi tutti. Il primato della legge sul potere è stato riaffermato (era tempo) dalla Cassazione e da dei giudici che sicuramente non possono essere accusati di essere "politicizzati".

La sentenza mette fine alla carriera politica di Berlusconi. Nonostante l'agitazione di questi giorni questo è l'esito sicuro, ma mette fine anche al PDL ( a pprescindere dalla decisione di Berlusconi) e rende difficile il rilancio di Forza Italia (alla guida di Marina Berlusconi? siamo alla farsa dell'eridarietà).

Berlusconi è penalmente colpevole in via definitiva, per alcuni giorni si alimenterà ancora la favola delle persecuzione giudiziaria, ma poi si tornerà alla realtà del condannato (e con altre gravi accuse pendenti in vari tribunali).

Il senatore Schifani, già presidente del Senato (seconda carica dello stato), può dichiarare con impudicizia che si sente orgoglioso di avere come leader Silvio Berlusconi (un condannato in forma definitiva). Non fa meraviglia, Schifani è quello che è, non si è mai preoccupato che nel suo (o nel partito di Silvio Berlusconi) fossero presenti personaggi come Previti, come Cosentino, come Formigoni (e mi fermo per non consumare molte pagine.

Alfano si commuove, Brunetta si commuove, le amazzone piangono, ma non serve a niente Silvio e caput.

Con l'arroganza del potere, ma senza coscienza di averlo perso, chiedono la "Grazia" al Presidente della Repubblica che, meno male, nega ogni possibilità.

Allora passano alle maniere forti: dimissioni di tutti i ministri e in prospettiva di tutti i senatori e deputati.

Ahi! Ahi! i "nominati", non lo danno a vedere ma cominciano a preoccuparsi. No è detto che PDL o Forza Italia o qualsiasi altra cosa vinca le elezioni, non è detto che si vada a votare con il porcellum.

Altre maggioranze in Parlamento sono possibili, anche solo per cambiare la legge elettorale. E poi  chi trascinerà alla vittoria l'ex PDL? Alfano, a cui manca il quid, Marina Berlusconi che tutti dicono di volere mentre tutti pensano che sia meglio stia a mediaset-mondadori, che le vere guide sono già che scalpitano: la "signora" dal dito medio, Schifani che ha perso il senso di realtà, Brunetta che sarà almeno due anni che lavoro a questo fine, la Biancofiore, amazzone dal primo giorno, poi ci sono gli inquisiti Scaiola, Verdini, Formigoni ... Insomma una pletora impresentabile ma tutti convinti di avere le stigmate del vincente.

La caduta definitiva di Berlusconi impesterà l'aria ancora per un po' di tempo, ma sarà anche il tempo per la disintegrazione del partito padronale, nonostante i soldi (evasi) la disintegrazione è nelle cose di questo mondo e di questo paese (abbattere le statue e negare qualsiasi compromissione con il vecchio regime. Già visto)

Se prevalesse un minimo di ragione politica, si andrebbe alla riforma elettorale e poi alle elezioni, che sarebbero una storia tra il Centro-Sinistra e il M5*, mentre nel campo ora di Brelusconi, avremmo i resti di tanti: del PDL, degli ex-An, di Monti, di Casini, ecc. Le forze per questa riforma in Parlamento ci sono e cominciano a dichiararsi disposti.

Detto tra di noi in segreto, tutto sommato questo agosto 2013 non è male, ma non bisogna illudersi che le nuove elezioni risolvano i problemi della crisi del paese, questo no, nessuno ha idea di cosa bisogna fare. Ci vorrebbe dell'altro ma per questo il tempo è poco (ma non perdiamolo).

venerdì 2 agosto 2013

Definitiva condanna



L'ex cavaliere Silvio Berlusconi è stato riconosciuto colpevole anche di aver evaso il fisco mentre era presidente del consiglio. Quello che si dice un buon esempio.

Ma invece di nascondersi, emigrare, magari fuggire, recita un proclama difensivo, giustificativo, mendace e programmatico.

Secondo questa versione è individuabile un "potere", quello giudiziario, che si è sostituito a tutti gli altri a partire da mani pulite. Si è dimenticato di dire che uno dei personaggi più emblematici, della procura di Milano, Di Pietro, era stato invitato a fare il ministro (della giustizia) nel supo primo governo. Forse era un atto di riconoscimento al fatto che involontariamente gli era stata aperta la strada per la sua discesa in campo. Di Pietro non abbocca.

Ma se fosse stato assolto il giudizio sul potere giudiziario sarebbe stato lo stesso?

Il primo processo che non viene cancellato da prescrizioni, modifiche di legge, ecc. che attraversa tutte e tre gli scalini di giudizio lo vede condannato. Questa è la verità.

Tutti a domandarsi che "farà"? ma un condannato per reati contro lo stato può avere voce in capitolo?

Non mi è chiarò cosa farà e cosa dirà, mi pare tuttavia che non solo il PDL ma anche la speranza di Forza Italia siano ormai fortemente depotenziati. Agli sgoccioli, non basteranno i soldi, non basteranno le "amazzoni", ecc, Silvio è politicamnete finito (questa volta neanche il PD riuscirà a rianimarlo).

Sempre in questo arrogante e mendace proclama esalta i suoi meriti imprenditoriali, ma niente ci dice dei "favori" ottenuti dai socialisti al governo.

Ma non vale la pena fare la punta ai chiodi, la sentenza l'hai inchiodato alle sue responsabilità, mentre pendono altri processi dalle gravissime imputazioni. Sepolto da un mare di sentezze avverse.   

giovedì 1 agosto 2013

In che paese viviamo?



Fa impressione; ma da diverse settimane la politica e quindi il governo del paese è sospeso in attesa di una sentenza della Cassazione che potrebbe confermare o meno ben due sentenze, di corte di appello, che ha condannato Silvio Berlusconi, anche di reati contro lo stato (cioè contro noi).

In qualsiasi paese di media, o anche sotto media, democrazia la questione sarebbe di pertinenza soltanto ed esclusivamente del condannato il quale si sarebbe già dimesso da ogni incarico pubblico, compresa la "rappresentanza del popolo". In Italia no! si discute se l'esito della sentenza può o meno fare cadere il governo.

Tutti gli imputati si sentono perseguitati, e in un certo senso è vero, sono perseguiti dallo stato per i fatti che hanno commesso e che speravano rimanessero nascosti. Scoprire i reati ha un po' di persecuzione, ma  dopo la persecuzione c'è la condanna e questo dovrebbe bastare.

E mai possibile che se un ministro, in un altro paese, viene accusato di aver copiato in parte la sua tesi di dottorato si dimette subito e in Italia due condanne, pesanti, non spingono lo "statista" (ah!ah!) a dimettersi, ma più tosto fa calcoli su gli anni di eventuale interdizione dei pubblici uffici per potersi ricandidare e rappresentare il popolo?

Altro che santi, poeti e navigatori questo è il paese dei marioli, degli imbroglioni e dei malvessatori.

mercoledì 31 luglio 2013

La qualità manageriale (umana?) di Marchionne



Il finanziere Marchionne sostiene che nel nostro paese è impossibile fare industria (ma è possibile ottenere emolumenti superiori a 40 milioni): se egli caccia la Fiom dalle sue fabbriche, non può esserci un qualche tribunale che gli impone di riammetere il maggior sindacato metalmeccanico nella sue fabbriche. Così va a farsi benedire la catena del comando.

L'idea industriale di questo finanziere (non si può dire che sia un manager industriale di successo, basta vedere il mercato della FIAT) è molto semplice e ... antica: la forza lavoro e fondamentale ma deve essere possibile cacciarla via quando non piace, è troppo invadente sindacalmente o non serve. I lavoratori carne da lavoro e da macello.

Non può capire che oggi per fare industria ci vuole un altissimo senso della collettività, una giusta equità, una fondamentale lotta alla finanza internazionale. Ma come potrebbe fare lo svizzero Marchionne a combattere la finanza internazionale di cui è parte?

Non più gnomi svizzeri, ma finanziere e speculatori internazionali sono all'origine dell'attuale e futuro disastro Greco, Italiano, Spagnolo... e presto europeo. Ma i governi sono delle nuove scimiette: non vedono, non sentono, ma in compenso parlano molto per dire schiocchezze e imbrogliare i popoli.

martedì 30 luglio 2013

Lana caprina e ... ignoranza della realtà



Mi pare di ricordare che lo statuto del PD preveda l'elezione del segretario attraverso una votazione aperta tra chi fosse interessato. Può essere sbagliato, io credo che il segretario del partito debba essere eletto dagli iscritti; ci sono modi più interessanti e di maggior rilievo attravreso i quali un partito si può aprire alla società, che non la discutibile scelta delle primarie per il segretario. Ma lo statuto dice questo, non discutano è applichino lo statuto.

Il segretario è anche il candidato a dirigere un futuro governo? ma questo non lo decide solo il PD, ma la coalizione (si spera che sia tramontato ogni pregiudizio di autosufficienza). In questo caso le primarie paiono necessarie e forse anche utili. Il segretario del PD è uno dei candidatio a queste primarie, mi sembrerebbe ovvio ma è il partito che decide, è sicuro, tuttavia, che il leader lo decide il "popolo della coalizione".

Ogni altro ragionamento mi sembra di lana caprina, e se la smettessero sarebbe un bene e se fossero in condizione di ragionare sul futuro di questo paese e dell'Europa, farebbero cosa saggia e utile.

Ma sono in condizioni? il sopetto è che no! non hanno idea di come va il paese, al di là delle dichiarazioni di "sofferenza sociale"; non hanno idea della trasformazione del capitalismo; non hanno idea della contradizzione profonda che si è aperta tra forme della democrazia e potere economico (fanno ridere i tentativi di regolare con una legge le "pressioni" dei vari interessi sui parlamentari: lobbismo); non hanno idea su cosa fare del debito pubblico se non pagare; non hanno idee su come combattere la disoccupazione, ecc.
 
E' questa ignoranza che spaventa e non dà speranza.

lunedì 29 luglio 2013

E' possibile sperare?



C'è una speranza per questo paese? la speranza di riprendersi economicamente, la speranza di garantire occupazione, la speranza di un'istruzione di buon livello, la speranza del rispetto dei diritti individuali e di cittadinanza, la speranza di una pensione civile? potrei continuare, ma la risposta sarebbe sempre uguale: No!

Ma un paese può vivere senza speranza di progresso? e un paese senza speranza di progresso che cosa suggerisce ai propri cittadini? se non disperazione e la forma più estrema di individualismo?

Ogni due tre mesi c'è un qualche ministro, ha cominciato il professore Monti, che comunica allegramente che si vede la luce in fondo al tunnel, la ripresa è iniziata, ancora pochi mesi e poi si vedrà la luce. Ma questo tunnel diventa sempre più lungo e la luce sempre più flebbile. Non è solo che si evade per sopravvivere, come dice Fassina, ma si ruba per mangiare, come ti dicono i poliziotti quando vai a denunziare uno scippo o un furto.

Il tramonto di ogni speranza può non mobilitare e invece può incanaglire, non suscita movimenti di cambiamento ma solo assalto ai forni. Siamo a questo? ci siamo vicini.

La "speranza" può essere anche un'illusione, ma più spesso costituisce un ingrediente fondamentale per andare avanti, per "fare" (un fare anche individuale). Quello che spinge al rigetto della politica, non è un individualismo esasperato, che piuttosto sarebbe una conseguenza, ma il fatto che i "partiti" non danno più speranza, ma solo amministrano, spesso con durezza, la sperequazione determinata dall'economia finanziaria.

Non danno speranza, ma in più ci ripetono della necessità di riforme impopolari. La cui traduzione è:  colpiranno i molti e salveranno i pochi.

Ministri e politici sono stupidi? no, sono ingnoranti. Ignorano quale sia la realtà del paese, ignorano quali sono i meccanismi economici che hanno prima in Grecia, e poi in Portogallo, in Spagna, in Italia e a seguire anche gli altri che si credono immuni, distrutta la convivenza, che hanno azzerato ogni speranza di progresso, che ci hanno messo davanti agli occhi un futuro di miseria.

Una politica il cui destino è legata a questa o a quella sentenza; una politica spasmodicamente alla ricerca delle poltrone da salvare o da occupare; una politica populista contro la "casta" ma senza indicare prospettive (perchè ignora la realtà), non sono i migliori strumenti per costruire una speranza, una prospettriva di progresso e di equità.

Non ci resta che, nonostante tutto, sperare. Sperare nella creatività del male: dal male può venire il bene. Le donne e gli uomini sono meglio nonostante i colpi che stanno prendendo e la distruzione della loro intelligenza alla quale sono state sottoposte.

giovedì 25 luglio 2013

Viva, l'opposizione esiste



In Parlamento l'opposizione si sta facendo sentire. L'ostruzionismo è un modo qualificato? dico è un modo (legittimo) di contrapporsi ad una maggioranza che sta sempre più diventando regime (o lo è già?) e come tutti i regimi è indifferenze alle necessità del paese.

Perché è un regime? Non tanto perché il governo gode di una rilevante maggioranza, non è questa che trasforma una maggioranza, "grande" in un regime, ma è l'assenza di alternative che genera questa mutazione genetica.. 

Il Presidente della repubblica, con le sue dichiarazioni contro le possibili elezioni anticipate, mette un bel mattone alla costruzione di un regime. In un sistema parlamentare come il nostro, il ricorso alle elezioni in assenza di una maggioranza è  forma piena di democrazia (che non può essere sottomessa a considerazioni di convenienza immediata).

Quando il Capo del governa dichiara che non esiste una maggioranza alternativa, altra forma di democrazia in un regime parlamentare, ma anzi ricatta con l'idea che dopo questo governo non ci potrà essere che  il diluvio. Mette un altra mattone per trasformare una maggioranza in un regime.

Un regime ha alcune conseguenze gravi: tanto per fare un esempio recente: in assenza di regime, cioè per l'esistenza  di alternative, il ministro Alfano sarebbe stato dimesso, cacciato, si scelga il verbo che si preferisce, ma l'assenza di alternative "garantisce" il posto all'impresentabile Alfano.

Ma c'è dell'altro, un regime proprio in ragione della sua forza che le deriva dall'assenza di un'alternativa: non produce i provvedimenti necessari: il rinvio è la regola; produce provvedimenti pasticciati (vedi voto di scambio); cincischia sul fare ma non fa, ecc.

In sostanza il regime è il peggiore governo in ordine alle libertà, ma anche il peggiore governo nell'affrontare i problemi del paese. E' inutile appellarsi a Moro o ad Andreatta, Letta è più figlio di suo zio che di questi illustri uomini politici con cui si poteva essere in disaccordo ma nella democrazia.

Letta, da buon cristiano, credo che sia contrario all'eutanasia, ma non l'eutanasia politica. Il discorso che il vice segretario del PD (lo è ancora) fa al suo partito di appoggio incondizionato al "regime" del governo delle larghe intese, non è altra che la richiesta di un suicidio politico (del PD). Forse sarebbe liberatorio? molti lo pensano, sempre di più, a me senza un'alternativa non c'è che Grillo. E non mi piace.

martedì 23 luglio 2013

Trasferimento d'imposta



I tecnici sono a lavoro, i politici sovraintendono, il risultato non è certo, l'unica cosa certa è la presa in giro.

IMU e Iva non si pagherà e non aumenterà, l'unico problema, sul quale non si vede luce, è come trovare le risorse sostitutive (4 o 6 o anche più miliardi).

Con il debito che cresce, con la percentuale del debito rispetto al  PIl che continua a crescere, i tecnici del ministero dicono che non si può scherzare. Cancelliamo l'IMU, non aumentiamo l'Iva ma troviamo altre entrate sostitutive, questo pare che sostengano.. Possiamo scommettere che per fare buona la promessa del PDL in campagna elettorale di abolire l'IMU si troveranno altre imposte. Ma non è come credono al governo che la mano destra non sa quello che fa la sinistra; sarà a tutti chiaro l'imbroglio. 

Si riduco le imposte da una parte e  si aumentano dall'altro, e siamo sicuri che le nuove entrate non saranno trovate in qualche imposta progessiva, o sulla ricchezza, ma sarà il contrario, tutti pagheremo. 

Sarebbe molto buffo, per così dire, che dopo aver difeso l'indifendibile Alfano, e all'alba di ulteriori guai giudiziari per Berlusconi il Governo andasse in crisi per l'IMU, come da tempo minaccia il PDL. Il PD sarebbe responsabile di non aver voluta togliere una imposta. Quello che si dice un ottimo viatico elettorale. 


lunedì 22 luglio 2013

Grazie Letta e ... giù uno scanascione



Come diceva mia nonna "la riconoscenza non è di questo mondo"; ma chi non crede all'altro mondo? ma per fortuna sua, ma non nostra, Letta crede (nel caso specifico si potrebbe dire un credulone).

Il presidente del consiglio non aveva finito di conquistare la fiducia per Alfano,mettendoci la faccia che andrebbe conservata per eventi più importanti,  convincendo i senatori che il ministro degli interni non sapesse niente, nonostante i messaggi dall'Inghilterra e dall'interpol. Inoltre il "non sapere" per un ministro non è una colpa. Una operazione tanto ardita quanto arrogante. Si è appena, per adesso,  conclusa la vicenda, che già i riconoscenti piedellini avanzavano le proprie richieste e rivendicazioni.

Il segretario del PD, con linguaggio da automobilista, aveva esplicitato che secondo il PD a settembre il governo avrebbe dovuto fare il "tagliando" (revisione e messa a punto), anche il presidente del consiglio aveva avanzata l'ipotesi di un rimpasto per dare forza al governo.

La risposta del PDL non si è fatta attendere: niente tagliando, un rimpasto si, ma  riequilibratore: il PDL si sente poco rappresentato dentro al compagine governativa e chiede più ministeri (da gestire come Alfano gestisce quello degli interni).

Ma come? invece di dire grazie per aver salvato Alfano (e il governo), fatti forte da questo salvataggio il capo gruppo del PDL alla camera richiede più posti di governo? si potrebbe non credere se la riconoscenza fosse di questo mondo, ma la realtà di questo mondo è che quando uno si mostra debole subito gli altri se ne approfittano.

Quando due cani lottano e uno si sente perso, si accascia a terra e mostra all'avversario la gola in senso di resa e sottomissione. Ecco Letta ha offerto la gola, ma contrariamente a quello che avviene tra i cani, per i quali basta il segno di una sottomissione, in politica si azzanna alla gola.

sabato 20 luglio 2013

Letta è ... finito



Il Presidente del Consiglio, spalleggiato dal Presidente della Repubblica, ha salvato l'insalvabile ministro degli interni Alfano. Con quest'atto di arroganza, tale è far credere al Parlamento che Alfano non sapeva niente di quello che succedeva, doveva succedere e sarebbe successo (smentito da una documentazione quanto ampia, quanto inequivocabile). Con questo atto, come ha spiegato in senato si è fiduciato il governo (e se stesso). Un governo che ha tante cosa da fare (risate in sala)

Non si è reso conto che ormai è bollito, la sua forza non sta più neanche nella sua debolezza. Il suo partito mi pare lo scarica, lo tiene solo per le minacce del Presidente della Repubblica. Non sono solo le parole del capo gruppo al Senato, che ha motivato la fiducia ad Alfano criticandolo aspramente, ha dato il segnale di un distacco,  ma è ormai convinzione generale nel partito (la bocca di D'Alema non si apre mai invano) che per vincere le elezioni il candidato leader è Renzi, mentre bisogna cercare un segretario per il partito. Con questo si vuole fregare Renzi? forse, ma non credo (e questo è un guaio per la sinistra e per il paese), quello che è chiaro che si nega qualsiasi ruolo politico futuro per l'attuale presidente del consiglio (magari potrà fare il ministro della pubblica amministrazione).

E' inutile, e fa solo ridere, quando in Senato allerta tutti a non considerare la sua buona educazione come debolezza, egli è un duro, un tenace,  un determinato (si è scordato di dire che è un presidente del consiglio per mandato).

La tragedia incombe su questo disgraziato paese. Manca qualsiasi parvenza di classe dirigente, competente, onesta, determinata e consapevole. Né se ne vede all'orizzonte: quasi tutti i "giovani" del PD sembrano e argomentano come i politici (DC) della prima repubblica; nel PDL l'arroganza e la spregiudicatezza viene contrabbandata come determinazione politica (da dito medio); dei grillini tacere si deve.

Ma quello che più spaventa è il disinteresse di massa per la politica alimentata anche da un filone di sinistra che predica del cambiamento della società sulla base delle pratiche individuali o di piccoli gruppi.

Del resto l'elenco dei ministri non è certo allettante né si segnalano per attivismo, competenza e carattere. Di Alfano si è detto; ma che dire della Bonino ministro degli esteri? fa collezioni di schiaffi e tace; Lupi alle infrastrutture e trasporti, mai sentito; Saccomani annunzia che si può vendere il controllo sulle tre maggiori realtà economiche dello stato (poi smentisce); vendiamo e dopo? che dire di quello della salute con i pasticci sulle cure non garantite da adeguata sperimentazione? ecc. ecc.

Mentre questo gruppo di amici "dalle larghe intese" si riunisce annunzia decreti sul fare, sul farò, sul da farsi, la povertà cresce, come pure il disaggio delle famiglie, e disoccupati e giovani vedono il lavoro come un sogno. Quello che più amano ripetere è: abbiate pazienza.

Credo che a questo punto andare a votare, anche con il porcellum, sia la cosa migliore, il paese sceglierà da chi vuole essere governato e la finiamo con l'imbroglio delle large intese (intese su che? sulla durata). Del resto un popolo ha il governo che si merita. La sinistra non mi pare che sia in grado (abbia voglia, ritiene opportuno) indicare un'altra strada realistica e concreta, ma sarebbe necessario, ma quale è oggi la sua credibilità.




mercoledì 17 luglio 2013

Non c'ero e se c'ero dormivo



Era tutto previsto: "non sapevo niente", "non ero informato" e cose del genere. I più scaltri commentatori sottolineano che Alfano preferisce fare la figura dell'imbecille piuttosto che prendersi qualche responsabilità. Sarà, a me sembra che più che la figura è realmente un imbelle (imbecille). Del resto non è ministro degli interni e vice presidente del governo per particolari suoi meriti, ma solo per fare gli interessi del suo padrone.

Il risultato già scritto: nessuno sa niente e tutti innocenti.

E' casuale la coincidenza della presenza del presidente del kazako in vacanza in Sardegna e l'espulsione delle due donne? si, può essere una coincidenza, come pure in questo paese senza dignità potrebbe essere un "presente" degli amici, che Alfano è stato incaricato di incartare.

Ma anche il presidente del Consiglio era all'oscuro. La cosa sembrerebbe naturale dato che si tratta di un'azione della polizia di ... frontiera. Ma se non erro il suddetto presidente ha la responsabilità dei servizi segreti, i quali evidentemente niente sapevano di quello che stava avvenendo. Va bene "segreti" ma servizi di che e di chi?

Mi è chiaro che il Presidente del consiglio da la priorità alla "durata" del suo (sic!) governo, capisco che abbia preso lezioni da suo zio, ma ha consapevolezza della porcata che sta cercando di coprire? L'identificazione di un capro espiatorio (o forse due, ambedue prossimi alla pensione) è un'altra buffonata, a cui tutti danno il peso che merita.

Alfano era consapevole della richiesta dell'ambasciatore kazako, ed ha avuto l'imbeccata che quel paese amico (sic!) dovesse essere accontentato. La turpe storia inizia e finisce qui, una missione affidata al fedele Alfano (se no a chi?).

Piacerebbe che Letta spiegasse come mai i suoi servizi segreti hanno mantenuto il segreto. Piacerebbe capire perchè giustamente sono state richieste le dimissione di una ministra che non aveva pagato l'Ici e invece non si chiedono le dimissioni ad un ministro che ha molte e più gravi responsabilità e che non ci fa dormire tranquilli. Piacerebbe che la Bonino ci spiegasse che cosa ha detto all'ambasciatore kazako, se, per esempio, gli abbia ritirato le credenziali. Possiamo credere che da ministro potrà aiutare meglio le due donne, ma dopo, cioè presto, oltre che quelle di Alfano attendiamo le sue dimissioni.

Infine, il Presidente Napolitano, che tanto a cuore ha la dignità e l'immagine del paese, non pensa che in questo suo ministero bisognerà fare un po' di pulizia.

Ma non ci illudiamo: insabbiare è il verbo governativo. Sembra che niente si muova per paura della crisi di governo, sarà vero, o piuttosto è lo stile di governo che per i rami democristiani arriva fino a noi? 

Detto con grande responsabilità meglio una crisi di governo che questo pantano.

giovedì 11 luglio 2013

Senza regole e senza dignità

 
Si possono mettere assieme sia la sospensione di un giorno dei lavori parlamentari sia l’estradizione forzata e molto probabilmente non legale di A. Shalabayeva e della figlia di sei anni, sotto la rubrica senza regole e senza dignità.
Il PDL aveva chiesto TRE giorni di sospensione dei lavori parlamentare in contrapposizione alla così detta “accelerazione” della Cassazione nei riguardi della decisione su una sentenza che condannava Berlusconi. Evidentemente secondo il PDL un fatto come questo meritava un lutto nazionale di tre giorni. Una richiesta che aveva lo scopo di mettere un potere dello Stato, il parlamento, contro un altro potere, quello giudiziario e soprattutto di mostrare il potere di Silvio Berlusconi, nonostante già condannato.

Dire che la richiesta era inaudita è un eufemismo, ma pare assolutamente gravissimo che il PD abbia trattato, mediato e alla fine si sia accordato per un solo giorno di sospensione dei lavori parlamentari. Umiliando Parlamento e parlamentari. Che dire? Forse con questa tattica il governo Letta avrà lunga ma assolutamente inutile vita.

Sul sequestro da parte di uomini della Digos della signora e della figlia kazaka, a Roma da molto tempo (la figlia andava anche a scuola a Roma) c’è da dire, molti lo dicono, che si è trattato di un “favore” fatto a qualcuno da qualcuno. Non interessa se il marito della signora, che vive a Londra, sia un dissidente kazako né che fosse o meno implicato in loschi affari, interessa che si sia sequestra una persona e la si sia imbarcata su un aereo “privato” per consegnarla alle autorità kazake.
 
La signora, e tanto meno la figlia di sei anni, non erano accusate di niente neanche in patria, ma le nostre autorità pare abbiano scoperto un reato di immigrazione clandestina e per questo immediatamente rimpatriata.
 
Appare evidente che lo scopo di questo rimpatrio è la predisposizione delle condizioni per ricattare il marito (roba da banda criminale, a questo ci siamo prestati). Di quale “favore” si è trattato, fatto da chi dei governanti presenti e passati meriterebbe fosse reso trasparente. Il ministro degli interni e il presidente del consiglio dovranno riferire al parlamento (umiliato) non solo del comportamento delle nostre autorità di polizia, ma anche dei retroscena di questo “affare”. Ma non c’è speranza di un sussulto di dignità, non diranno nulla e copriranno tutto con la versione “non sapevamo”, che non alleggerisce ma aggrava le rispettive responsabilità.

Tutte e due i casi, anche se così lontani nella specie, sono strettamente legati dall’assoluta mancanza di rispetto di norme e dal segno inconfondibile della indegnità.





mercoledì 10 luglio 2013

Ribellione, “società media” e crisi del capitalismo


Commentatori, studiosi e ricercatori stanno cercando di mettere in chiaro cosa rappresentano, nel mondo, i grandi “movimenti di ribellione”, e cosa può succedere. Dall’Egitto, alla Russia, dalla Turchia agli Usa, dalla Grecia alla Cina, dal Brasile alla Spagna … piazze piene, scontri, rivendicazioni, domande.

Si cercano similitudini, si individuano differenze; nessuno nega che qualcosa sta avvenendo a livello globale (un tempo si sarebbe detto a livello mondiale); si mettono in evidenza che in tutte queste manifestazioni di protesta e di ribellione è forte presenza di una “classe media”; internet viene esaltata come strumento di mobilizzazione, si mette in luce una di rivendicata democrazia diretta, ecc. Ma si tratta di analisi non convincenti fino in fondo. 

Scrive Guido Rossi “Questo coacervo di rivolte della borghesia verso se stessa e il fallimento delle democrazie di fronte alle conseguenze della globalizzazione portano a concludere che i sistemi di democrazia delegata, con le nobili tradizioni che ci sono derivate dall’illuminismo, sono destinate a dover essere profondamente rivisti. Alla base della democrazia dovranno essere poste come prioritarie ed essenziali le condizioni di vita e i fondamentali diritti umani che le classi medie del mondo stanno pretendendo con impeto” (Il Sole 24 Ore, 7 luglio).

E Franco Venturini “I nostri brevi cenni non possono esaurire il dilemma tra rabbia globale e rabbia locale se non dimostrando che nessuna delle due formule può reggere da sola alla complessità delle situazioni specifiche. Di davvero globale, forse, c’è soprattutto una crisi di sistema. Le democrazie capitaliste, diventate più “finanziarie” dopo la globalizzazione economica, cercano con un certo affanno nuove regole di autogoverno… E accanto alla crisi sistemica emerge un altro elemento globale: la perdita della paura e della passività, ovunque. Ma se questo basti a innescare davvero un tempo della rabbia globale, senza bisogno di maestri buoni e cattivi … è cosa che resta tutta da vedere. Almeno fino a quando, e speriamo che non accada, la rabbia delle classi medie si allargherà ovunque ai poveri” (La Lettura, supplemento al Corriere della Sera, 7 luglio). 

Interessanti ma, almeno a me, paiono carenti di un dato: non si è ancora compreso che finanziarizzazione, soprattutto, e globalizzazione hanno cambiato la natura del sistema economico; si sottolinea molto la crisi della democrazia, ma non si vede come sia incompatibili la democrazia, che ci è nota, e l’attuale forma di quello che continuiamo a chiamare capitalismo. E se negli studiosi non c’è la consapevolezza di questo passaggio, nelle “masse” (protestanti) è il vissuto che li rende inconsapevolmente consapevoli delle grandi trasformazioni. C’è bisogno dei maestri a cui fa cenno Venturini, infatti senza teoria non c’è cambiamento, non c’è trasformazione, non c’è rivoluzione.

È sicuramente vero che nelle recenti manifestazioni di protesta, in atto, quelle a riposo (e le future), è prevalente la presenza di un ceto medio di discreta posizione economica e acculturato, come di giovani istruiti, è vero che c’è latente o manifesta una rivendicazione di “nuova e diversa” democrazia, è vero che uno dei nodi rivendicativi appare la “libertà laica”, ma è altrettanto evidente che di petto vengono assunte le condizioni di vita delle città (ambiente, trasporti, scuole, sanità, ecc.). Un’umanità prevalentemente urbanizzata con il funzionamento della città deve fare i conti. Ma c’è un dato in qualche modo nuovo: non si rivendica una maggiore “partecipazione” alla ricchezza (salari, stipendi, ecc.), ma piuttosto si chiede una maggiore spesa pubblica a garanzia di migliore condizioni di vita (infrastrutture e servizi). Ora se si guarda oltre, si coglie una rivendicazione di maggiore uguaglianza, sapendo che le proprie condizioni di vita di ciascuno dipendono dal proprio reddito ma anche dai servizi ai quali gli sarà possibile accedere. I servizi pubblici sono reddito reale per chi ne gode. Ma sempre più (lo misuriamo anche nel nostro paese) questi servizi sono incompatibile con l’attuale assetto economico-sociale. Una soddisfacente risposta a quello che si muove a livello mondo può venire solo con una modifica dell’assetto economico sociale con una riduzione drastica (cancellazione?) delle diseguaglianze. 

Come? È questione complessa alla quale non ho una risposta, né la risposta può essere singola, essa forse può nascere all’interno del conflitto, ma oltre al conflitto stesso.

Guardando al nostro paese trovo interessante la folla di candidati alla segreteria del PD, ma trovo molto, ma molto limitato, che la discussione si focalizzi sulla “natura e forma del partito”, mentre pochissimo interesse suscita il sistema socio economico (oltre il rituale riferimento alla crisi e alle condizione di disaggio sociale). Lunga questa strada la sinistra non vedrà molta luce e soprattutto non sarà in grado di guidarci fuori dalle tenebre crescenti.