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martedì 2 febbraio 2021

 

Sogno

18 novembre 2020

 

Scena prima

Una specie di aula di tribunale, che somiglia molto ad un’aula scolastica. Si discute un processo contro due giovani, un ragazzo e un ragazza.

I due sono accusati di assassino, il ragazzo di avere ucciso la madre con un colpo di fucile, sparato a brucia pelle, all’altezza del collo; la ragazza di essere sua complice e di appartenere ad una non molto definita setta.

I due vengono condannati a morte.

Discuto con il giudice della pena che mi pare ingiusta, soprattutto per la ragazza.

 

Scena seconda

In una stanza, non si capisce chi ci sia, sicuro in un angolo i due ragazzi in attesa che venga eseguita la condanna. Non piangono, sono un po’ amorfi, come se nulla di quello che sta succedendo fosse di loro interesse.

I due vengono presi e portati in altro locale, dove, presumibilmente verranno preparati e predisposti per la condanna.

Io entro, insieme a quello che risulterà un operatore, in una piccola stanza, quasi uno sgabuzzino, pieno di aggeggi elettrici: fili, manopole, ecc.

Vengono abbassate delle manopole e dei fili iniziano come a friggere, e il segno che l’elettricità colpisce i due condannati. Quello collegato con il ragazzo si ferma presto, segno che il ragazzo è morto, mentre la parte della ragazza continua ad andare avanti ancora un po’, ma poi anche il suo si ferma. 

 

Si potrebbe dire giustizia è fatta, questo nel sogno non c’è.

 

 

 

Sogno

13/1/2018

 

Scena 1

Una ragazza piange nella camera vicina. Apro la porta su un divano una ragazza (forse la Giulia, figlia di Flavia) piange. Mi avvicino chiedendole cosa abbia, per un po’ non risponde poi mi assale con insulti per il contenuto di una mia intervista,  nella quale avevo parlato della mia vita, dell’indifferenza verso le donne che dicevo di amare, della mia fortuna e bellezza, tirando in ballo anche mia madre che sarebbe stata felice quando entrando in un posto tutti mi ammiravano. (altro ancora, che non ricordo ma che in sostanza fornivano di me un quadro spregevole,  ecc.).

Negavo di aver mai concesso una intervista e soprattutto di questo tono, ma lei mi sbatte in facci la rivista del Consorzio Venezia Nuova dove l’intervista è stampata.  Non capisco cerco di ricordare fatti e discorsi e poi mi ricordo di essere andato a trovare  Marco (un funzionario del Consorzio) e forse di avere detto in quella occasione qualche scemenza.

 

Scena 2

Un passo in dietro.

 Io e il professore Cescon siamo convocati da tale Marco (che poteva essere Miracco)che aveva delle cose importanti da dirci. Entriamo nel suo ufficio ci fa accomodare, fa una brevissima telefonata, e poi comincia a cazzeggiare con me della mia vita. Non so perché ma sono preso da un impeto egocentrico e mi metto con divertimento a parlare di me, un po’ raccontando un po’  inventando.

Nella sua poltrona il Prof. Cescon sta zitto, e quando chiede perché siamo li, Marco gli risponde che ne avremmo parlato dopo.

 

Scena 3

Capisco di essere caduto in un intrigo o in un tranello, no ne capisco lo scopo ma tutto mi appare chiaro. La breve telefonata che Marco aveva fatto non serviva ad altro che ad aprire la comunicazione in modo che altrove (un altro Marco, responsabile delle pubblicazione) avrebbe potuto registrare tutto. Se da una parte mi è chiaro il meccanismo dall’altra mi è oscuro lo scopo di tutto questo.

 

Scena 4

Mi precipito all’Arsenale negli uffici del Consorzio Venezia Nuova. In contro Marco, quello che mi aveva ricevuto, l’insulto, gli chiedo perché, cerca di sminuire la cosa, dice che si tratta di uno scherzo. Lo minaccio che sarà uno scherzo che pagheranno tutti molto caro. Giro per gli uffici alla ricerca del secondo Marco, la segretaria mi dice che non c’è, si trova a Roma. La prego di chiamarmelo al telefono ma non risponde.

Intanto tutti passano ed hanno una risatina ironica sulla faccia.

Un signore, vestito di grigio chiaro, di una certa età ma non vecchio, mi chiede cosa è successo, io gli racconto tutto ed allora lui dice che è il direttore di una banca, che ha come cliente il Consorzio e mi invita ad andarlo a trovare.

 

Scena 5

Decido che è tempo di fare una denunzia e mi avvio verso il tribunale, con me cammina Flavia, alla quale chiedo quale sia la sede della banca del direttore che mi aveva invitato. Me la mostra è proprio accanto al Consorzio.

Con Flavia attraversiamo Venezia, una Venezia molto degradata, facciamo ponti e calli. Flavia compra della verdura.

Io devo andare verso piazzale Roma al tribunale, siamo verso il ponte dei sospiri e mi stacco da Flavia perché devo telefonare a Felicia, Flavia mi fa cenno che si tiene lontano. Ma al telefono nessuno risponde.

 

Scena 6

 Sono al tribunale, solo. Chiedo del PM di turno, mi dicono che è occupato e di aspettare. Mentre aspetto mi siedo ad un tavolo di fronte ad un cancelliere, e gli racconto tutto.  Lui conferma la gravità della cosa, che ha aspetti penali e civili (risarcimento). Ma che andrà fatta presto un denunzia.

A questo punto mi viene in mente che forse avrei bisogno di un avvocato, ma rifletto che non conosco nessun avvocato, i pochi che conosco (di nome) sono tutti professionisti legati al Consorzio. Penso allora che forse Flavia che conosce tutti potrebbe suggerirmi qualcuno.  

La domanda è: perché nel sogno mi sono preoccupato tanto? La cosa mi sembra grave in termini di relazione tra le persone e reciproca fiducia, ma il contenuto reale forse è insignificante. Quello che forse ha maggiormente inciso nel prendermi a cuore la questione è il pianto iniziale della ragazza (forse Giulia), effetto di un film sentimentale (Le amiche nemiche)visto la sera prima? Ma!

 

Sogno

4/9/2920

Sono un giornalista, sono io ma ho un aspetto diverso, sono più alto, con i capelli neri. Sono davanti ad una villa perché voglio intervistare un grande architetto americano.

L’entrata della villa è chiusa da un cancello lungo, non alto, di ferro, come se fosse un’entrata di un garage.  Suono nessuno risponde, risuono e aspetto.

Dopo un po’ di tempo l’architetto americano, che ha l’aspetto di un famoso giocatore di tennis, si avvicina al cancello e mi chiede cosa voglio. Gli spiego che vorrei intervistarlo.

 Si irrita, “le solite domande sui miei amori, le fidanzate, le moglie, non ne posso più”, spiego che non sono interessato a questa roba, quello che mi interessa è il suo lavoro. Mi pare si rabbonisca. “aspetti” ed entra in casa.

Passa un bel po’ di tempo, e all’improvviso vedo una macchina con lui dentro che va via. Mi metto di fronte e costringo la macchina a fermarsi, le chiedo dell’intervista e mi risponde di aspettare, dopo di che va via.

 

Ora sono dentro al suo studio, grandi sale, grandi disegni alle pareti, modelli di città tridimensionali appese ai muri. Un vero studio di architetto.

Mi fa segno di seguirlo e mi porta davanti ad un gran pentolone posto su un fuoco dove bolle e ribolle uno strano liquido di cui non capisco la natura.

“vuole vedere il mio lavoro, stia qui zitto e fermo”, prende da alcuni recipienti delle piccole palline, mi paiono di plastica, di diverso colore, ma soprattutto rosse, blu e verde, e le getta dentro il pentolone e continua con un grande legno a rimescolare.

Ad un certo punto affiorano degli oggetti. Prende il primo si tratta della pianta di una città, che riconosco subito come quella di Palermo, sulla quale volano aerei, parte della città è distrutta. Mi spiega che si tratta di uno studio fatto sulla città di Palermo e dei bombardamenti che la città aveva subito durante la seconda guerra mondiale. La pianta e come costruita con tanti fili di ferro, diversamente colorati, ma che forniscono una visione chiara. In più gli aeroplani che la sorvolano sono  realistici e spaventosi. La cosa eccezionale è che non si tratta di un’opera tridimensionale, ma è piatta e pure la tridimensione si vede e percepisce.

Mi da le altre due opere, più piccole della precedente, mi spiega di cosa si tratta ma sono tutto preso dalla prima che seguo poco.

(c’è un pezzo dl sonno abbastanza inconsistente, nel quale sono su un aereo e sorvolo,credo Palermo, ma sono sull’aereo come se fosse una barca, mi sporgo, passo su un altro aereo, ecc.).

Ora sono nel mio studio è sto montando la mostra dei tre pezzi. Su un foglio bianco,non so se di carta o di altro materiale, sistemo al centro, la figurazione di Palermo, mentre ai fianchi scrivo un commento. Non so cosa ho scritto, ma  l’insieme è molto elegante. Così faccio con le altre due opere.

Ora sono io, come sono ora, o meglio qualche anno fa, sono seduto davanti al noto architetto è gli chiedo se per caso nella sua organizzazione non ci fosse un posto per un ingegnere esperto di organizzazione. Se ci fosse spazio io sarei disponibile.

Mi dice che si può sperimentare per cinque mesi e poi decidere. Alla paga di 1.000 dollari al mese. Rispondo che farei felice ma a quella condizioni non posso accettare, con 1.000 dollari al mese non riuscirei sopravvivere. Allora mi chiede cosa vorrei, io rispondo 5.000 dollari al mese. Si può fare mi dice.

Così ci mettiamo d’accordo che nei prossimi tre mesi finirò le lezioni che faccio all’università, migliorerò il mio inglese, e poi potrò prendere servizio da lui. Tutto bene. Esco dallo studio felice e molto contento.

 

 

 

 

Sogno

23 ottobre 2017

 

1 scena

Non so se io o una persona non nota mentre io sono l’osservatore, equivoco che si mantiene durante tutto ll sogno, il racconto del sogno viene fatto in prima persona.

Sono in mare, attaccato ad uno di motorini che trascinano i sub, mi diverto a guardare i fondali, e mi faccio trascinare allegramente.

Continuando a girare finisco per quasi sbattere contro un veliero di foggia antica. Alzo gli occhi e un signore con abiti settecenteschi mi rivolge la parola. Anzi mi vuole assoldare per un’impresa che descrive mirabolante.  Mi mostra la fotografia di una statua, una specie di Laocoonte, dove è evidente che manca un pezzo. Mi spiega che il pezzo mancate si è perso in mare ed io dovrei essere incaricato di trovarlo.  

 

2 scena

Sono in un monastero, che è pure un ospedale per la cura di particolari malattie. Il mio ufficio è alle spalle dell’ufficio del priore del monastero, dentro l’ufficio si sente un buon profumo, ma non saprei dire di cosa. Sono seduto alla mia scrivania, leggo, maneggio carte quando la porta si apre ed entra il signore, sempre in costume, delle scena precedente. Egli mi invita a prepararmi per un viaggio di 11 mesi, un viaggio molto straordinario.

 

3 scena

La scena 3 si svolge su una o più navi, ma di questo ho poca memoria .

 

4 scena

Siamo in un  festino (la festa fa riferimento al quadro di Velasquez, la menina). C’è un sacco di gente, molti sono ubriachi, alcuni  giocano a bocce con bocce in pietra dura. C’è sempre il signore  in costume, che a un certo punto lascia la stanza.

 

5 scena

Il solito signore toglie la firma dal conto (non è chiaro di che conto si tratta), la ricerca è stata vana, il pezzo della statua non si è trovata. Ma ecco che emerge nella scena la sposa, essa sbraita, si lamenta è più o meno distante, è sdraiata su una specie di conchiglia di metallo che gira, è sdraiata ma in modo tale che si vede anche il suo pube, che ha la forma di una  fontana, e un flusso continuo sgorga da questo pube, segno di fertilità. Un uomo, lo sposo,  si lancia sulla donna sdraiata l’abbraccia e le chiede se lo ama.

 

6 scena

Affacciata ad un poggiolo su un canale di Venezia, una donna (io? Non è chiaro) si sporge e lascia cadere in acqua due pistole, di foggia antica legate tra di loro. Le getta via affinché la polizia non li trovi. Ma scopre che in mano le è rimasto un piccolo cannone di ottone, di forma tozza, allora decide di smontarlo, perché in tanto ha visto che la gente dalla calle la guarda con curiosità e poi vede tre guardie, di foggi antica con il cappello a tricorno, questi sembrano avvicinarsi  e si avviano a salire nella casa dove si trova. Freneticamente cerca di smontare il cannone che intanto è diventato un mobile verticale, è stretto un metro per 30, quando lo apre scopre che è pieno di mattoni forati, che assolutamente  deve togliere, non riesce ma a un certo punto il mobile cade sulla calle e si sfascia.

 

7 scena

In una stanza con un nano o un bambino, non è chiaro, un altro uomo e stanno costruendo, lavorando con fatica, ma non è chiaro che cosa costruiscono. Poi vogliono uscire, saltano per suonare una campanella fissata in alto, nessuna risponde allora il bambino o nano mi sale sulle sue spalle e si attacca alla campanella e continua a suonare. A un cero punto dal vetro della porta vedono che sta arrivando una bambina in costume (menina) con aria sorridente e dispettosa, ha attaccato al collo una chiave, con gesti la imploriamo di aprire la porta, ma lei sorride ironicamente e apre la chiave che aveva al collo, come se fosse una scatola,  da questa esce una nuvola gialla che ci stordisce tutti.

 

8.

Dal vetro della porta vedo la moglie che sta predisponendo una bara per  se stessa; si prepara si acconcia e si taglia i capelli. Lui (forse io) vuole mettere nella bara un suo dono, un oggetto di cera, non identificato, che tiene in mano, implora che gli apra la porta, ma lei fa segno di no, gli fa capire che  deve piegarsi, fisicamente a terra per dare significato al fatto che sia un suddito e un popolo perché adesso è solo un impostore.

 

 

 

 

 

Sogno

29 ottobre

(sogno imbarazzante per il suo romanticismo)

 

Le e lui (io), sia amano, si fanno tante carinerie e coccole, sembrano felici.

Sulla base di precedenti discorsi e accordi tra i due, lui ha preparato, senza dirle niente, la casa dove andare a stare.

Si vede una bellissima casa moderna, dai colori chiari, dalle grandi finestrature che si affacciano su una zona alberata. La camera da letto è pronta, ne avevano discusso tante volte, la realizzazione corrisponde a quelle descrizioni. Un’altra stanza attrezzata è il suo studio, mentre la stanza dove sarà collocato lo studio di lei è vuota, ritiene che non possa essere lui ad organizzare la stanza del suo lavoro. Così pure il soggiorno ha pensato che doveva essere un lavoro che dovevano fare insieme.

Si incontrano, lui le porge la chiave e le spiega che la casa è pronta. Lei è perplessa, ma non tanto della casa, ma perché non è pronta a fare questo passo, non è pronta ad una convivenza (matrimonio). Vuole più tempo non è sicura dei suoi sentimenti. 

Lui ci resta malissimo, è abbattuto, addolorato, sconfortato e infelice. Tutto gli è crollato intorno. Considera questo rifiuto come la fine della loro storia. Lei lo rassicura che non è così, ma lui è ormai ne è certo.

Per dimostrale il contrario, forse per mascherare la situazione lei gli propone di fare quel viaggio che avevano programmato da tempo: un fine settimana in Corsica.

Si vede che partono, salgono sulla nave, lui sempre scuro ma meno nero. Del viaggio non si sa niente.

Ritroviamo i due  al ritorno. Devono essere stati bene, sono allegri. Si salutano, lei gli chiede se la sera si vedranno, lui nicchia e rifiuta con la scusa della stanchezza. Lei insiste, allora ci vediamo domani mattina, lui dice non so, ho un sacco di cose da fare. Si salutano. Lei è perplessa e preoccupata.

Lui va a casa, fa una doccia, guarda la televisione, legge a lungo, tardi si mette a letto, estrae dalla comodino una pistola e si spara.

La mattina Lei chiama ma nessuno risponde, è preoccupatissima. Chiama un amico comune che l’accompagni a casa di lui.

Lo trovano a letto agonizzante ma ancora vivo. Si era sparato in modo da sopravvivere se lo avessero cercato, o morire lentamente se nessuno si fosse preoccupato di lui.

Ha affidato la sua vita all’attenzione di lei, al suo amore manifesto. 

 

 

 

Sogno

15/06/2020

 

Scena prima

Sto facendo uno stupido gioco. Ho un mazzo di carte che per metà sono rosse e per l’altra metà sono nere, il mio compito è quello di fare dei gruppi ordinati che vadano dal K all’Asso, ma mancano alcune carte, in particolare dei 7 e dei 9, ma ci sono anche delle carte coperte da scoprire alla fine in qualche modo sono riuscito a realizzare l’obiettivo.

 

Scena seconda

Sono in un bosco o comunque in mezzo ad alberi. Dormo su un tavolaccio. Contemporaneamente so, non so come, che potrei essere assalito da uccelli rapaci. Sono anche vigile, così sento l’arrivo di un grosso uccello, il quale però si infila sotto il tavolaccio dove dormo e sparisce, del suo passaggio resta una grande macchia marrone sul terreno di una sua cacca, ma lui è sparito.

Nel mentre parlo, mi pare al telefono, con un’amica che mi annunzia l’arrivo di uccellacci, mi parla di una poesia che parla di morte ma che non mi legge ma che mi spedirà. Poi mi narra di un cavaliere, una specie di cavaliere antico, che era sceso nel bosco e aveva incontrato 333 nemici, che lui aveva ucciso nella misura di 332, uno si era salvato, era lui stesso.

Annunzi, racconti, un po’ sconclusionati. Non so cosa pensare.

Mi guardo intorno e vedo vicino, posato su una tavola, una tavola adatta ad essere lavorata da un falegname, un grosso uccello rapacce, fermo con l’occhio aperto e immobile. Mi alzo lentamente dal mio giaciglio e mi porto dietro l’uccello rapace, raccolto una tavola uguale a quella dove è posato l’uccello e con questa colpisco l’uccello, lo schiaccio sotto la tavola. Ma l’uccello era morto, si spappola in una nube di penne. In un certo senso sono deluso, ma anche contento.

 

Scena terza

Decido di attrezzarmi per difendermi da un eventuale attacco di uccelli. Mi armo di un “coppo”, quello che si usa nella pesca, la mia idea è che se arriva un uccellaccio lo prendo prigioniero con il coppo, e poi lo uccido a bastonate con un bastone di cui mi sono armato.

In questa configurazione sono ancora io ma da ragazzino, appunto quando andavo a pescare con il coppo, e con in testa un cappello da esploratore.