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martedì 2 febbraio 2021

 

Sogno

15/06/2020

 

Scena prima

Sto facendo uno stupido gioco. Ho un mazzo di carte che per metà sono rosse e per l’altra metà sono nere, il mio compito è quello di fare dei gruppi ordinati che vadano dal K all’Asso, ma mancano alcune carte, in particolare dei 7 e dei 9, ma ci sono anche delle carte coperte da scoprire alla fine in qualche modo sono riuscito a realizzare l’obiettivo.

 

Scena seconda

Sono in un bosco o comunque in mezzo ad alberi. Dormo su un tavolaccio. Contemporaneamente so, non so come, che potrei essere assalito da uccelli rapaci. Sono anche vigile, così sento l’arrivo di un grosso uccello, il quale però si infila sotto il tavolaccio dove dormo e sparisce, del suo passaggio resta una grande macchia marrone sul terreno di una sua cacca, ma lui è sparito.

Nel mentre parlo, mi pare al telefono, con un’amica che mi annunzia l’arrivo di uccellacci, mi parla di una poesia che parla di morte ma che non mi legge ma che mi spedirà. Poi mi narra di un cavaliere, una specie di cavaliere antico, che era sceso nel bosco e aveva incontrato 333 nemici, che lui aveva ucciso nella misura di 332, uno si era salvato, era lui stesso.

Annunzi, racconti, un po’ sconclusionati. Non so cosa pensare.

Mi guardo intorno e vedo vicino, posato su una tavola, una tavola adatta ad essere lavorata da un falegname, un grosso uccello rapacce, fermo con l’occhio aperto e immobile. Mi alzo lentamente dal mio giaciglio e mi porto dietro l’uccello rapace, raccolto una tavola uguale a quella dove è posato l’uccello e con questa colpisco l’uccello, lo schiaccio sotto la tavola. Ma l’uccello era morto, si spappola in una nube di penne. In un certo senso sono deluso, ma anche contento.

 

Scena terza

Decido di attrezzarmi per difendermi da un eventuale attacco di uccelli. Mi armo di un “coppo”, quello che si usa nella pesca, la mia idea è che se arriva un uccellaccio lo prendo prigioniero con il coppo, e poi lo uccido a bastonate con un bastone di cui mi sono armato.

In questa configurazione sono ancora io ma da ragazzino, appunto quando andavo a pescare con il coppo, e con in testa un cappello da esploratore.

 

sabato 2 novembre 2013

Solo per sorridere



Selezione di annunzi trovati nelle bacheche delle parrocchie. Solo per sorridere

1. Per tutti quanti voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un’area attrezzata per i Bambini.

2. Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

3. Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce giovedì sera alle 7. Per cortesia usate la porta sul retro.

4. Venerdì sera alle 7 i bambini dell’oratorio presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.

5. Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! È una buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

6. Tema della catechesi di oggi “Gesù cammina sulle acque”. Catechesi di domani “in cerca di Gesù”.

7. Il coro degli ultrasessantenni, verà sciolto per tutta l’estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.

8. Ricordate nelle preghiere tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra parrocchia.

9. Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera, venite a fare tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re.

10. Il costo della partecipazione al convegno su “preghiera e digiuno” e comprensivo dei pasti.

11. Per favore mette le vostre offerta nella busta, assieme al defunto che volete far ricordare.

12. Il parroco accenderà la sua candela da quella dell’altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco e voltandosi accenderà uno ad uno tutti i fedeli in prima fila.

13. Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto.

martedì 8 ottobre 2013

Dalla Bossi-Fini alla Letta-Alfano (altro che democristiani)



I morti di Lampedusa hanno messo in chiaro, ancora una volta, gli effetti micidiali e nefasti della legge Bossi-Fini (un duo tramontato). Da qui la richiesta a più voci della sua abrogazione (un ministro, addirittura, si è impegnato).

Sara abrogata? intanto è iniziato il balletto della richiesta di un coinvolgimento dell'Europa, giusto ma non risolutivo Bossi-Fini imperante, mentre sull'abrogazione il numero dei distinguo e crescente. La realtà è che il centro destra non la vuole abrogare (altro che nuova DC), e il centro sinistra, in adorazione della stabilità, esprime una volontà di abrogazione tanto flebile quanto inefficace.

Ma da oggi i prossimi drammi dell'immigrazione non potranno più essere attribuiti alla Bossi-Fini, ma piuttosto al matrimonio Letta-Alfano.

domenica 29 settembre 2013

All'angolo

Adesso è il gioco dell'interpretazione. Perché SB ha fatto questa mossa, o queste mosse? non gli conveniva un'altra strategia? quello che ha fatto è un moto di stizza e rabbia o ha in mente qualcosa? ma se avesse permesso il dibattito parlamentare rinnovando la fiducia al governo ci avrebbe guadagnato in termini di immagine? ma farà la campagna elettorale sull'IVA con la preoccupazione che questo tema finisca per rivoltarglisi contro? Le colombe cosa faranno? il PDL si spaccherà? ecc. ecc. ciascuno ha una interpretazione psicologica, o politica, o economica. 

SB si sente una belva (è una belva) chiusa all'angolo con i suoi nemici che l'accerchiano. Si sente (è) perduto, con la forza della disperazione da zampate a destra e a manca, senza criteri ma solo per dimostrare che non è morto e che combatte, ma ogni volte le sue zampe ricevano ferite. Perde sangue, è finito.
La signora dal dito medio e il poeta di corte gongolano, l'hanno portato dove volevano, ma adesso non sanno cosa fare. E' probabile che  non si andrà alle elezioni subito, che si cambierà il porcellum, che si faranno dei minimi provvedimenti economici, che molti tradiranno e che Forza Italia verrà cotta a fuoco lento.

Certo Napolitano può fare qualche mossa che lo aiuti, il PD potrà fare tutti gli errori possibili, ma mi pare che il futuro del condannato è segnato. Ormai è un EX, questo lo terrorizza. E se scappasse con la sua fidanzata? Per piacere in questo caso porti con se almeno il poeta e la signora che ansima per il potere.    

giovedì 26 settembre 2013

Dimissioni di massa e caos costruttivo

Sembra che scaduto, come una confezione di latte, Silvio Berlusconi i parlamentari del PDL si  vogliano dimettere tutti in massa.  Poiché le dimissioni vanno approvate a maggioranza singolo deputato per singolo deputato e siccome, sia alla camera che al senato una maggioranza esiste, il PD potrebbe scegliere chi tenere e chi dimettere. Provate a immaginare che siano approvate le dimissioni di Berlusconi, Santanchè, Verdini, Bondi, ecc. diciamo tutti gli eccellenti mentre vengono respinte quelle della "palude" berlusconiana. Senza dire che ci sono i "primi dei non eletti" che premono alla porta. Caos politico e caos parlamentare, ma almeno si potrebbe approvare la legge sul finanziamento dei partiti e quella elettorale.  E poi finalmente andare a votare.
Andando oltre le dichiarazioni emotive si dimetteranno davvero tutti? Si tratta di "parlamentari" o di pretoriani (che come è noto uccidono e cambiano l'imperatore)?
Quella delle dimissioni non sarebbe una bella storia, dietro c'è l'idea di creare il caos, affinché il "popolo" inneggi  l' "uomo forte"; ma usando il cinismo una volta tanto  a fin di bene, si potrebbe usare questa occasione ,  separando e scegliendo, per andare alle elezioni e far fuori anche politicamente questa destra fondata sull'interesse di un uomo solo e ripristinare una dialettica politica che si ponga il problema di come attrezzare la società alla nuova fase del capitalismo finanziario.

venerdì 6 settembre 2013

Salvare Silvio Berlusconi?




Evidentemente Silvio Berlusconi sta annegando nel mare dell’illegalità e chiede aiuto, che se avesse nuotato nel mare calmo della legalità non ci sarebbe oggi bisogno di salvarlo. Ma il mare dell’illegalità è molto tempestoso e pericoloso e il bagnino che si azzardasse a cercare di salvarlo rischierebbe di essere trasportato a fondo.

Ma allora di che cosa parliamo? Per la sopravvivenza di un cattivo governo, qualsiasi cosa in contrario pensi Letta e Napolitano, si cercano eroici bagnini pronti a morire. Si invoca il diritto alla difesa, si parla di plotone di esecuzione, e simili baggianate buone per riempire le gazzette scritte e quelle televisive.

All’uomo della strada sembra tutto molte semplice:

- Tre gradi di giudizio, compresa la Corte di Cassazione, hanno sempre affermato la colpevolezza, si ricordi per evasione fiscale, dell’imputato. Oggi non c’è presunzione di innocenza, la sentenza è definitiva;

- la “giunta” del Senato, sulla base di questa sentenza e della legislazione deve semplicemente proporre all'assemblea del senato che il senatore Berlusconi decade da Senatore. quello della giunta non è  un quarto grado di giudizio, ma si occupa solo applicazione della legge. Con generosità si vuole sentire il decadente? bene lo si faccia, brevemente e in fretta, sapendo che quello che dirà il reo a sua discolpa sarà ininfluente, la Giunta non deve giudicare ma solo applicare un provvedimento;

- in conseguenza della legge approvata all’unanimità, riconosciuto che il sig. Silvio Berlusconi è stato condannato ad una pena maggiore di due anni, lo stesso non è candidabile al Parlamento. Di questo fatto devono prendere atto tutti gli uffici elettorali che non potranno accettare la candidatura di Silvio Berlusconi. 

Tutto molto chiaro, non persecutorio e legittimo. Qualsiasi cosa di diverso si faccia, qualsiasi temporeggiamento, qualsiasi invenzione di legge ad personam, indicherebbe che sprezzante del pericolo qualche bagnino si è buttato a mare per salvare l’annegante. Un eroismo inutile, il nostro bagnino aggravato dal peso morto di Berlusconi finirà anch'esso a fondo.

domenica 1 settembre 2013

Dal premio Nobel per la pace al premio Attila per la guerra





Barak Obama vi avvia a questa traiettoria: dal premio Nobel per la pace ad un immaginabile premio Attila per la guerra.

In Siria succedono cose terribili, ma non è l’unico posto al mondo. È drammatica la morte a mezzo gas (in quell’area non è la prima volta), ma non è meno drammatica l’uccisione con un machete, con una pallottola o con qualsiasi altro mezzo che la nostra specie ha inventato.

Si può essere presi dallo scrupolo e dall'orrore per cui può sembrare ragionevole intervenire. Ma se l’intervento non ponesse fine al massacro, ma piuttosto, come sembra probabile, innescasse un allargamento del conflitto? Poi chi si attacca l'Iran? quale coinvolgimento di Israele, della Turchia, ecc. ? Un’area che non ha proprio bisogno di questo

Gli Stati Uniti non possono auto dichiararsi i custodi mondiali della “moralità governativa” e della difesa dei “diritti umani”, per una serie di motivi: perché non hanno più il ruolo che si erano conquistati dopo la seconda guerra mondiale, perché l’opinione pubblica internazionale non apprezza questo atteggiamento e spesso mostra un atteggiamento riflessivo verso interventi di forza (vedi Parlamento Inglese) e poi perché non può giocare questo ruolo a suo piacimento, intervenendo dove ritenga gli convenga per difendere corposi interessi.

Gli accordi sul disarmo (diciamo così) nucleare forse salverà l’umanità dalla sua autodistruzione, ma si muore con altri mezzi, che sono prodotti principalmente dai paesi occidentali, dalla Russia oltre che dalla Cina. Un mercato fiorente di miliardi di dollari. Un disarmo generalizzato potrebbe essere la strada giusta, che se poi ci fossero controverse che sfociano in violenza si battano con i …bastoni. Certo che esistono delle regole internazionali sul commercio delle armi, che pongono dei vincoli, ma è altrettanto certo che queste regole non vengono rispettate (anche ufficialmente) da molti paesi (anche dalla Svizzera). 

È evidente che se tutto il mondo è armato e non tutti sono in grado di “produrre” armi, da qualche parte queste vengono; arrivano via mercato nero che anche mercato ufficiale. I paesi occidentali, soprattutto alcuni, hanno più volte armato la mano di quelli chi in quel momento erano considerati “amici” per poi ritrovarseli contro.

Lo Stockholm International Peace Research Institute nel suo ultimo rapporto mette in luce come il mercato sia dominato da imprese americane ed europee. L'elenco delle prime 100 società di produzione di armi è dominato da aziende americane ed europee, che detengono rispettivamente il 60 e il 29 per cento del mercato globale. Tra le prime imprese all’ottavo posto troviamo anche la nostra Finmeccanica. 

I principali cinque paesi che controllano il mercato degli armamenti sono Usa (30%), Russia (24%), Germani (9%), Francia (8%), Inghilterra (4%) (resta oscuro il dato della Cina). Tra le prime 250 imprese che producono armamenti 155 sono in Europa, 64 in America e 31 negli altri continenti.

I maggiori acquirenti sono individuabili in India, Cina, Pakistan, Corea del Sud, Singapore. In Africa negli ultimi dieci anni l’acquisto di armi è cresciuto del 110% ed anche i relativi massacri.

Un quadro che chiarisce non perché si spara e ci si ammazza, ma da dove vengono i mezzi per la macelleria.

Non è possibile che chi arma la mano si meravigli che quella mano armata uccida. Forse bisognerebbe pensarci prima ma… gli interessi in gioco sono enormi e può fare comodo un’azione di “pulizia e polizia” per incrementare le vendite.

(Chi volesse approfondire il tema, potrebbe leggere di D. Facchini, M. Sasso e F. Vignarca, Armi, un affare di Stato - Soldi, interessi, scenari di un business miliardario”, Chiarelettere, 14 euro).



venerdì 30 agosto 2013

Perché si taglia l'Imu?



Le imposte si possono cambiare, aumentare, diminuire, ecc., si possono anche cancellare (magari per finta) ma deve essere chiaro perché si fa ciò. Ogni cancellazione o riduzione di imposta produce una minore entrata per lo Stato (o Regioni o Comuni) il che, in assenza di risorse abbondanti, comporta o lo spostamento di risorse da una voce all'altra o un aumento di entrate fiscali travestite. Il povero Fassina è stato messo in croce (anche dal suo partito) perché ha avanzato l'opinione che la cancellazione della prima rata dell'Imu avrebbe costretto all'aumento dell'Iva (già previsto da tempo). Il che è il meno che possa avvenire.

In questa storia c'è qualcosa che con la ragione non ha niente a che fare, o meglio ha a che fare con le peggiori "ragioni"  della politica: l'Imu si toglie non perché si tratta di una tassa mal fatta che non rispetta quasi per niente la progressività, si toglie non per avvantaggiare le famiglie, si toglie non per rilanciare i consumi (questa è la motivazione più stupida), ma in sostanza si toglie per salvaguardare la stabilità del governo.

Non è chiaro perché il segretario del PD continua a tuonare sull'impossibilità di scambiare la legalità con la stabilità (leggi decadenza di Berlusconi e crisi di governo), che speriamo sia una posizione che duri nel tempo, mentre non tuoni sullo scambio socialità e stabilità del governo. L'Imu poteva e doveva essere riformata, ma cancellarla, almeno nella sua prima rata, è un'operazione che va contro la progressività dell'imposte (vedi articolo di  Roberta Carlini, riportato in questo blog con l'etichetta "la voce degli altri") e non fa ben sperare per il futuro.

sabato 24 agosto 2013

Le divergenze interne al popolo (si fa per dire)

Sempre più spesso, discutendo tra amici, emergono delle differenze di prospettiva politica. Sarebbe un errore classificare le diverse posizioni come ottimiste o pessimiste, mi sembra  che c’è in queste  diversità qualche elemento di concretezza e di verità (parola grossa). Vorrei esporre in modo più oggettivo gli elementi che in generale ci trovano d’accordo e quelli, più importanti, di disaccordo. Un tentativo di coinvolgere i frequentatori di felicita futura, oltre, ovviamente gli amici con i quali ho discusso, ad una discussione senza rete.
In generale siamo d’accordo sulla natura dell’attuale crisi economica: non corrisponde a una congiuntura negativa, per quanto lunga, ma a una crisi del sistema di produzione capitalistico. Modifiche nei processi di accumulazione (finanziarizzazione), come pure rilevanti innovazioni tecnologiche che modificano elementi non marginali  del sistema di produzione, nuova divisione internazionale del lavoro, unificazione mondiale del mercato, aumento delle disparità economiche, nonché aspetti che riguardano l’ambiente,  appaiono come elementi che  mettono in dubbio la sopravvivenza della formazione sociale che c’è nota. Alcuni, pochi, sono più cauti su questa diagnosi, condividendo i grandi e profondi cambiamenti, pare loro che il sistema possa stare ancora in piedi anche se ampiamente trasformato e da trasformare (del resto i continui annunzi della ripresa alimentano questa interpretazione).
Parlare di crisi del sistema di produzione non significa considerare superati gli specifici rapporti di produzione, né, tanto meno, immaginare che i rapporti di potere (sociale e internazionale) pesino meno. Si ha la consapevolezza che i rapporti di potere si stiano esercitando in termini di impoverimento delle masse (almeno in occidente) e di diminuzione dei gradi di libertà. Tutto questo non ci fa dire che siamo alle soglie di un’alba radiosa. I forti aumenti nelle diseguaglianze economiche e sociali stanno a indicarci che la crisi differenzia molto e quello che ci appare all’orizzonte è una crescente società differenziata e autoritaria.
Tutti appaiamo convinti di un cambiamento necessario.  
È proprio su tale cambiamento che cominciano le differenze. Come detto non è questione di ottimismo o di pessimismo, come non c’entrano destra e sinistra; quello che ci divide, per dirla in formula, è l’identificazione del “motore della storia”.
Una differenza è sulle reazioni. La domanda banale è: come mai non ci si organizza per combattere questa situazione?
Anche se si usano parole diverse circa lo stato  della società (vale soprattutto per l’Italia  e la Spagna, ma forse anche in generale) mi pare che comune sia l’analisi. Alcuni ritengono che la “via di crescita” assunta dalla società mondo possa essere rappresentata dall’immagine di una mano che stringe la piramide sociale che ci era nota per proiettare pochi in alto e molti in basso, ma soprattutto scomponendo i membri della società la maggior parte dei quali avendo perso il contatto con gli strati sociali superiori ma vicini nella vecchia scala sociale, perdono la “speranza”.  Altri di noi preferiscono parlare di disarticolazione, se ho capito bene, non come effetto dei processi prima descritti, ma come espressione di “potere” per evitare che la società si ricomponga in modo antagonistico. È probabile che tra i due punti di vista si possa intravedere un effetto somma.
Parlare di “speranza perduta” a molti dei miei amici non piace, ad altri pare un dato essenziale: la perdita di speranza non genera antagonismo, ma piuttosto sconforto, individualismo mentre  la società incarognisce.
A molti la rivoluzione sembra necessaria, se da una parte essa non può essere la ripetizione delle rivoluzioni del passato, essa non può non incidere sui rapporti di potere. Non sono sicuro ma mi pare che alcuni di noi pensano che il cambiamento possa scaturire da iniziative individuali (di piccoli gruppi) che non hanno come obiettivo la rivoluzione ma un contributo parziale al miglioramento della vita che come somma darà la modifica della società. La maggior parte di noi pensa che l’iniziativa individuale o di gruppo, anche di lotta sociale, che non abbia un’analisi, una teoria e un obiettivo, possa essere utile ma non risolutiva.
Una rivoluzione del sistema deve per forza possedere una piena consapevolezza dei cambiamenti di sistema, perché solo intervenendo su questi si possono produrre trasformazioni.
Vanno colti sia i mutamenti strutturali, come la finanziarizzazione dell’economia, sia i mutamenti ideologici, l’individualismo e il liberismo, sia quelli di natura antropologica e comportamentale. Uno di noi sottolinea come la corruzione non si limita alla corruzione come viene descritta dai giornali, ma investe i nostri comportamenti, che per mezzo di “amicizie” cercano vantaggi a svantaggio di altri membri della società (vedi per tutti la “raccomandazione”). Detto brutalmente non sono  solo le “caste” ad essere corrotti ma lo siamo tutti (certo con effetti diversi e mezzi diversi), si tratta di un effetto dell’individualismo esasperato.
Ma come e verso dove andare?
Dove andare e insieme difficile e facile: cancellare le diseguaglianza, dividere il lavoro secondo necessità e possibilità, ricostruire un tessuto sociale collettivo, rafforzare le istituzione che garantiscono formazione, salute,eec.,  difendere l’ambiente delle trasformazioni inutili e dannose, ecc. Tutto questo prevede la trasformazione dei rapporti sociali  di produzione. Secondo un amico, la soluzione sta nella trasformazione della moneta in bene comune (grazie anche alla crescita della moneta elettronica). Che ne evita cioè l’ereditarietà  ma non l’accumulazione (individuale); e questo è un problema. Per altri, la moneta come bene comune potrà essere un effetto della trasformazione e non lo strumento della trasformazione.
Ma è sul come che le differenze si fanno più profonde. La necessità di corpi sociali intermedi (sul tipo dei partiti) paiono ad alcuni essenziali, per formare una coscienza collettiva, per mobilitare, per organizzare e finalizzare le lotte. L’idiosincrasia per i partiti, (la casta), se da una parte ha ragione di essere dall’altra parte costituisce un elemento del degrado della società e della lotta politica e anchde uno strumento di oppressione. Le terapie per la trasformazione dei partiti per adeguarli alle necessità odierne non sono né chiare né semplici.
Alcuni fanno molto affidamento sui “movimenti spontanei” e soprattutto sui giovani: i giovani non vanno considerati senza speranza ma la speranza. L’obiezione che i movimenti ai quali si è assistito in questi anni di crisi, non hanno tenuta in ragione di una carenza di analisi e la mancanza di una teoria, non scalfisce i sostenitori di questa posizione. Si replica che non resistono ma producono poi iniziative diverse e soggettive (di cui si è detto).  
In realtà in queste discussioni, come è ovvio,  le divagazioni sono state moltissime, ma da parte mia ho cercato di cogliere il nocciolo, e  spero raccontato con quella obiettività di cui sono stato  capace nonostante il mio diretto convincimento.
La quotidianità politica, non poteva mancare in questi discussioni per lo più conviviali, ma su questo terreno nessuna novità se non una differenza di giudizio sul declino definitivo di Berlusconi.
C’è un punto che è stato affrontato marginalmente ma che meriterà di essere approfondito: non c’è dubbio che la situazione italiana e spagnola si caratterizzano per un peggioramento della situazione sociale ed economica di fasce consistenti di famiglie e individui (riduzione dei redditi, delle pensioni, disoccupazione, disoccupazione giovanile, cassa integrazione, ecc.) ma si ha l’impressione che a livello di “consumi”, soprattutto della loro qualità, la crisi non appaia. Si sta creando una nuova bolla di debiti?

   

giovedì 22 agosto 2013

Il "grillo"del Pdl

Non demorde, tutti sono preoccupati; sembra che anche una pesante sentenza definitiva non ci liberi dall'ex cavaliere Silvio Berlusconi. Una preoccupazione alimentata dalla resistenza del condannato. Le sue dichiarazioni che, comunque, resta il"capo" del centro destra sembrano presagire ancora una sua "forte" presenza nella politica delnostro paese. Non e' così, e' finito.
Le sue affermazioni fanno intravedere che egli vorrebbe svolgere lo stesso  ruolo di
Grillo (M5stelle) nel Pdl. Ma il Pdl non somiglia neanche lontanamente al Pdl, e poi Berlusconi non e' Grillo. Non ha la forza (fisica), non ha la verve e non ha l'età.  
Ci farà ancora penare ma e' finito, ed anche il suo Pdl o versione Forza Italia sarà un campo di battaglia con morti,  feriti, e abbandoni. Più sei in alto più il precipitare e' disastroso.
Detto questo i guai per il paese non si risolvono con la sua caduta, qualsiasi sia l'esito, nuovo governo o nuove elezioni, essi restanto immutati, si .aggraveranno ogni giorno di più, n ostante che gli esploratori continuino a vedere luce in fondo al tunnel. Ma questa e' altra storia.

sabato 10 agosto 2013

Una storia finita



Alessandro Pavolini, un gerarca fedelissimo del Duce (Mussolini) per il suo fanatismo nella difesa della Repubblica di Salò fu indicato come "L'ultima raffica di Salò". Quella fu una tragedia. Mentre in farsa può essere tradotta "l'ultima raffica di Arcore", attribuibile all'on. Bondi (il poeta bonario) quando ha annunziato una prossima guerra civile in difesa di Berlusconi, del suo onore (sic!), delle sue imprese, dei suoi interessi.

Il PDL dovrebbe riflettere su quali siano gli effetti (anche di consenso) quando il "capo carismatico" viene disarcionato. Va bene che la sroria non è maestra di vita, ma forse qualche indicazione la fornisce.

La verità è che la stella polare del PDL è sempre stata costituita dagli interessi di Berlusconi. Interessi corposamente materiali e personali. I maggiorenti di quel partito fanno finta (non potrebbe essere diversamente, essendo molto navigati) di credere al programma di "libertà"  delle origini (fa eccezione Bondi, forse, perchè determinato da credulità). Si appellano al programma della prima ora, facendo finta di crederci, e ad esso come scialuppa di salvataggio si aggrappano.

Il carisma di Berlusconi è tutta una favola, ad un uomo di potere economico gli si riconosce carisma proprio in virtù di questo potere non di personali capacità. Si tratta in realtà di un buon venditore porta a porta di spazzole, solo che lui vende illusioni a gente a cui piace illudersi e soprattutto sognare ad occhi aperti.

Anche la storia di Marina Berlusconi si situa in questa lunghezza d'onda. La signora Marina non scnderà in campo (con grande e mal celata contentezza dei tanti che vorrebbero sostituire il capo), non scenderà in campo perchè una sua sconfitta rischierebbe di essere disastrosa per gli interessi economici dei berlusconi. La condanna del papa Silvio, gli altri processi in dirittura di arrivo, non saranno buoni auspici per le imprese della famiglia, tanto vale, pensa Marina e il papa concentrarsi su quelli.

Insomma una storia è finita, vediamo se si riesce a iniziarne una diversa, nel segno degli interessi collettivi e non di alcuni. Si può solo sperare con il cuore stretto dall'angoscia.

lunedì 5 agosto 2013

La resurrezione impossibile



Si fa fatica a crederci, non ci vogliamo convincere, che Silvio Berlusconi e la "sua" rivoluzione libeerale, pardon, personale, è tramontata per sempre. Non vogliamo credere alla realtà e ci ripetiamo che tante volte è sembrato finito e poi lo si è visto risorgere, una sorta di resurezzione permanente.

Le condizioni e i tempi sono cambiati; certo qualche amico mi ripete che non sono cambiati gli italiani, ma questo dovrebbe dare un po' di sicurezza: non sono fedeli.

Forza Italia e poi il PDL sono stati fondati sugli interessi del capo-padrone, e sulle convenienze dei seguaci senza voce. Non è un caso che rappresentano la riunione di molte macerie politiche. Ma ora? certo si tratta di seguaci fedeli, ma educati a guardare al sodo dei loro interessi; cominciano a capire che i loro interessi non corrispondono più a quelli del capo-padrone, che poco può e ancora meno potrà garantire in futuro. Non sarà facile per molti di loro "ricollocarsi", i marpioni staranno sempre a galla , ma sono troppi.

Un chiaro esempio di qusta diversità di interessi si legge nelle decisioni prese da Berlusconi (fino a quanto valgono): la continuità di appoggio al governo Letta (zio a parte) è determinata, non già come recita la vulgata per gli interessi del paese, ma solo per gli interssi di B. che in questo modo ha possibilità ancora di contare, di ric attare, di imporre. I Falchi, non sono degli estremisti, ma dei raziocinanti che pensano che elezioni subito (a parte la resistenza di Napolitano) sarebbero per molti garanzia di rielezione sulla base dell'emozione della condanna, ma più passa il tempo meno questo doventa sicuro.

E' proprio questo ginepraio di interessi contrapposti che costituisce garanzia di una impossibile resurrezione e di una molto probabile sfaldatura.

Dobbiamo abituarci a far a meno di berlusconi.

domenica 4 agosto 2013

I creduloni in parlamento



L'elettore si aspetta che i suoi rappresentanti in parlamento siano onesti, se non onesti intelligenti, se non intelligenti maturi, ma mai può aspettarsi che siano stupidi creduloni, che credono alle favole. E invece si deve ricredere i suoi rappresentanti forse non sono onesti, forse non sono intelligenti, forse non sono maturi, ma sono creduloni e credono alle favole che neanche un bambino.

Tanto per fare degli esempi, hanno creduto alla favola che Rubi fosse la nipote di Mubarak,, che Berlusconi abbia telefonato alla questura di Milano perché la ragazza fosse liberata onde evitare una crisi internazionale, che Alfano niente sapesse e immaginasse della deportazione di madre e figlia in kazachistan.

Ma ora viene il bello, scusate il peggio, dovrebbe credere alla persecuzione giudiziaria contro Berlusconi dopo tre livelli di giudizio, in sostanza dovrebbe credere che Silvio Berlusconi non abbia evaso le tasse. Infine dovrebbe credere alla imminente guerra civile e alla necessita', per evitarla, di una grazia impossibile che il presidente della repubblica dovrebbe concedere in modo da ripristinare la democrazia (mentre e' assolutamente  democratico che il presidente del consiglio durante il suo mandato evada le tasse).

Se fosse cosi' di un parlamento che crede alle favole non sappiamo cosa farcene.

sabato 3 agosto 2013

Un Buon Agosto 2013



Non è facile mettere ordine, ma un tentativo va fatto.

Il punto di partenza non può che essere la conferma che l'ex cavaliere Silvio Berlusconi ha commesso  reati contro lo Stato e cioè contro noi tutti. Il primato della legge sul potere è stato riaffermato (era tempo) dalla Cassazione e da dei giudici che sicuramente non possono essere accusati di essere "politicizzati".

La sentenza mette fine alla carriera politica di Berlusconi. Nonostante l'agitazione di questi giorni questo è l'esito sicuro, ma mette fine anche al PDL ( a pprescindere dalla decisione di Berlusconi) e rende difficile il rilancio di Forza Italia (alla guida di Marina Berlusconi? siamo alla farsa dell'eridarietà).

Berlusconi è penalmente colpevole in via definitiva, per alcuni giorni si alimenterà ancora la favola delle persecuzione giudiziaria, ma poi si tornerà alla realtà del condannato (e con altre gravi accuse pendenti in vari tribunali).

Il senatore Schifani, già presidente del Senato (seconda carica dello stato), può dichiarare con impudicizia che si sente orgoglioso di avere come leader Silvio Berlusconi (un condannato in forma definitiva). Non fa meraviglia, Schifani è quello che è, non si è mai preoccupato che nel suo (o nel partito di Silvio Berlusconi) fossero presenti personaggi come Previti, come Cosentino, come Formigoni (e mi fermo per non consumare molte pagine.

Alfano si commuove, Brunetta si commuove, le amazzone piangono, ma non serve a niente Silvio e caput.

Con l'arroganza del potere, ma senza coscienza di averlo perso, chiedono la "Grazia" al Presidente della Repubblica che, meno male, nega ogni possibilità.

Allora passano alle maniere forti: dimissioni di tutti i ministri e in prospettiva di tutti i senatori e deputati.

Ahi! Ahi! i "nominati", non lo danno a vedere ma cominciano a preoccuparsi. No è detto che PDL o Forza Italia o qualsiasi altra cosa vinca le elezioni, non è detto che si vada a votare con il porcellum.

Altre maggioranze in Parlamento sono possibili, anche solo per cambiare la legge elettorale. E poi  chi trascinerà alla vittoria l'ex PDL? Alfano, a cui manca il quid, Marina Berlusconi che tutti dicono di volere mentre tutti pensano che sia meglio stia a mediaset-mondadori, che le vere guide sono già che scalpitano: la "signora" dal dito medio, Schifani che ha perso il senso di realtà, Brunetta che sarà almeno due anni che lavoro a questo fine, la Biancofiore, amazzone dal primo giorno, poi ci sono gli inquisiti Scaiola, Verdini, Formigoni ... Insomma una pletora impresentabile ma tutti convinti di avere le stigmate del vincente.

La caduta definitiva di Berlusconi impesterà l'aria ancora per un po' di tempo, ma sarà anche il tempo per la disintegrazione del partito padronale, nonostante i soldi (evasi) la disintegrazione è nelle cose di questo mondo e di questo paese (abbattere le statue e negare qualsiasi compromissione con il vecchio regime. Già visto)

Se prevalesse un minimo di ragione politica, si andrebbe alla riforma elettorale e poi alle elezioni, che sarebbero una storia tra il Centro-Sinistra e il M5*, mentre nel campo ora di Brelusconi, avremmo i resti di tanti: del PDL, degli ex-An, di Monti, di Casini, ecc. Le forze per questa riforma in Parlamento ci sono e cominciano a dichiararsi disposti.

Detto tra di noi in segreto, tutto sommato questo agosto 2013 non è male, ma non bisogna illudersi che le nuove elezioni risolvano i problemi della crisi del paese, questo no, nessuno ha idea di cosa bisogna fare. Ci vorrebbe dell'altro ma per questo il tempo è poco (ma non perdiamolo).

venerdì 2 agosto 2013

Definitiva condanna



L'ex cavaliere Silvio Berlusconi è stato riconosciuto colpevole anche di aver evaso il fisco mentre era presidente del consiglio. Quello che si dice un buon esempio.

Ma invece di nascondersi, emigrare, magari fuggire, recita un proclama difensivo, giustificativo, mendace e programmatico.

Secondo questa versione è individuabile un "potere", quello giudiziario, che si è sostituito a tutti gli altri a partire da mani pulite. Si è dimenticato di dire che uno dei personaggi più emblematici, della procura di Milano, Di Pietro, era stato invitato a fare il ministro (della giustizia) nel supo primo governo. Forse era un atto di riconoscimento al fatto che involontariamente gli era stata aperta la strada per la sua discesa in campo. Di Pietro non abbocca.

Ma se fosse stato assolto il giudizio sul potere giudiziario sarebbe stato lo stesso?

Il primo processo che non viene cancellato da prescrizioni, modifiche di legge, ecc. che attraversa tutte e tre gli scalini di giudizio lo vede condannato. Questa è la verità.

Tutti a domandarsi che "farà"? ma un condannato per reati contro lo stato può avere voce in capitolo?

Non mi è chiarò cosa farà e cosa dirà, mi pare tuttavia che non solo il PDL ma anche la speranza di Forza Italia siano ormai fortemente depotenziati. Agli sgoccioli, non basteranno i soldi, non basteranno le "amazzoni", ecc, Silvio è politicamnete finito (questa volta neanche il PD riuscirà a rianimarlo).

Sempre in questo arrogante e mendace proclama esalta i suoi meriti imprenditoriali, ma niente ci dice dei "favori" ottenuti dai socialisti al governo.

Ma non vale la pena fare la punta ai chiodi, la sentenza l'hai inchiodato alle sue responsabilità, mentre pendono altri processi dalle gravissime imputazioni. Sepolto da un mare di sentezze avverse.   

giovedì 1 agosto 2013

In che paese viviamo?



Fa impressione; ma da diverse settimane la politica e quindi il governo del paese è sospeso in attesa di una sentenza della Cassazione che potrebbe confermare o meno ben due sentenze, di corte di appello, che ha condannato Silvio Berlusconi, anche di reati contro lo stato (cioè contro noi).

In qualsiasi paese di media, o anche sotto media, democrazia la questione sarebbe di pertinenza soltanto ed esclusivamente del condannato il quale si sarebbe già dimesso da ogni incarico pubblico, compresa la "rappresentanza del popolo". In Italia no! si discute se l'esito della sentenza può o meno fare cadere il governo.

Tutti gli imputati si sentono perseguitati, e in un certo senso è vero, sono perseguiti dallo stato per i fatti che hanno commesso e che speravano rimanessero nascosti. Scoprire i reati ha un po' di persecuzione, ma  dopo la persecuzione c'è la condanna e questo dovrebbe bastare.

E mai possibile che se un ministro, in un altro paese, viene accusato di aver copiato in parte la sua tesi di dottorato si dimette subito e in Italia due condanne, pesanti, non spingono lo "statista" (ah!ah!) a dimettersi, ma più tosto fa calcoli su gli anni di eventuale interdizione dei pubblici uffici per potersi ricandidare e rappresentare il popolo?

Altro che santi, poeti e navigatori questo è il paese dei marioli, degli imbroglioni e dei malvessatori.

mercoledì 31 luglio 2013

La qualità manageriale (umana?) di Marchionne



Il finanziere Marchionne sostiene che nel nostro paese è impossibile fare industria (ma è possibile ottenere emolumenti superiori a 40 milioni): se egli caccia la Fiom dalle sue fabbriche, non può esserci un qualche tribunale che gli impone di riammetere il maggior sindacato metalmeccanico nella sue fabbriche. Così va a farsi benedire la catena del comando.

L'idea industriale di questo finanziere (non si può dire che sia un manager industriale di successo, basta vedere il mercato della FIAT) è molto semplice e ... antica: la forza lavoro e fondamentale ma deve essere possibile cacciarla via quando non piace, è troppo invadente sindacalmente o non serve. I lavoratori carne da lavoro e da macello.

Non può capire che oggi per fare industria ci vuole un altissimo senso della collettività, una giusta equità, una fondamentale lotta alla finanza internazionale. Ma come potrebbe fare lo svizzero Marchionne a combattere la finanza internazionale di cui è parte?

Non più gnomi svizzeri, ma finanziere e speculatori internazionali sono all'origine dell'attuale e futuro disastro Greco, Italiano, Spagnolo... e presto europeo. Ma i governi sono delle nuove scimiette: non vedono, non sentono, ma in compenso parlano molto per dire schiocchezze e imbrogliare i popoli.

martedì 30 luglio 2013

Lana caprina e ... ignoranza della realtà



Mi pare di ricordare che lo statuto del PD preveda l'elezione del segretario attraverso una votazione aperta tra chi fosse interessato. Può essere sbagliato, io credo che il segretario del partito debba essere eletto dagli iscritti; ci sono modi più interessanti e di maggior rilievo attravreso i quali un partito si può aprire alla società, che non la discutibile scelta delle primarie per il segretario. Ma lo statuto dice questo, non discutano è applichino lo statuto.

Il segretario è anche il candidato a dirigere un futuro governo? ma questo non lo decide solo il PD, ma la coalizione (si spera che sia tramontato ogni pregiudizio di autosufficienza). In questo caso le primarie paiono necessarie e forse anche utili. Il segretario del PD è uno dei candidatio a queste primarie, mi sembrerebbe ovvio ma è il partito che decide, è sicuro, tuttavia, che il leader lo decide il "popolo della coalizione".

Ogni altro ragionamento mi sembra di lana caprina, e se la smettessero sarebbe un bene e se fossero in condizione di ragionare sul futuro di questo paese e dell'Europa, farebbero cosa saggia e utile.

Ma sono in condizioni? il sopetto è che no! non hanno idea di come va il paese, al di là delle dichiarazioni di "sofferenza sociale"; non hanno idea della trasformazione del capitalismo; non hanno idea della contradizzione profonda che si è aperta tra forme della democrazia e potere economico (fanno ridere i tentativi di regolare con una legge le "pressioni" dei vari interessi sui parlamentari: lobbismo); non hanno idea su cosa fare del debito pubblico se non pagare; non hanno idee su come combattere la disoccupazione, ecc.
 
E' questa ignoranza che spaventa e non dà speranza.

lunedì 29 luglio 2013

E' possibile sperare?



C'è una speranza per questo paese? la speranza di riprendersi economicamente, la speranza di garantire occupazione, la speranza di un'istruzione di buon livello, la speranza del rispetto dei diritti individuali e di cittadinanza, la speranza di una pensione civile? potrei continuare, ma la risposta sarebbe sempre uguale: No!

Ma un paese può vivere senza speranza di progresso? e un paese senza speranza di progresso che cosa suggerisce ai propri cittadini? se non disperazione e la forma più estrema di individualismo?

Ogni due tre mesi c'è un qualche ministro, ha cominciato il professore Monti, che comunica allegramente che si vede la luce in fondo al tunnel, la ripresa è iniziata, ancora pochi mesi e poi si vedrà la luce. Ma questo tunnel diventa sempre più lungo e la luce sempre più flebbile. Non è solo che si evade per sopravvivere, come dice Fassina, ma si ruba per mangiare, come ti dicono i poliziotti quando vai a denunziare uno scippo o un furto.

Il tramonto di ogni speranza può non mobilitare e invece può incanaglire, non suscita movimenti di cambiamento ma solo assalto ai forni. Siamo a questo? ci siamo vicini.

La "speranza" può essere anche un'illusione, ma più spesso costituisce un ingrediente fondamentale per andare avanti, per "fare" (un fare anche individuale). Quello che spinge al rigetto della politica, non è un individualismo esasperato, che piuttosto sarebbe una conseguenza, ma il fatto che i "partiti" non danno più speranza, ma solo amministrano, spesso con durezza, la sperequazione determinata dall'economia finanziaria.

Non danno speranza, ma in più ci ripetono della necessità di riforme impopolari. La cui traduzione è:  colpiranno i molti e salveranno i pochi.

Ministri e politici sono stupidi? no, sono ingnoranti. Ignorano quale sia la realtà del paese, ignorano quali sono i meccanismi economici che hanno prima in Grecia, e poi in Portogallo, in Spagna, in Italia e a seguire anche gli altri che si credono immuni, distrutta la convivenza, che hanno azzerato ogni speranza di progresso, che ci hanno messo davanti agli occhi un futuro di miseria.

Una politica il cui destino è legata a questa o a quella sentenza; una politica spasmodicamente alla ricerca delle poltrone da salvare o da occupare; una politica populista contro la "casta" ma senza indicare prospettive (perchè ignora la realtà), non sono i migliori strumenti per costruire una speranza, una prospettriva di progresso e di equità.

Non ci resta che, nonostante tutto, sperare. Sperare nella creatività del male: dal male può venire il bene. Le donne e gli uomini sono meglio nonostante i colpi che stanno prendendo e la distruzione della loro intelligenza alla quale sono state sottoposte.

giovedì 25 luglio 2013

Viva, l'opposizione esiste



In Parlamento l'opposizione si sta facendo sentire. L'ostruzionismo è un modo qualificato? dico è un modo (legittimo) di contrapporsi ad una maggioranza che sta sempre più diventando regime (o lo è già?) e come tutti i regimi è indifferenze alle necessità del paese.

Perché è un regime? Non tanto perché il governo gode di una rilevante maggioranza, non è questa che trasforma una maggioranza, "grande" in un regime, ma è l'assenza di alternative che genera questa mutazione genetica.. 

Il Presidente della repubblica, con le sue dichiarazioni contro le possibili elezioni anticipate, mette un bel mattone alla costruzione di un regime. In un sistema parlamentare come il nostro, il ricorso alle elezioni in assenza di una maggioranza è  forma piena di democrazia (che non può essere sottomessa a considerazioni di convenienza immediata).

Quando il Capo del governa dichiara che non esiste una maggioranza alternativa, altra forma di democrazia in un regime parlamentare, ma anzi ricatta con l'idea che dopo questo governo non ci potrà essere che  il diluvio. Mette un altra mattone per trasformare una maggioranza in un regime.

Un regime ha alcune conseguenze gravi: tanto per fare un esempio recente: in assenza di regime, cioè per l'esistenza  di alternative, il ministro Alfano sarebbe stato dimesso, cacciato, si scelga il verbo che si preferisce, ma l'assenza di alternative "garantisce" il posto all'impresentabile Alfano.

Ma c'è dell'altro, un regime proprio in ragione della sua forza che le deriva dall'assenza di un'alternativa: non produce i provvedimenti necessari: il rinvio è la regola; produce provvedimenti pasticciati (vedi voto di scambio); cincischia sul fare ma non fa, ecc.

In sostanza il regime è il peggiore governo in ordine alle libertà, ma anche il peggiore governo nell'affrontare i problemi del paese. E' inutile appellarsi a Moro o ad Andreatta, Letta è più figlio di suo zio che di questi illustri uomini politici con cui si poteva essere in disaccordo ma nella democrazia.

Letta, da buon cristiano, credo che sia contrario all'eutanasia, ma non l'eutanasia politica. Il discorso che il vice segretario del PD (lo è ancora) fa al suo partito di appoggio incondizionato al "regime" del governo delle larghe intese, non è altra che la richiesta di un suicidio politico (del PD). Forse sarebbe liberatorio? molti lo pensano, sempre di più, a me senza un'alternativa non c'è che Grillo. E non mi piace.