mercoledì 9 ottobre 2013

Ci vogliono morti

Dal Diario di Ciccio del 6.10.2013

non si potrà parlare di rinascita della DC. È un modo di dire il “contesto è cambiato”, ma nel caso specifico il contesto è veramente cambiato: la chiesa non è più quella di padre Lombardi microfono di Dio; i “poteri forte”, di cui la DC era “compare” sono svaniti (le grande industrie non esistono più), i nuovi poteri forti, quelli della finanza, non sono alla portata di un partito  italiano;

Commento.

Sembra così. Ma è solo in parte così. Questo è quanto appare in superficie ed è quanto si finisce per far credere da chi "a propria insaputa" si rende complice. Se io dovessi parlare di rinascita di D.C. sottolineerei che si tratta solamente dell'appropriazione di un nome che fa comodo perchè rievoca un periodo che in questi venti anni di berlusconismo è stato rievocato con rimpianto come qualcosa di buono. Un nome che permetterà al popolo gaudente di votarlo senza paura perchè tanto "è la vecchia DC" cosa può esserci di più tranquillizzante?

Si il contesto è cambiato. La nuova DC o come la si vorrà chiamare, è il prodotto non dell'antifascismo e della resistenza e della guerra delle democrazie contro le dittature e del condizionamento dovuto all' Unione Sovietica, è il semplice prodotto del berlusconismo che, a mio parere vuol dire corruzione materiale e morale estesa ad una quota di popolazione inimmaginabile e pronta a farsi strumentalizzare dal potente di turno.

Una corruzione economica, oggi illimitata e forse illimitabile, era ai tempi DC, tenuta a freno, per la parte economica e sociale, dalla presenza del PC, e limitata dalla speranza "socialista" della base dei partiti della sinistra, mentre la corruzione politica vedeva, già ai tempi del PC proprio questo partito distribuirla a piene mani impedendo la lettura corretta e veritiera della storia passata e falsificando la storia contemporanea. (Basta pensare al decantato e promesso  "Paradiso Sovietico").

Senza nulla togliere alle speranze economiche e politiche di "comunismo" degli intellettuali italiani dei tempi DC, non si può ignorare come gli stessi falsificassero o nascondessero ogni argomento di verità sulla interpretazione del passato  e della storia contemporanea. (La guerra di Spagna e lo sterminio degli anarchici, il patto Molotov Ribbentrop, le fosse di Katyn in Polonia, i Gulag in Russia ecc.)La critica sul capitalismo era fondamentalmente inesistente, basta pensare a come fosse accettato il principio che ciascuno avesse diritto  a quello che poteva comprare, e, in parallelo,il potere fosse un diritto inalienabile di chi lo conquistasse democraticamente o meno, per cui l'accumulazione della ricchezza, nei paesi capitalisti e l'accumulazione del potere, nei paesi "socialisti" erano largamente legittimati.

Il berlusconismo, purtroppo, ha realizzato la straordinaria connessione tra le bugie degli uni e le bugie degli altri con l'accettazione unanime delle tesi economiche che ammantano di saggezza e di scientificità sciocchezze spaventose. Ne ricordo qualcuna a mo di esempio:
Se non paghiamo il debito siamo rovinati! La verità è che non paghiamo il debito perchè siamo già rovinati. E comunque il mancato pagamento del debito non rovina il debitore più di quanto lo sia già. Rovina senz'altro il creditore.
Una banca, se io sono insolvente, non può tenere il mio debito al suo attivo. Deve o creare al passivo una posta che lo azzeri, o deve metterlo direttamente tra le perdite. Allora quando  in tutti i modi si obbliga a pagare il debito fino a indurre al suicidio  il debitore a chi si fa un piacere?
Siamo noi ad aver chiesto credito è quindi il nostro onore và salvato
E' possibile che noi avessimo bisogno o ci dicessero che avevamo bisogno di crediti, ma la legge del loro mercato esige che sia il futuro creditore a valutare se è possibile  fare credito esaminando la situazione economica del richiedente. Sarebbe legge fondamentale di mercato che se uno sbaglia a dare credito perda il credito. E' l'onore del creditore che deve escludere dal pagamento del  debito incolpevoli parenti o amici del debitore ed anche gli eredi qualora questi rinunciassero all' eredità. L' errore (se non c'è malafede come negli usurai) è solo del creditore e di nessun altro. Solo gli usurai (condannati dalle leggi divine ed umane) non guardano in faccia nessuno e speculano sulla debolezza di chi chiede loro e assalgono i beni di chiunque venga loro a tiro.
Inoltre il creditore (Banche e finanziarie) avevano ed hanno a disposizione fior di bocconiani che avrebbero dovuto esaminare i bilanci dei richiedenti e esprimere il proprio parere. Parere che, in un mercato, è di fondamentale  importanza  in quanto non solo salva i potenziali creditori ma soprattutto gli stessi debitori.
Il debito bisogna assolutamente pagarlo se no nessuno ti fa più credito
Ma di cosa si parla!(Ciccio in proposito è chiaro) Che forse ti danno dei nuovi soldi perchè tu possa investirli in produzione? No. Ciò che ti danno rinnova il debito scaduto ad un tasso maggiore. E non c'è nessun motivo per rinnovare il nostro debito. Il documento scaduto è pienamente valido.
Ma se non paghiamo ci dichiarano falliti
Il che vuol dire che tutti i nostri debiti, pur se scadenti tra dieci anni sono tutti da pagare immediatamente. Ve lo immaginate il pagamento immediato di duemila e passa miliardi?
Non voglio continuare.

Ma voglio parlare d'altro. Tu fai una trinità: Mercato, austerità e stabilità, mettendo il mercato ed il suo funzionamento liberista come il fine di coloro  che hanno il potere di decidere la nostra vita. Io credo, invece, che sia proprio la nostra vita  il loro fine. Cioè ci vogliono morti. Cioè vogliono un pianeta con solo la quantità di uomini che possono servire loro. Non è il "crescete e moltiplicatevi" che perseguono. Loro hanno bisogno di un pianeta ecologicamente sano. Loro vogliono cieli, terre, mari puliti, prati fioriti, ghiacciai inviolati, canti, danze, uccellini che fanno cip cip ecc. ecc. Come li vorremmo noi. Solo che noi li vorremmo per tutti arrivandoci (mai), ma avvicinandoci con il lavoro, la solidarietà, la libertà. Loro per se stessi. Loro amano se stessi. Parlano di se stessi. vivono con se stessi. Non hanno barriere religiose o politiche. In breve sono ricchi. Per avere quel mondo pensano ad  un solo modo: ridurre la popolazione ad un numero di individui consono ai loro bisogni e desideri. E' un metodo lungo. Però è il più sicuro. Nel senso che chi resta non può avere la forza di ribellarsi.

Forse non è così, forse non è ancora così. Speriamo che non sia così. Speriamo che io sia o pazzo o cretino.( Personalmente preferirei pazzo). Ma intanto ieri ho saputo che nel Qatar, per non so quali mondiali di Calcio, stanno costruendo  stadi che, visti i metodi usati, comporteranno la morte di circa quattromila persone che vi lavorano. I Faraoni, al massimo della loro potenza, costruivano le piramidi, questi gli stadi, i grattacieli e non so che altro. Però i Faraoni si sono estinti. Altri tempi.

Sogni d'oro. Angelo

martedì 8 ottobre 2013

Dalla Bossi-Fini alla Letta-Alfano (altro che democristiani)



I morti di Lampedusa hanno messo in chiaro, ancora una volta, gli effetti micidiali e nefasti della legge Bossi-Fini (un duo tramontato). Da qui la richiesta a più voci della sua abrogazione (un ministro, addirittura, si è impegnato).

Sara abrogata? intanto è iniziato il balletto della richiesta di un coinvolgimento dell'Europa, giusto ma non risolutivo Bossi-Fini imperante, mentre sull'abrogazione il numero dei distinguo e crescente. La realtà è che il centro destra non la vuole abrogare (altro che nuova DC), e il centro sinistra, in adorazione della stabilità, esprime una volontà di abrogazione tanto flebile quanto inefficace.

Ma da oggi i prossimi drammi dell'immigrazione non potranno più essere attribuiti alla Bossi-Fini, ma piuttosto al matrimonio Letta-Alfano.

lunedì 7 ottobre 2013

Rinasce la DC? No! È peggio (Diario 6 ottobre 2013)





Con la crisi del PDL è l’emergere di una “nuova” classe dirigente di quel partito, dove pesante è il peso dei cattolici e di uomini e donne con esperienza democristiana, si è avviato il dibattito sulla rinascita della Dc. Un po’ per celia e un po’ per non morire al primo incontro, della resurrezione della DC se ne parla in vari contesti e con finalità diverse. 

Qualsiasi sarà la soluzione della spaccatura del PDL, la vittoria piena dei “ribelli”, una vittoria così così almeno in apparenza, o la nascita di due partiti, non si potrà parlare di rinascita della DC. È un modo di dire il “contesto è cambiato”, ma nel caso specifico il contesto è veramente cambiato: la chiesa non è più quella di padre Lombardi microfono di Dio; i “poteri forte”, di cui la DC era “compare” sono svaniti (le grande industrie non esistono più), i nuovi poteri forti, quelli della finanza, non sono alla portata di un partito italiano; non c’è più l’industria pubblica che era la linfa, anche economica di quel partito; non ci sono risorse da distribuire, né ai pochi, né ai tanti (lo spropositato numero di pensioni per invalidità, soprattutto nel mezzogiorno, non era solo lo strumento per acchiappare voti, ma soprattutto quello per evitare di affrontare il problema del mezzogiorno, con una specie di “reddito di sopravvivenza”). Queste condizioni, e altre ancora, rendono impossibile la rinascita DC. Si sottolinea una sorta di antropologia antica di quelli che dovrebbero essere i nuovi democristiani: la fame e l’ingordigia di potere, nonché un feroce antagonismo che non perdona. Ma questo atteggiamento e solo di questi? Non mi pare.

Ma soprattutto quello che hanno in mente questi nuovi leader è ben altro che la “dottrina sociale della chiesta”, comunque ne fosse l’interpretazione anche opportunistica. Sono portatori di un liberismo rigido e senza alternative. Anche loro adorano una trinità (non c’è intenzione di offendere i cattolici, ma la metafora risulta molto utile): il mercato, l’austerità e la stabilità. Ma andiamo per ordine.

Iniziamo con la stabilità: ci si è accorti che la stabilità viene continuamente evocata; ma perché? Ha a che fare con i problemi del nostro paese? No, essa è evocata perché altrimenti i mercati ci puniscono. Peccare di instabilità è come offendere la trinità, e così giù la punizione. La stabilità. Inoltre, è soprattutto di potere: ogni cambiamento è in odore di instabilità.

L’austerità è l’altro idolo. Se fosse una politica consapevolmente espressa ed operativamente organizzata contro lo spreco e il consumismo, a favore per una vita più morigerata ed essenziale. Sarebbe una linea di condotta apprezzabile e condivisibile, ma non è così, si tratta di una politica che toglie di bocca l’essenziale a fasce crescente di popolazione, che taglia servizi indispensabili e funzioni necessarie per il nostro futuro. Essa è determinata con ferocia e finalizzata a pagare ( o meglio a rinnovare) il nostro debito sovrano e a pagarne gli interessi e a mantenere il nostro deficit entro il 3% del reddito nazionale (ci riusciamo, forse, con qualche sotterfugio, che l’Europa fa finta di non vedere) . Spero che i partiti sappiano, che il presidente del consiglio sappia, che il ministro del tesoro nonché il governatore della banca d’Italia sappiano che questo debito non riusciremo mai a saldarlo e che non riusciremo neanche a ridurlo al 60% del PIL come ci siamo impegnati con l’Europa. In realtà ogni anno il nostro debito aumenta sia in valore assoluto che in percentuale del PIL. Non ci riusciremo noi, ma non ci riuscirà la Spagna, il Portogallo e giù fino agli USA. 

La sostanza è che continuamente il “popolo” viene tosato attraverso le imposte per far fronte al debito. Ci si lamenta delle imposte, gli imprenditori, piccoli e grandi chiedono la riduzione delle tasse, ma queste non diminuiscono, anzi aumentano. Perché? perché dobbiamo “onorare” il debito altrimenti i mercati ci puniscono, non ha pietà. Bisogna che la richiesta di ogni diminuzione delle imposte si scontra con questo “obbligo”. Certo si può tagliare la spesa pubblica, ma fino a quando e a quanto? Ogni riduzione di sopesa pubblica non migliora la nostra situazione debitoria ma la peggiora.

Il dio supremo, il padre, è il mercato, che non è misericordioso ma terribilmente cattivo. Per soddisfarlo sacrifichiamo ogni anno non una vergine, come in un rito pagano, ma milioni di pensionati, di giovani, di donne di lavoratori.

Certo oggi non si può invocare il comunismo (anche se necessario, in una nuova forma), ma il mercato può essere controllato, ammansito, reso anche utile. Ma non bisogna adorarlo, bisogna contestarlo politicamente, legislativamente, amministrativamente e funzionalmente. Le liberalizzazioni sono proprio il contrario, a fin di bene esaltano l’assolutismo del mercato. Per esempio la liquidazione dell’industria di stato (al netto delle sue storture), nei settori strategici e ordinatori dell’economia produttiva è stata un errore che mi pare continuiamo a commettere.

È questo un periodo in cui diversi partiti sinistra e di centro-sinistra si avviano ai congressi, sarebbe essenziale che ci dicessero una parola chiara rispetto a questa trinità. Ma di questo ne riparleremo.







domenica 6 ottobre 2013

Lampedusa e la "vergogna"


Ida Dominijanni, Maria Luisa Boccia

(Testo pubblicato sul sito del Centro studi per la Riforma dello Stato)

Lampedusa non è solo l'estremo lembo dell'Italia e dell'Europa, la cosiddetta porta della penisola e del continente sull'altra sponda del Mediterraneo. E' anche, come sa chiunque ci abbia messo piede per poche ore, un microcosmo delle contraddizioni feroci della globalizzazione. E' un posto dove la presenza spettrale dei migranti rinchiusi e stipati nel centro di accoglienza convive, per molti mesi dell'anno, con la presenza spensierata dei turisti in vacanza. Dove l'incombenza quotidiana della morte convive con l'eterno presente dell'industria dello svago. Dove accade - è accaduto, tante volte - che i corpi dei vivi che si immergono nel mare si imbattano con i cadaveri che il mare sospinge verso le spiagge o sbatte sugli scogli. E' il posto dove i corpi che contano, e che si contano uno per uno perché equivalgono ad altrettanti consumatori di alberghi, bar, creme abbronzanti e spay antizanzara, si muovono contigui a quelli che non contano, e che si contano a grappolo, a decine o a centinaia quando arrivano dal mare vivi o morti, senza singolarità senza nome senza storia. E' un posto dove noi europei arriviamo con un trolley carico di tutti i nostri (vacillanti) diritti, e loro, i migranti, arrivano senza neanche il diritto a essere sepolti e compianti.
Chiamata ''frontiera d'Europa'' dai nostri politici che non sanno di che parlano, Lampedusa è dunque precisamente il posto dove l'idea di frontiera e di confine si vanifica, dissolta dal mare. Obbedendo a un nome più antico della geopolitica, il Mediterraneo - mare di mezzo, e di mediazione – rimescola quello che i confini della politica e della legge pretendono di dividere. Non c'è sovranità statuale che tenga, a Lampedusa. Non c'è legge di Schengen che valga, nel mare di mezzo. Non c'è barriera di cittadinanza possibile, dove il proprio dei diritti si perde nel nostrum del mare. Dove il mare restituisce la contiguità fra la vita e la morte che sta alla radice dell'umano, lì le politiche di distribuzione gerarchica e annichilente dei diritti, cento a noi e zero ai migranti, getta la maschera e si mostra per quello che è: una tanatopolitica basata, né più né meno che ad Auschwitz, sulla pretesa sadica di dividere gli umani in più umani, ''noi'', e meno umani, ''loro''.
Nessuna retorica dell'orrore, nessuna morale della vergogna, nessun elogio dell'eroismo dei lampedusani, nessuna proclamazione del lutto nazionale sono credibili se non sono sostenuti da una chiara ed esplicita autodenuncia delle connivenze della politica italiana con questa tanatopolitica che ha tristi e mai del tutto estirpate radici europee. Il Papa, che non legifera, può vergognarsi e appellarsi alla nostra vergogna, a un senso di colpa collettivo, a un collettivo desiderio di espiazione; il governo, il parlamento, la presidenza della Repubblica no. Se si vergognano, com'è auspicabile, hanno il dovere di dimostrarlo con gli atti, in primo luogo disfacendo quello che hanno fatto fin qui. L'immediata cancellazione della Legge Bossi-Fini e del reato di immigrazione clandestina sono la premessa necessaria, urgente e improrogabile di qualunque discorso sulla politica dell'immigrazione, dell'accoglienza e dell'asilo politico.
La piega che il discorso pubblico sta prendendo sui fatti di Lampedusa è invece tutta un'altra, e non solo a destra. Il ministro dell'interno, di fronte ai cadaveri allineati, sordo alle parole inequivoche della sindaca di Lampedusa e del governatore della Sicilia, dice e ripete che il problema non è la Bossi-Fini, che con ogni evidenza non intende toccare, ma il coinvolgimento dell'Europa ''nella condivisione della tragedia''. Ci si rivolge dunque all'Europa in una prospettiva doppiamente sbagliata: invocando a scopi meramente repressivi un di più di quella sovranità che le migrazioni sfidano, come se per superare la crisi dello stato sovrano bastasse allargarne i confini dalle singole nazioni alla Ue; e invocando la logica della riduzione del danno di fronte a un fenomeno che non è un danno e non è riducibile. Alla Ue bisogna imporre viceversa lo sfondamento dell'Europa-fortezza, la cancellazione delle leggi che consentono la libera circolazione delle merci ma impediscono quella degli esseri umani, la promozione di politiche dell'asilo nei confronti di masse di rifugiati che provengono da quegli stessi paesi in cui l'Europa fomenta le guerre, l'apertura di corridoi umanitari. E una completa rotazione del discorso sulle migrazioni, che finalmente le guardi come una risorsa necessaria per un continente altrimenti destinato a un inarrestabile declino demografico, e non come un danno da limitare o una tragedia da reprimere.
Riteniamo che su queste due discriminanti i partiti di centrosinistra debbano svolgere azioni parlamentari chiare e vincolanti ai fini della valutazione e della prosecuzione dell'attuale esperimento di governo.



 

domenica 29 settembre 2013

All'angolo

Adesso è il gioco dell'interpretazione. Perché SB ha fatto questa mossa, o queste mosse? non gli conveniva un'altra strategia? quello che ha fatto è un moto di stizza e rabbia o ha in mente qualcosa? ma se avesse permesso il dibattito parlamentare rinnovando la fiducia al governo ci avrebbe guadagnato in termini di immagine? ma farà la campagna elettorale sull'IVA con la preoccupazione che questo tema finisca per rivoltarglisi contro? Le colombe cosa faranno? il PDL si spaccherà? ecc. ecc. ciascuno ha una interpretazione psicologica, o politica, o economica. 

SB si sente una belva (è una belva) chiusa all'angolo con i suoi nemici che l'accerchiano. Si sente (è) perduto, con la forza della disperazione da zampate a destra e a manca, senza criteri ma solo per dimostrare che non è morto e che combatte, ma ogni volte le sue zampe ricevano ferite. Perde sangue, è finito.
La signora dal dito medio e il poeta di corte gongolano, l'hanno portato dove volevano, ma adesso non sanno cosa fare. E' probabile che  non si andrà alle elezioni subito, che si cambierà il porcellum, che si faranno dei minimi provvedimenti economici, che molti tradiranno e che Forza Italia verrà cotta a fuoco lento.

Certo Napolitano può fare qualche mossa che lo aiuti, il PD potrà fare tutti gli errori possibili, ma mi pare che il futuro del condannato è segnato. Ormai è un EX, questo lo terrorizza. E se scappasse con la sua fidanzata? Per piacere in questo caso porti con se almeno il poeta e la signora che ansima per il potere.    

giovedì 26 settembre 2013

Dimissioni di massa e caos costruttivo

Sembra che scaduto, come una confezione di latte, Silvio Berlusconi i parlamentari del PDL si  vogliano dimettere tutti in massa.  Poiché le dimissioni vanno approvate a maggioranza singolo deputato per singolo deputato e siccome, sia alla camera che al senato una maggioranza esiste, il PD potrebbe scegliere chi tenere e chi dimettere. Provate a immaginare che siano approvate le dimissioni di Berlusconi, Santanchè, Verdini, Bondi, ecc. diciamo tutti gli eccellenti mentre vengono respinte quelle della "palude" berlusconiana. Senza dire che ci sono i "primi dei non eletti" che premono alla porta. Caos politico e caos parlamentare, ma almeno si potrebbe approvare la legge sul finanziamento dei partiti e quella elettorale.  E poi finalmente andare a votare.
Andando oltre le dichiarazioni emotive si dimetteranno davvero tutti? Si tratta di "parlamentari" o di pretoriani (che come è noto uccidono e cambiano l'imperatore)?
Quella delle dimissioni non sarebbe una bella storia, dietro c'è l'idea di creare il caos, affinché il "popolo" inneggi  l' "uomo forte"; ma usando il cinismo una volta tanto  a fin di bene, si potrebbe usare questa occasione ,  separando e scegliendo, per andare alle elezioni e far fuori anche politicamente questa destra fondata sull'interesse di un uomo solo e ripristinare una dialettica politica che si ponga il problema di come attrezzare la società alla nuova fase del capitalismo finanziario.

venerdì 6 settembre 2013

Salvare Silvio Berlusconi?




Evidentemente Silvio Berlusconi sta annegando nel mare dell’illegalità e chiede aiuto, che se avesse nuotato nel mare calmo della legalità non ci sarebbe oggi bisogno di salvarlo. Ma il mare dell’illegalità è molto tempestoso e pericoloso e il bagnino che si azzardasse a cercare di salvarlo rischierebbe di essere trasportato a fondo.

Ma allora di che cosa parliamo? Per la sopravvivenza di un cattivo governo, qualsiasi cosa in contrario pensi Letta e Napolitano, si cercano eroici bagnini pronti a morire. Si invoca il diritto alla difesa, si parla di plotone di esecuzione, e simili baggianate buone per riempire le gazzette scritte e quelle televisive.

All’uomo della strada sembra tutto molte semplice:

- Tre gradi di giudizio, compresa la Corte di Cassazione, hanno sempre affermato la colpevolezza, si ricordi per evasione fiscale, dell’imputato. Oggi non c’è presunzione di innocenza, la sentenza è definitiva;

- la “giunta” del Senato, sulla base di questa sentenza e della legislazione deve semplicemente proporre all'assemblea del senato che il senatore Berlusconi decade da Senatore. quello della giunta non è  un quarto grado di giudizio, ma si occupa solo applicazione della legge. Con generosità si vuole sentire il decadente? bene lo si faccia, brevemente e in fretta, sapendo che quello che dirà il reo a sua discolpa sarà ininfluente, la Giunta non deve giudicare ma solo applicare un provvedimento;

- in conseguenza della legge approvata all’unanimità, riconosciuto che il sig. Silvio Berlusconi è stato condannato ad una pena maggiore di due anni, lo stesso non è candidabile al Parlamento. Di questo fatto devono prendere atto tutti gli uffici elettorali che non potranno accettare la candidatura di Silvio Berlusconi. 

Tutto molto chiaro, non persecutorio e legittimo. Qualsiasi cosa di diverso si faccia, qualsiasi temporeggiamento, qualsiasi invenzione di legge ad personam, indicherebbe che sprezzante del pericolo qualche bagnino si è buttato a mare per salvare l’annegante. Un eroismo inutile, il nostro bagnino aggravato dal peso morto di Berlusconi finirà anch'esso a fondo.

domenica 1 settembre 2013

Dal premio Nobel per la pace al premio Attila per la guerra





Barak Obama vi avvia a questa traiettoria: dal premio Nobel per la pace ad un immaginabile premio Attila per la guerra.

In Siria succedono cose terribili, ma non è l’unico posto al mondo. È drammatica la morte a mezzo gas (in quell’area non è la prima volta), ma non è meno drammatica l’uccisione con un machete, con una pallottola o con qualsiasi altro mezzo che la nostra specie ha inventato.

Si può essere presi dallo scrupolo e dall'orrore per cui può sembrare ragionevole intervenire. Ma se l’intervento non ponesse fine al massacro, ma piuttosto, come sembra probabile, innescasse un allargamento del conflitto? Poi chi si attacca l'Iran? quale coinvolgimento di Israele, della Turchia, ecc. ? Un’area che non ha proprio bisogno di questo

Gli Stati Uniti non possono auto dichiararsi i custodi mondiali della “moralità governativa” e della difesa dei “diritti umani”, per una serie di motivi: perché non hanno più il ruolo che si erano conquistati dopo la seconda guerra mondiale, perché l’opinione pubblica internazionale non apprezza questo atteggiamento e spesso mostra un atteggiamento riflessivo verso interventi di forza (vedi Parlamento Inglese) e poi perché non può giocare questo ruolo a suo piacimento, intervenendo dove ritenga gli convenga per difendere corposi interessi.

Gli accordi sul disarmo (diciamo così) nucleare forse salverà l’umanità dalla sua autodistruzione, ma si muore con altri mezzi, che sono prodotti principalmente dai paesi occidentali, dalla Russia oltre che dalla Cina. Un mercato fiorente di miliardi di dollari. Un disarmo generalizzato potrebbe essere la strada giusta, che se poi ci fossero controverse che sfociano in violenza si battano con i …bastoni. Certo che esistono delle regole internazionali sul commercio delle armi, che pongono dei vincoli, ma è altrettanto certo che queste regole non vengono rispettate (anche ufficialmente) da molti paesi (anche dalla Svizzera). 

È evidente che se tutto il mondo è armato e non tutti sono in grado di “produrre” armi, da qualche parte queste vengono; arrivano via mercato nero che anche mercato ufficiale. I paesi occidentali, soprattutto alcuni, hanno più volte armato la mano di quelli chi in quel momento erano considerati “amici” per poi ritrovarseli contro.

Lo Stockholm International Peace Research Institute nel suo ultimo rapporto mette in luce come il mercato sia dominato da imprese americane ed europee. L'elenco delle prime 100 società di produzione di armi è dominato da aziende americane ed europee, che detengono rispettivamente il 60 e il 29 per cento del mercato globale. Tra le prime imprese all’ottavo posto troviamo anche la nostra Finmeccanica. 

I principali cinque paesi che controllano il mercato degli armamenti sono Usa (30%), Russia (24%), Germani (9%), Francia (8%), Inghilterra (4%) (resta oscuro il dato della Cina). Tra le prime 250 imprese che producono armamenti 155 sono in Europa, 64 in America e 31 negli altri continenti.

I maggiori acquirenti sono individuabili in India, Cina, Pakistan, Corea del Sud, Singapore. In Africa negli ultimi dieci anni l’acquisto di armi è cresciuto del 110% ed anche i relativi massacri.

Un quadro che chiarisce non perché si spara e ci si ammazza, ma da dove vengono i mezzi per la macelleria.

Non è possibile che chi arma la mano si meravigli che quella mano armata uccida. Forse bisognerebbe pensarci prima ma… gli interessi in gioco sono enormi e può fare comodo un’azione di “pulizia e polizia” per incrementare le vendite.

(Chi volesse approfondire il tema, potrebbe leggere di D. Facchini, M. Sasso e F. Vignarca, Armi, un affare di Stato - Soldi, interessi, scenari di un business miliardario”, Chiarelettere, 14 euro).



venerdì 30 agosto 2013

Perché si taglia l'Imu?



Le imposte si possono cambiare, aumentare, diminuire, ecc., si possono anche cancellare (magari per finta) ma deve essere chiaro perché si fa ciò. Ogni cancellazione o riduzione di imposta produce una minore entrata per lo Stato (o Regioni o Comuni) il che, in assenza di risorse abbondanti, comporta o lo spostamento di risorse da una voce all'altra o un aumento di entrate fiscali travestite. Il povero Fassina è stato messo in croce (anche dal suo partito) perché ha avanzato l'opinione che la cancellazione della prima rata dell'Imu avrebbe costretto all'aumento dell'Iva (già previsto da tempo). Il che è il meno che possa avvenire.

In questa storia c'è qualcosa che con la ragione non ha niente a che fare, o meglio ha a che fare con le peggiori "ragioni"  della politica: l'Imu si toglie non perché si tratta di una tassa mal fatta che non rispetta quasi per niente la progressività, si toglie non per avvantaggiare le famiglie, si toglie non per rilanciare i consumi (questa è la motivazione più stupida), ma in sostanza si toglie per salvaguardare la stabilità del governo.

Non è chiaro perché il segretario del PD continua a tuonare sull'impossibilità di scambiare la legalità con la stabilità (leggi decadenza di Berlusconi e crisi di governo), che speriamo sia una posizione che duri nel tempo, mentre non tuoni sullo scambio socialità e stabilità del governo. L'Imu poteva e doveva essere riformata, ma cancellarla, almeno nella sua prima rata, è un'operazione che va contro la progressività dell'imposte (vedi articolo di  Roberta Carlini, riportato in questo blog con l'etichetta "la voce degli altri") e non fa ben sperare per il futuro.

Con un mattone al collo

da http://sbilanciamoci


29/08/2013
Confermando la cancellazione della prima rata dell'Imu 2013, rinviando alla legge di stabilità la decisione sulla seconda rata e spostando sulla “service tax” il compito di sostituire l'Imu nel 2014, il governo Letta-Alfano non ha solo ribadito la sua abilità sopraffina nella tattica del rinvio. È vero, di fatto non c'è ancora nulla di nuovo, tant'è che la Commissione europea aspetta lumi sulle coperture finanziarie prima di pronunciarsi sulla sparizione dell'Imu dall'orizzonte dei conti fiscale 2013. Ma questo non vuol dire che siamo al nulla di fatto: c'è molto di fatto, e tutto in negativo. Cioè in senso esattamente contrario alla equità tra cittadini, tra generazioni, tra territori. E dunque, in senso opposto a quello che un partito di pur vaga collocazione a sinistra come il Pd dovrebbe volere, e che infatti pur vagamente aveva scritto nei suoi programmi e promesso ai suoi elettori. Per questo, al di là della maggiore abilità propagandistica, sull'Imu ha davvero vinto la destra.
Partiamo dalla fine, cioè dal 2014 e dalla fantomatica “service tax”. Che non è l'ennesimo cambio di nome della stessa cosa, ma uno spostamento: da imposta pagata dai proprietari (cioè patrimoniale) come Ici e Imu, a imposta pagata da chi vive in una casa, cioè anche gli inquilini. Perché l'abolizione dell'unica patrimoniale esistente in Italia? In linea generale, i motivi per la sopravvivenza di un'imposta patrimoniale sugli immobili c'erano e ci sono tutti. Nei testi di scienza delle finanze, nella realtà di tutto il mondo civile, a maggior ragione in quella italiana dove tra l'altro lo chiederebbe anche la Costituzione, che chiede di commisurare le tasse alla capacità contributiva. E non c'è dubbio sul fatto che chi possiede una casa ha maggiore capacità contributiva di chi non ce l'ha. Semmai è necessario discutere di come esentare una fascia di proprietari poveri, con scarso reddito: ma solo di questi, non di altri. Invece, l'Imu sulla prima casa è abolita per tutti (quest'anno la pagheranno solo i proprietari di ville e castelli, se non li hanno truccati al catasto facendoli risultare come stalle).
Attenzione, la differenza e lo scontro non passano solo tra proprietari e inquilini intesi come classi sociali, in linea orizzontale: dopo le politiche dissennate di sparizione dell'edilizia pubblica, degli incentivi a comprare case con mutui oltre il 100% e dei numerosi disincentivi all'affitto, la legge dei numeri sta dalla parte dei primi, i proprietari. Ma a uno sguardo diverso, in verticale, che guardi alle generazioni, le cose cambiano completamente. I giovani sono tutti inquilini o potenziali tali, salvo i figli delle famiglie con più di una casa. (i numeri sono qui: http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-casa-al-centro-i-giovani-al-margine-16403). Tra gli under 30, la maggioranza è danneggiata dal decreto Letta-Alfano. Un'ulteriore conferma del fatto che la retorica giovanilista dispensata all'insediamento del governo dell'under 50 Letta era, appunto, retorica. E non basta certo, per riequilibrare i pesi, riavviare la macchina dei mutui a vita, con gli incentivi a indebitarsi per comprare casa: non tutti potranno farlo, e non è detto che sia desiderato e desiderabile l'aumento dell'esercito dei proprietari. Certo aiuterà i più grandi operatori del mercato immobiliare, che non sanno più a chi vendere gli smisurati quartieri che hanno costruito alle periferie delle nostre città.
In proposito, arriva la ciliegina sull'indigesta torta dell'Imu: sulle case nuove, costruite e invendute, non si pagherà l'Imu. Cioè i costruttori risparmieranno qualcosa come 35 milioni (nel complesso), a fronte di un patrimonio invenduto che si aggira sugli 1,5 miliardi (stime riportate dal Sole 24 ore, 29/8/2013). Riepilogando: un giovane precario e senza casa, che va a vivere da solo facendo i salti mortali ogni mese per pagare l'affitto, pagherà la nuova Imu; Caltagirone e i suoi colleghi, che hanno costruito case che non riescono a vendere, correndo quello che dovrebbe essere il normale e fisiologico rischio d'impresa, non la pagheranno. In compenso, quelli che il rischio d'impresa lo pagano sempre, cioè i lavoratori dipendenti e non, sono del tutto scomparsi dalla scena: alla cassa integrazione, agli esodati andranno le briciole che restano dopo aver trovato le coperture dell'Imu; agli atipici, precari, indipendenti neanche quelle.
L'effetto redistributivo della manovra è evidente e plateale anche prima che arrivino i dettagli che preoccupano la Commissione Ue, i custodi del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil: se è chiaro che per la prima rata lo sgravio dell'Imu è stato pagato un po' prendendo soldi dal 2014, un po' con tagli veri e trucchetti vari, non è ancora chiaro come sarà pagata l'abolizione della seconda tranche. Fondi dormienti tagli semi-lineari: i giornali abbondano di termini fatti apposta per respingere i lettori. Per ora di certo c'è una sanatoria sui gestori dell'unico affare che va in Italia, le slot machine: erano protagonisti di un lungo contenzioso con lo Stato, al quale addirittura dovrebbero 2,5 miliardi, gli si chiede di pagare “pochi maledetti e subito” 600 milioni, e nessuno più ci dirà che aveva ragione e chi torto in quel processo. Del resto, a che servono i processi?

sabato 24 agosto 2013

Le divergenze interne al popolo (si fa per dire)

Sempre più spesso, discutendo tra amici, emergono delle differenze di prospettiva politica. Sarebbe un errore classificare le diverse posizioni come ottimiste o pessimiste, mi sembra  che c’è in queste  diversità qualche elemento di concretezza e di verità (parola grossa). Vorrei esporre in modo più oggettivo gli elementi che in generale ci trovano d’accordo e quelli, più importanti, di disaccordo. Un tentativo di coinvolgere i frequentatori di felicita futura, oltre, ovviamente gli amici con i quali ho discusso, ad una discussione senza rete.
In generale siamo d’accordo sulla natura dell’attuale crisi economica: non corrisponde a una congiuntura negativa, per quanto lunga, ma a una crisi del sistema di produzione capitalistico. Modifiche nei processi di accumulazione (finanziarizzazione), come pure rilevanti innovazioni tecnologiche che modificano elementi non marginali  del sistema di produzione, nuova divisione internazionale del lavoro, unificazione mondiale del mercato, aumento delle disparità economiche, nonché aspetti che riguardano l’ambiente,  appaiono come elementi che  mettono in dubbio la sopravvivenza della formazione sociale che c’è nota. Alcuni, pochi, sono più cauti su questa diagnosi, condividendo i grandi e profondi cambiamenti, pare loro che il sistema possa stare ancora in piedi anche se ampiamente trasformato e da trasformare (del resto i continui annunzi della ripresa alimentano questa interpretazione).
Parlare di crisi del sistema di produzione non significa considerare superati gli specifici rapporti di produzione, né, tanto meno, immaginare che i rapporti di potere (sociale e internazionale) pesino meno. Si ha la consapevolezza che i rapporti di potere si stiano esercitando in termini di impoverimento delle masse (almeno in occidente) e di diminuzione dei gradi di libertà. Tutto questo non ci fa dire che siamo alle soglie di un’alba radiosa. I forti aumenti nelle diseguaglianze economiche e sociali stanno a indicarci che la crisi differenzia molto e quello che ci appare all’orizzonte è una crescente società differenziata e autoritaria.
Tutti appaiamo convinti di un cambiamento necessario.  
È proprio su tale cambiamento che cominciano le differenze. Come detto non è questione di ottimismo o di pessimismo, come non c’entrano destra e sinistra; quello che ci divide, per dirla in formula, è l’identificazione del “motore della storia”.
Una differenza è sulle reazioni. La domanda banale è: come mai non ci si organizza per combattere questa situazione?
Anche se si usano parole diverse circa lo stato  della società (vale soprattutto per l’Italia  e la Spagna, ma forse anche in generale) mi pare che comune sia l’analisi. Alcuni ritengono che la “via di crescita” assunta dalla società mondo possa essere rappresentata dall’immagine di una mano che stringe la piramide sociale che ci era nota per proiettare pochi in alto e molti in basso, ma soprattutto scomponendo i membri della società la maggior parte dei quali avendo perso il contatto con gli strati sociali superiori ma vicini nella vecchia scala sociale, perdono la “speranza”.  Altri di noi preferiscono parlare di disarticolazione, se ho capito bene, non come effetto dei processi prima descritti, ma come espressione di “potere” per evitare che la società si ricomponga in modo antagonistico. È probabile che tra i due punti di vista si possa intravedere un effetto somma.
Parlare di “speranza perduta” a molti dei miei amici non piace, ad altri pare un dato essenziale: la perdita di speranza non genera antagonismo, ma piuttosto sconforto, individualismo mentre  la società incarognisce.
A molti la rivoluzione sembra necessaria, se da una parte essa non può essere la ripetizione delle rivoluzioni del passato, essa non può non incidere sui rapporti di potere. Non sono sicuro ma mi pare che alcuni di noi pensano che il cambiamento possa scaturire da iniziative individuali (di piccoli gruppi) che non hanno come obiettivo la rivoluzione ma un contributo parziale al miglioramento della vita che come somma darà la modifica della società. La maggior parte di noi pensa che l’iniziativa individuale o di gruppo, anche di lotta sociale, che non abbia un’analisi, una teoria e un obiettivo, possa essere utile ma non risolutiva.
Una rivoluzione del sistema deve per forza possedere una piena consapevolezza dei cambiamenti di sistema, perché solo intervenendo su questi si possono produrre trasformazioni.
Vanno colti sia i mutamenti strutturali, come la finanziarizzazione dell’economia, sia i mutamenti ideologici, l’individualismo e il liberismo, sia quelli di natura antropologica e comportamentale. Uno di noi sottolinea come la corruzione non si limita alla corruzione come viene descritta dai giornali, ma investe i nostri comportamenti, che per mezzo di “amicizie” cercano vantaggi a svantaggio di altri membri della società (vedi per tutti la “raccomandazione”). Detto brutalmente non sono  solo le “caste” ad essere corrotti ma lo siamo tutti (certo con effetti diversi e mezzi diversi), si tratta di un effetto dell’individualismo esasperato.
Ma come e verso dove andare?
Dove andare e insieme difficile e facile: cancellare le diseguaglianza, dividere il lavoro secondo necessità e possibilità, ricostruire un tessuto sociale collettivo, rafforzare le istituzione che garantiscono formazione, salute,eec.,  difendere l’ambiente delle trasformazioni inutili e dannose, ecc. Tutto questo prevede la trasformazione dei rapporti sociali  di produzione. Secondo un amico, la soluzione sta nella trasformazione della moneta in bene comune (grazie anche alla crescita della moneta elettronica). Che ne evita cioè l’ereditarietà  ma non l’accumulazione (individuale); e questo è un problema. Per altri, la moneta come bene comune potrà essere un effetto della trasformazione e non lo strumento della trasformazione.
Ma è sul come che le differenze si fanno più profonde. La necessità di corpi sociali intermedi (sul tipo dei partiti) paiono ad alcuni essenziali, per formare una coscienza collettiva, per mobilitare, per organizzare e finalizzare le lotte. L’idiosincrasia per i partiti, (la casta), se da una parte ha ragione di essere dall’altra parte costituisce un elemento del degrado della società e della lotta politica e anchde uno strumento di oppressione. Le terapie per la trasformazione dei partiti per adeguarli alle necessità odierne non sono né chiare né semplici.
Alcuni fanno molto affidamento sui “movimenti spontanei” e soprattutto sui giovani: i giovani non vanno considerati senza speranza ma la speranza. L’obiezione che i movimenti ai quali si è assistito in questi anni di crisi, non hanno tenuta in ragione di una carenza di analisi e la mancanza di una teoria, non scalfisce i sostenitori di questa posizione. Si replica che non resistono ma producono poi iniziative diverse e soggettive (di cui si è detto).  
In realtà in queste discussioni, come è ovvio,  le divagazioni sono state moltissime, ma da parte mia ho cercato di cogliere il nocciolo, e  spero raccontato con quella obiettività di cui sono stato  capace nonostante il mio diretto convincimento.
La quotidianità politica, non poteva mancare in questi discussioni per lo più conviviali, ma su questo terreno nessuna novità se non una differenza di giudizio sul declino definitivo di Berlusconi.
C’è un punto che è stato affrontato marginalmente ma che meriterà di essere approfondito: non c’è dubbio che la situazione italiana e spagnola si caratterizzano per un peggioramento della situazione sociale ed economica di fasce consistenti di famiglie e individui (riduzione dei redditi, delle pensioni, disoccupazione, disoccupazione giovanile, cassa integrazione, ecc.) ma si ha l’impressione che a livello di “consumi”, soprattutto della loro qualità, la crisi non appaia. Si sta creando una nuova bolla di debiti?

   

giovedì 22 agosto 2013

Il "grillo"del Pdl

Non demorde, tutti sono preoccupati; sembra che anche una pesante sentenza definitiva non ci liberi dall'ex cavaliere Silvio Berlusconi. Una preoccupazione alimentata dalla resistenza del condannato. Le sue dichiarazioni che, comunque, resta il"capo" del centro destra sembrano presagire ancora una sua "forte" presenza nella politica delnostro paese. Non e' così, e' finito.
Le sue affermazioni fanno intravedere che egli vorrebbe svolgere lo stesso  ruolo di
Grillo (M5stelle) nel Pdl. Ma il Pdl non somiglia neanche lontanamente al Pdl, e poi Berlusconi non e' Grillo. Non ha la forza (fisica), non ha la verve e non ha l'età.  
Ci farà ancora penare ma e' finito, ed anche il suo Pdl o versione Forza Italia sarà un campo di battaglia con morti,  feriti, e abbandoni. Più sei in alto più il precipitare e' disastroso.
Detto questo i guai per il paese non si risolvono con la sua caduta, qualsiasi sia l'esito, nuovo governo o nuove elezioni, essi restanto immutati, si .aggraveranno ogni giorno di più, n ostante che gli esploratori continuino a vedere luce in fondo al tunnel. Ma questa e' altra storia.

sabato 10 agosto 2013

Una storia finita



Alessandro Pavolini, un gerarca fedelissimo del Duce (Mussolini) per il suo fanatismo nella difesa della Repubblica di Salò fu indicato come "L'ultima raffica di Salò". Quella fu una tragedia. Mentre in farsa può essere tradotta "l'ultima raffica di Arcore", attribuibile all'on. Bondi (il poeta bonario) quando ha annunziato una prossima guerra civile in difesa di Berlusconi, del suo onore (sic!), delle sue imprese, dei suoi interessi.

Il PDL dovrebbe riflettere su quali siano gli effetti (anche di consenso) quando il "capo carismatico" viene disarcionato. Va bene che la sroria non è maestra di vita, ma forse qualche indicazione la fornisce.

La verità è che la stella polare del PDL è sempre stata costituita dagli interessi di Berlusconi. Interessi corposamente materiali e personali. I maggiorenti di quel partito fanno finta (non potrebbe essere diversamente, essendo molto navigati) di credere al programma di "libertà"  delle origini (fa eccezione Bondi, forse, perchè determinato da credulità). Si appellano al programma della prima ora, facendo finta di crederci, e ad esso come scialuppa di salvataggio si aggrappano.

Il carisma di Berlusconi è tutta una favola, ad un uomo di potere economico gli si riconosce carisma proprio in virtù di questo potere non di personali capacità. Si tratta in realtà di un buon venditore porta a porta di spazzole, solo che lui vende illusioni a gente a cui piace illudersi e soprattutto sognare ad occhi aperti.

Anche la storia di Marina Berlusconi si situa in questa lunghezza d'onda. La signora Marina non scnderà in campo (con grande e mal celata contentezza dei tanti che vorrebbero sostituire il capo), non scenderà in campo perchè una sua sconfitta rischierebbe di essere disastrosa per gli interessi economici dei berlusconi. La condanna del papa Silvio, gli altri processi in dirittura di arrivo, non saranno buoni auspici per le imprese della famiglia, tanto vale, pensa Marina e il papa concentrarsi su quelli.

Insomma una storia è finita, vediamo se si riesce a iniziarne una diversa, nel segno degli interessi collettivi e non di alcuni. Si può solo sperare con il cuore stretto dall'angoscia.

lunedì 5 agosto 2013

La resurrezione impossibile



Si fa fatica a crederci, non ci vogliamo convincere, che Silvio Berlusconi e la "sua" rivoluzione libeerale, pardon, personale, è tramontata per sempre. Non vogliamo credere alla realtà e ci ripetiamo che tante volte è sembrato finito e poi lo si è visto risorgere, una sorta di resurezzione permanente.

Le condizioni e i tempi sono cambiati; certo qualche amico mi ripete che non sono cambiati gli italiani, ma questo dovrebbe dare un po' di sicurezza: non sono fedeli.

Forza Italia e poi il PDL sono stati fondati sugli interessi del capo-padrone, e sulle convenienze dei seguaci senza voce. Non è un caso che rappresentano la riunione di molte macerie politiche. Ma ora? certo si tratta di seguaci fedeli, ma educati a guardare al sodo dei loro interessi; cominciano a capire che i loro interessi non corrispondono più a quelli del capo-padrone, che poco può e ancora meno potrà garantire in futuro. Non sarà facile per molti di loro "ricollocarsi", i marpioni staranno sempre a galla , ma sono troppi.

Un chiaro esempio di qusta diversità di interessi si legge nelle decisioni prese da Berlusconi (fino a quanto valgono): la continuità di appoggio al governo Letta (zio a parte) è determinata, non già come recita la vulgata per gli interessi del paese, ma solo per gli interssi di B. che in questo modo ha possibilità ancora di contare, di ric attare, di imporre. I Falchi, non sono degli estremisti, ma dei raziocinanti che pensano che elezioni subito (a parte la resistenza di Napolitano) sarebbero per molti garanzia di rielezione sulla base dell'emozione della condanna, ma più passa il tempo meno questo doventa sicuro.

E' proprio questo ginepraio di interessi contrapposti che costituisce garanzia di una impossibile resurrezione e di una molto probabile sfaldatura.

Dobbiamo abituarci a far a meno di berlusconi.

domenica 4 agosto 2013

I creduloni in parlamento



L'elettore si aspetta che i suoi rappresentanti in parlamento siano onesti, se non onesti intelligenti, se non intelligenti maturi, ma mai può aspettarsi che siano stupidi creduloni, che credono alle favole. E invece si deve ricredere i suoi rappresentanti forse non sono onesti, forse non sono intelligenti, forse non sono maturi, ma sono creduloni e credono alle favole che neanche un bambino.

Tanto per fare degli esempi, hanno creduto alla favola che Rubi fosse la nipote di Mubarak,, che Berlusconi abbia telefonato alla questura di Milano perché la ragazza fosse liberata onde evitare una crisi internazionale, che Alfano niente sapesse e immaginasse della deportazione di madre e figlia in kazachistan.

Ma ora viene il bello, scusate il peggio, dovrebbe credere alla persecuzione giudiziaria contro Berlusconi dopo tre livelli di giudizio, in sostanza dovrebbe credere che Silvio Berlusconi non abbia evaso le tasse. Infine dovrebbe credere alla imminente guerra civile e alla necessita', per evitarla, di una grazia impossibile che il presidente della repubblica dovrebbe concedere in modo da ripristinare la democrazia (mentre e' assolutamente  democratico che il presidente del consiglio durante il suo mandato evada le tasse).

Se fosse cosi' di un parlamento che crede alle favole non sappiamo cosa farcene.

sabato 3 agosto 2013

Un Buon Agosto 2013



Non è facile mettere ordine, ma un tentativo va fatto.

Il punto di partenza non può che essere la conferma che l'ex cavaliere Silvio Berlusconi ha commesso  reati contro lo Stato e cioè contro noi tutti. Il primato della legge sul potere è stato riaffermato (era tempo) dalla Cassazione e da dei giudici che sicuramente non possono essere accusati di essere "politicizzati".

La sentenza mette fine alla carriera politica di Berlusconi. Nonostante l'agitazione di questi giorni questo è l'esito sicuro, ma mette fine anche al PDL ( a pprescindere dalla decisione di Berlusconi) e rende difficile il rilancio di Forza Italia (alla guida di Marina Berlusconi? siamo alla farsa dell'eridarietà).

Berlusconi è penalmente colpevole in via definitiva, per alcuni giorni si alimenterà ancora la favola delle persecuzione giudiziaria, ma poi si tornerà alla realtà del condannato (e con altre gravi accuse pendenti in vari tribunali).

Il senatore Schifani, già presidente del Senato (seconda carica dello stato), può dichiarare con impudicizia che si sente orgoglioso di avere come leader Silvio Berlusconi (un condannato in forma definitiva). Non fa meraviglia, Schifani è quello che è, non si è mai preoccupato che nel suo (o nel partito di Silvio Berlusconi) fossero presenti personaggi come Previti, come Cosentino, come Formigoni (e mi fermo per non consumare molte pagine.

Alfano si commuove, Brunetta si commuove, le amazzone piangono, ma non serve a niente Silvio e caput.

Con l'arroganza del potere, ma senza coscienza di averlo perso, chiedono la "Grazia" al Presidente della Repubblica che, meno male, nega ogni possibilità.

Allora passano alle maniere forti: dimissioni di tutti i ministri e in prospettiva di tutti i senatori e deputati.

Ahi! Ahi! i "nominati", non lo danno a vedere ma cominciano a preoccuparsi. No è detto che PDL o Forza Italia o qualsiasi altra cosa vinca le elezioni, non è detto che si vada a votare con il porcellum.

Altre maggioranze in Parlamento sono possibili, anche solo per cambiare la legge elettorale. E poi  chi trascinerà alla vittoria l'ex PDL? Alfano, a cui manca il quid, Marina Berlusconi che tutti dicono di volere mentre tutti pensano che sia meglio stia a mediaset-mondadori, che le vere guide sono già che scalpitano: la "signora" dal dito medio, Schifani che ha perso il senso di realtà, Brunetta che sarà almeno due anni che lavoro a questo fine, la Biancofiore, amazzone dal primo giorno, poi ci sono gli inquisiti Scaiola, Verdini, Formigoni ... Insomma una pletora impresentabile ma tutti convinti di avere le stigmate del vincente.

La caduta definitiva di Berlusconi impesterà l'aria ancora per un po' di tempo, ma sarà anche il tempo per la disintegrazione del partito padronale, nonostante i soldi (evasi) la disintegrazione è nelle cose di questo mondo e di questo paese (abbattere le statue e negare qualsiasi compromissione con il vecchio regime. Già visto)

Se prevalesse un minimo di ragione politica, si andrebbe alla riforma elettorale e poi alle elezioni, che sarebbero una storia tra il Centro-Sinistra e il M5*, mentre nel campo ora di Brelusconi, avremmo i resti di tanti: del PDL, degli ex-An, di Monti, di Casini, ecc. Le forze per questa riforma in Parlamento ci sono e cominciano a dichiararsi disposti.

Detto tra di noi in segreto, tutto sommato questo agosto 2013 non è male, ma non bisogna illudersi che le nuove elezioni risolvano i problemi della crisi del paese, questo no, nessuno ha idea di cosa bisogna fare. Ci vorrebbe dell'altro ma per questo il tempo è poco (ma non perdiamolo).

venerdì 2 agosto 2013

Definitiva condanna



L'ex cavaliere Silvio Berlusconi è stato riconosciuto colpevole anche di aver evaso il fisco mentre era presidente del consiglio. Quello che si dice un buon esempio.

Ma invece di nascondersi, emigrare, magari fuggire, recita un proclama difensivo, giustificativo, mendace e programmatico.

Secondo questa versione è individuabile un "potere", quello giudiziario, che si è sostituito a tutti gli altri a partire da mani pulite. Si è dimenticato di dire che uno dei personaggi più emblematici, della procura di Milano, Di Pietro, era stato invitato a fare il ministro (della giustizia) nel supo primo governo. Forse era un atto di riconoscimento al fatto che involontariamente gli era stata aperta la strada per la sua discesa in campo. Di Pietro non abbocca.

Ma se fosse stato assolto il giudizio sul potere giudiziario sarebbe stato lo stesso?

Il primo processo che non viene cancellato da prescrizioni, modifiche di legge, ecc. che attraversa tutte e tre gli scalini di giudizio lo vede condannato. Questa è la verità.

Tutti a domandarsi che "farà"? ma un condannato per reati contro lo stato può avere voce in capitolo?

Non mi è chiarò cosa farà e cosa dirà, mi pare tuttavia che non solo il PDL ma anche la speranza di Forza Italia siano ormai fortemente depotenziati. Agli sgoccioli, non basteranno i soldi, non basteranno le "amazzoni", ecc, Silvio è politicamnete finito (questa volta neanche il PD riuscirà a rianimarlo).

Sempre in questo arrogante e mendace proclama esalta i suoi meriti imprenditoriali, ma niente ci dice dei "favori" ottenuti dai socialisti al governo.

Ma non vale la pena fare la punta ai chiodi, la sentenza l'hai inchiodato alle sue responsabilità, mentre pendono altri processi dalle gravissime imputazioni. Sepolto da un mare di sentezze avverse.   

giovedì 1 agosto 2013

In che paese viviamo?



Fa impressione; ma da diverse settimane la politica e quindi il governo del paese è sospeso in attesa di una sentenza della Cassazione che potrebbe confermare o meno ben due sentenze, di corte di appello, che ha condannato Silvio Berlusconi, anche di reati contro lo stato (cioè contro noi).

In qualsiasi paese di media, o anche sotto media, democrazia la questione sarebbe di pertinenza soltanto ed esclusivamente del condannato il quale si sarebbe già dimesso da ogni incarico pubblico, compresa la "rappresentanza del popolo". In Italia no! si discute se l'esito della sentenza può o meno fare cadere il governo.

Tutti gli imputati si sentono perseguitati, e in un certo senso è vero, sono perseguiti dallo stato per i fatti che hanno commesso e che speravano rimanessero nascosti. Scoprire i reati ha un po' di persecuzione, ma  dopo la persecuzione c'è la condanna e questo dovrebbe bastare.

E mai possibile che se un ministro, in un altro paese, viene accusato di aver copiato in parte la sua tesi di dottorato si dimette subito e in Italia due condanne, pesanti, non spingono lo "statista" (ah!ah!) a dimettersi, ma più tosto fa calcoli su gli anni di eventuale interdizione dei pubblici uffici per potersi ricandidare e rappresentare il popolo?

Altro che santi, poeti e navigatori questo è il paese dei marioli, degli imbroglioni e dei malvessatori.

mercoledì 31 luglio 2013

La qualità manageriale (umana?) di Marchionne



Il finanziere Marchionne sostiene che nel nostro paese è impossibile fare industria (ma è possibile ottenere emolumenti superiori a 40 milioni): se egli caccia la Fiom dalle sue fabbriche, non può esserci un qualche tribunale che gli impone di riammetere il maggior sindacato metalmeccanico nella sue fabbriche. Così va a farsi benedire la catena del comando.

L'idea industriale di questo finanziere (non si può dire che sia un manager industriale di successo, basta vedere il mercato della FIAT) è molto semplice e ... antica: la forza lavoro e fondamentale ma deve essere possibile cacciarla via quando non piace, è troppo invadente sindacalmente o non serve. I lavoratori carne da lavoro e da macello.

Non può capire che oggi per fare industria ci vuole un altissimo senso della collettività, una giusta equità, una fondamentale lotta alla finanza internazionale. Ma come potrebbe fare lo svizzero Marchionne a combattere la finanza internazionale di cui è parte?

Non più gnomi svizzeri, ma finanziere e speculatori internazionali sono all'origine dell'attuale e futuro disastro Greco, Italiano, Spagnolo... e presto europeo. Ma i governi sono delle nuove scimiette: non vedono, non sentono, ma in compenso parlano molto per dire schiocchezze e imbrogliare i popoli.

martedì 30 luglio 2013

Lana caprina e ... ignoranza della realtà



Mi pare di ricordare che lo statuto del PD preveda l'elezione del segretario attraverso una votazione aperta tra chi fosse interessato. Può essere sbagliato, io credo che il segretario del partito debba essere eletto dagli iscritti; ci sono modi più interessanti e di maggior rilievo attravreso i quali un partito si può aprire alla società, che non la discutibile scelta delle primarie per il segretario. Ma lo statuto dice questo, non discutano è applichino lo statuto.

Il segretario è anche il candidato a dirigere un futuro governo? ma questo non lo decide solo il PD, ma la coalizione (si spera che sia tramontato ogni pregiudizio di autosufficienza). In questo caso le primarie paiono necessarie e forse anche utili. Il segretario del PD è uno dei candidatio a queste primarie, mi sembrerebbe ovvio ma è il partito che decide, è sicuro, tuttavia, che il leader lo decide il "popolo della coalizione".

Ogni altro ragionamento mi sembra di lana caprina, e se la smettessero sarebbe un bene e se fossero in condizione di ragionare sul futuro di questo paese e dell'Europa, farebbero cosa saggia e utile.

Ma sono in condizioni? il sopetto è che no! non hanno idea di come va il paese, al di là delle dichiarazioni di "sofferenza sociale"; non hanno idea della trasformazione del capitalismo; non hanno idea della contradizzione profonda che si è aperta tra forme della democrazia e potere economico (fanno ridere i tentativi di regolare con una legge le "pressioni" dei vari interessi sui parlamentari: lobbismo); non hanno idea su cosa fare del debito pubblico se non pagare; non hanno idee su come combattere la disoccupazione, ecc.
 
E' questa ignoranza che spaventa e non dà speranza.