lunedì 13 febbraio 2012

Diario 161 6 – 12 febbraio

Diario 161

6 – 12 febbraio

  • La Grecia
  • La crisi è in via di soluzione?
  • Non il posto, ma il lavoro
  • Ambizioni e palazzi, per il dopo
  • Posto fisso e salario di cittadinanza
  • Olimpiadi a Roma
  • Voracità
  • Luciano Cafagna
  • Citazioni: nel bene nel male

La Grecia

È spaventoso quello che stanno facendo al popolo greco.

Farebbe ridire se non fosse tragico riandare con la memoria alla discussione e diatriba circa i fondamenti cristiani della costituzione europea. Ama il prossimo tuo come te stesso, recita uno dei comandamenti, ma i greci non devono essere il nostro prossimo. Avranno anche delle colpe, ma che i governanti europei abbiano come loro prossimo da amare i banchieri e la finanza internazionale piuttosto che donne, uomini e bambini greci ci dice che questa Europa è meglio scioglierla.

La crisi è in via di soluzione?

Tutti sembrano tirare un sospiro di sollievo: la borsa va su, lo spread va giù. Monti trionfa in america. Non si sono accorti, né potevano accorgersi dato gli occhiali che indossavano, che c’è una mutazione nel capitalismo; il capitalismo finanziario non rappresenta una modernizzazione del vecchio capitale, uno di quei vestiti nuovi a cui ci ha abituato in tre secoli, ma una modifica delle sue ragioni di essere, mutazione che è stata possibile ed aiutata dalla liberalizzazione del mercato, dalla riduzione di ogni regola, dalla cancellazione di ogni controllo. Tanto il “libero mercato” sapeva regolarsi da se stesso e avrebbe prodotto ricchezza per tutti. Se qualcosa andava male, lo Stato pagava.

Pensare che gli “attacchi speculativi” fossero il frutto di una mancanza di fiducia e che guadagnata questa sarebbero cessati è sia una illusione sia l’incomprensione di come questa fiducia è stata guadagnata.

La fiducia è stata guadagnata dall’Italia con il rastrellamento di risorse fatto dal governo sulle spalle dei cittadini (i lavoratori, i pensionati, ecc.) per trasferirli, direttamente o indirettamente, alla finanza. Questa, allora, ci premia con qualche gradino in meno dello spread; ma fino a quando? Questo è difficile dirlo, ma sicuramente a tempo. Magari adesso si occupa di … Portogallo.

Pane, scarpe, sigarette, auto, matite, ecc. non gli interessano, non è con la produzione di merci e servizi che guadagna, ma nel gioco perverso del denaro che compra denaro e che guadagna denaro. Il capitale finanziario è per sua natura instabile, senza terra e senza patria, pronto a cogliere occasioni di spoliazione, ed esso stesso creatore di occasioni per spogliare i popoli. Quelle che sembrano i segnali della fine della crisi, sono solo fuochi fatui, la crisi attanaglia tutto il mondo perché il mondo è finito tutto in potere del capitale finanziario. La letteratura è ampia e documentata: solo i politici non la leggono o non la vogliono capire.

Non pare che siano il presidente degli USA, o quello della Repubblica popolare cinse, o la Merkel o lo stesso Monti che dettano il che cosa fare; né sono i grandi monopoli dell’acciaio, dell’auto, della chimica, del petrolio che indicano la strada. Sono piuttosto la Banca Mondiale, il Fondo monetario, la Banca europea, o la Banca cinese che dicono ai governi cosa fare, spedendo lettere più o meno segrete, inviando messaggeri di morte ai governi. Monti quante volte ha affermato che i provvedimenti che andava prendendo erano necessari perché imposti dall’Europa (cioè dalla “segreta lettera” della Banca europea). La “finanza” concede qualche momento di respiro, ma la sua instabilità è la nostra crisi.

Se si volesse affrontare la questione il nodo da affrontare sarebbe quello del capitalismo finanziario. Non è questione delegabile, non si tratta infatti di un “ritorno” al passato, magari attraverso un po’ di politica keynesiana, che sarebbe pur utile ma che non si vede, ma di una trasformazione. E se il capitalismo finanziario è mondiale non è detto che non possa essere combattuto localmente (che fare del debito?). Ci vuole intelligenza, capacità politica, democrazia e impegno, cioè ci vuole la politica. Detto così capisco che tutti siamo presi da scoramento, ma non è detto, e comunque non c’è altra strada.

Non il posto, ma il lavoro

Si può dire che il mercato del lavoro italiano funziona? Certo che no. Non solo c’è il 9% di disoccupazione, che significa oltre due milioni di persone, ma tra i giovani di età compresa tra 16 e 24 anni la disoccupazione è del 31%; ci sono circa un milione di ora di cassa integrazione (che corrispondono a circa 150.000 lavoratori). Ci sono milioni di giovani che non lavorano e non studiano. Si calcola che nei prossimi mesi saranno alcune centinai di migliaia le persone che perderanno il lavoro. Nelle grandi imprese sono di più i lavoratori che escono che quelli che entrano e tra quelli che entrano più del 70% è a tempo determinato. Gli investimenti languono e per quanto riguarda gli investimenti in innovazione l’Italia e tra i paese Europei che non brilla. Il mercato, come piace ripetere, dovrebbe premiare il merito, niente di tutto questo avviene, manager che guadagnano mille e più volte quello che guadagna un loro dipendente, indica che non si tratta di una remunerazione di merito ma di potere. Ci si meraviglia che al primo concorso pubblico (per il posto fisso) si presentano in diecine di migliaia? ma perché no? dovrebbero lasciare perdere per una flessibilità da lavoro a lavoro che non c’è?

Il funzionamento del mercato del lavoro non garantisce occupazione a quanti cercano un lavoro, in più alimenta un rilevante lavoro nero sottopagato. In questa situazione sentire parlare della “fine del posto fisso”, di flessibilità, di giovani che non vogliono rischiare e non vogliono staccarsi dalla gonne della mamma, pare fatuo. La mia mamma avrebbe detto “non facciano ridere i polli”.

La realtà è una sola, il lavoro manca e quello che c’è è sottopagato (anche quello a tempo pieno), e non per una “necessità” di impresa, ridurre i costi per sopravvivere, ma per accumulare ricchezza da parte del padrone.

In questa drammatica situazione sociale il governo Monti affronta la questione del mercato del lavoro in modo sghembo. No si pone il tema di “come aumentare l’occupazione”, ma piuttosto è interessato alle regole di funzionamento e, in particolare, alle rigidità. L’idea forza del governo e delle forze politiche che lo appoggiano (di tutte?) è una sola: liberiamo il mercato da barriere (lacci e laccioli, incrostazioni corporative, ecc.) e la mano invisibile produrrà il miracolo. Non capire, come il mondo insegna, che il liberismo e la libertà di mercato è la malattia e non la cura ci porterà ad accentuare la macelleria sociale (la Grecia insegna).

Gli Stati moderni hanno ampi strumenti di intervento: investimenti pubblici diretti (la ricetta keynesiano fa orrore!), una politica industriale in grado di promuovere strade nuove di crescita economica, politica fiscale, politica della ricerca e dell’istruzione, sostegno finanziario a progetti innovativi. In una fase come quella attuale nella quale tendono a prevalere l’innovazione e nuovi sentieri di sviluppo, si pensi a tutte le questioni connesse alle fonti energetiche rinnovabili, alla manutenzione e messa in sicurezza del territorio, all’economia verde, ecc. sarebbero necessari interventi pesanti e pregnanti dello Stato. Ma non è musica per le orecchie di questo governo, il quale preferisce le prediche su cosa dovrebbero fare i giovani (ma non i loro figli). L’ideologia ottenebra l’intelligenza. I giovani, i disoccupati, quelli in cassa integrazione, non vogliono un “posto fisso”, ma un “lavoro continuativo”, con diritti pari di quello a tempo indeterminato (non si fa giustizia della sperequazione abbassando i diritti di chi li ha).

Ambizioni e palazzi, per il dopo

Silvio Berlusconi, nonostante i suoi recenti “nobili” discorsi aspira, aspira, al Quirinale. Da qui l’accanimento perché non si arrivi ad una sentenza nel processo Mills, se fosse condannato “per corruzione in atti giudiziari”, anche in questa Italia sarebbe una macchia difficile da cancellare.

Pier Casini, il suo problema attuale e non farsi tagliare fuori dai due maggiori partiti. Spera in una legge proporzionale che gli consegni l’ago della bilancia. Ma comunque sostiene Monti a palazzo Chigi, per se stesso il Quirinale, del resto dopo un ex comunista un cattolico peccatore ci sta benissimo.

Angelino Alfano, sogna una rivincita elettorale che gli consegni palazzo Chigi, la rivincita non sembra nell’ordine delle cose, ma non si sa mai. Ma piuttosto è sicuro di arrivare alla scadenza elettorale come segretario del PDL? Sarei cauto.

Pierluigi Bersani, sempre più preso nella rete, ogni mossa lo “ammaglia” sempre più. Per uscire ci sarebbe bisogno di un’alzata d’ingegno di sinistra, ma non ha il carattere adatto e poi il gruppo dirigente del PD non glielo permette. Continuerà, per il bene del paese, a portare acqua e a dissanguarsi.

Mario Monti, è al servizio, ma … non pensa che lo possano riporre al suo seggio di senatore a vita. Non gli spiacerebbe la presidenza della Commissione europea (difficile; ancora un italiano?); a palazzo Chigi non si trova male, casa accogliente, grande riverenza; con il Quirinale sta prendendo confidenza e non gli dispiacerebbe, il fisico adatto non gli manca. Ma se tutto dipendesse da quanto dura, da come dura e da cosa riesce a fare, allora non mi pare messo benissimo.

Posto fisso e salario di cittadinanza

Ricevo dal mio Angelo questa nota, dettata da irritazione, che vi propongo. A me pare che Angelo sottovaluti la questione del salario di cittadinanza che ha la natura di un provvedimento di WS, e non riguarda i licenziati ma tutti i cittadini a garanzia di un minimo livello di vita. La questione, quindi è più complessa sia sul piano teorico che, ancor più, nella sua attuazione. La discussione è appena iniziata.F.

Sono depresso perché intorno a me, non quasi tutti, ma coloro che hanno responsabilità dicono impunemente ogni tipo di fesseria che passa loro per la testa. Tra le tutte vediamo una questione.

La questione del posto fisso, di cui non solo è avversaria, seppur commossa, la ministra Forleo ma, anche se non commossi, il presidente del consiglio, la Confindustria, interi partiti, insomma una quantità tale di gente, da far dubitare che le cose che dicono le pensano e le vogliono realizzare. Sostengono che licenziando i lavoratori si creano posti di lavoro nuovi per i giovani mentre i licenziati (chiaramente anziani) avranno l’ opportunità di trovare altri lavori. Intanto, in generale, in vecchie imprese non ci sono lavori nuovi, ma lavori vecchi, magari modificati nelle metodologie, ma sempre vecchi. Allora perché se ci sono nuovi altri lavori non si assumono direttamente in questi i giovani che avrebbero meno impedimenti alla mobilità ed a imparare nuovi lavori?

Dietro questa bugia c’è una cosa semplicissima: ad una certa età (per esempio 50 anni) non ha più senso economico tenere lavoratori che (per noia, stanchezza, scarso reddito, età, confidenza, complicità creatasi tra le gerarchie, ecc.) hanno scarsa propensione ad aumentare la produttività e costino più cari di altri, è meglio licenziarli. Però non verranno lasciati morire di fame, ma saranno portati a carico dello Stato con l’istituzione di un salario di cittadinanza. Ma cos’è questo se non un ennesimo sostegno all’impresa privata a danno di tutti i cittadini? Butti fuori chi ormai hai sfruttato, paghi meno i nuovi assunti sia in termini di salario che in termini di contributi, e chi si è visto si è visto.

Ai salari di cittadinanza dovranno essere sottratti i contributi previdenziali? Volete vedere che sì. Volete vedere che allora questi salari non consentiranno, alla fine, l’erogazione di una pensione capace di far campare perché sarà erogata in base ai contributi versati (e quelli del salario di cittadinanza sono bassi perché basso sarà il salario)?

Olimpiadi a Roma

In questi giorni il presidente Monti dovrebbe firmare l’appoggio del governo alla candidatura delle Olimpiade a Roma. Le pressioni sono forti; credo che Monti firmerà, è nella sua filosofia economica (e nel suo interesse politico).

Tutto sconsiglia questo evento. I misfatti, gli illeciti, le truffe, le mazzette, ecc. dei più recenti mondiali di nuoto non si riproporranno assicurano (C’è Monti non Berlusconi). Il governo (Passera?) sceglierà uomini adatti e onesti, sarà, ma il tessuto imprenditoriale (edilizio) italiano è talmente intriso di malaffare che uomini adatti e onesti non basteranno.

La crisi sconsiglia che risorse pubbliche vengano impiegate in questo modo (ma poi ci sono queste risorse? Non ce ne sono per le politiche industriali e ce se sono per le Olimpiadi?). Ma si dirà costituiranno un volano economico, gli introiti saranno superiori alle spese ecc. Come dimostrano le ultime Olimpiade non è così: le spese superano le entrate e di molto. Ma saranno un grande volano? Roma accoglie circa 29 milioni di presenze turistiche annue, che sono una ricchezza e anche un problema. Quale potrà essere il volano delle presenze turistiche delle Olimpiade? Azzardo: un milioni in più, il 3,5% in più.

Si ma vuoi mettere i benefici per la città in termini di attrezzature? Altra stupidata. In Piemonte, mondiali invernali, sebbene non siano state consumate truffe e corruzioni (che si sappia) ci sono diversi impianti che devono essere smantellati, la cui manutenzione è costosissima, che non si sa cosa fare. Ma anche in quel caso si sono fatti scempi ambientali e urbanistici. Si perchè la caratteristica dei “grandi eventi” è quella di manomettere la città, operare scelte di convenienza, favoleggiare di usi futuri, ecc. ma i danni restano permanenti. L’unico esempio positivo, ma non privo di critiche, è quello di Barcellona: esisteva un piano serio, che l’amministrazione ha cercato di realizzare cogliendo l’occasione. In generale le nostre esperienze sono classificabili in eventi occasioni per manomettere l’eventuale pianificazione esistente.

Roma non ha bisogno di eventi di attrazione è essa stessa un’attrazione, lo sono le sue chiese e palazzi, i suoi musei, il suo ambiente per quella parte non manomessa, la città stessa.

Una città che vive di occasioni è una città persa per i suoi abitanti e forse anche per i suoi visitatori. Risparmiamo Roma.

Voracità

  • I giocatori si vendevano le partite; un portiere pretendeva 10.000€ per ogni pallone non parato. Poveri, solo così potevano arrivare alla quarta settimana. Paese corrotto … calcio pure.
  • Vendevano l’acqua di rubinetto per acqua di Lourdes buona per guarire anche il cancro. Verrebbe da dire se uno crede a queste cose allora…ma qui importa la voracità che non si ferma d’avanti a niente.
  • La Deutsche Bank, ha inventato un nuovo bond con il quale si investe sulla durata della vita di cinquecento cittadini americani di età compresa tra 72 e 85 anni. Prima muoiono più guadagnano gli investitori. Non ci sono parole.

Luciano Cafagna

Insieme a Massimo, Luciano è stato tra i primi amici che mi sono fatto arrivando a Milano. Lui e Aurora sono diventati i nostri amici di cinema, teatro, cene, vacanze, immersioni. Amici affettuosi e cari.

Luciano era uscito dal PCI con Antonio Giolitti; spirito indipendente di grande intelligenza, storico acuto, ma soprattutto un amico che mi ha arricchito in un periodo per me molto fertile. Con la sua morte mi viene a mancare un punto di riferimenti per la mia memoria.

Per ricordare Luciano le citazioni possono essere infinite, ne scelgo due. Una già proposta da Simonetta Fiore sulla La Repubblica: “Negando le ragioni della politica, si finisce per mettersi nelle mani della cattiva politica: quella dei populisti, dei tribuni carismatici oppure dei neofiti cialtroni”.

La seconda tratta da uno dei suoi primi libri, Il nord nella storia d’Italia (Laterza, 1962), antologia predisposta per spiegare i processi che hanno portato al dualismo italiano (tema sul quale tornerà più volte). Da questo volume traggo una citazioni dalla nota introduttiva allo scritto di Italo Calvino sui fratelli Cervi.

“Questo progresso non è stato solo di natura economica, ma ha avuto notevoli aspetti civili, che per gran parte devono ascriversi a merito della predicazione socialista: evoluzione intellettuale del tipo contadino, intensa partecipazione politica sul piano amministrativo, creazione di istituzioni economiche e culturali fiorenti. Si tratta forse dell’unico esempio di civiltà contadina moderna emersa nella società italiana”.

Citazioni: nel bene nel male

Ulrich Beck (La Repubblica, 6 febbraio 2012)

“La questione della crisi del capitalismo è onnipresente. Perciò si pone in maniera più pressante, e magari con qualche chance in più, il problema di indicare nuove vie, all’interno e persino in alternativa al capitalismo”. (docente alla London Shool of Economics. Leggeranno, capiranno, rifletteranno i nostri politici di sinistra? Speriamo)

Norma Rangeri (La Repubblica, 9 febbraio 2012)

“Dove non è riuscito Berlusconi, ecco che ci è riuscito Monti” (si riferisce alla chiusura de Il Manifesto, ma noi non lo permetteremo, abbiamo bisogno di questo giornale e poi vogliamo dare un dispiacere a Monti e a Passera)

Valerio Onida (Corriere della Sera, 9 febbraio 2012)

La Costituzione (tutt’altro che “inattuale”) ci può solo offrire – e ci offre – congegni istituzionali sapientemente equilibrati (i checks and balene), è il quadro di garanzie e controlli perché questi protagonisti, se ne sono capaci, realizzino i loro fini e perseguano il bene pubblico” (questi protagonisti sono i partiti)

Massimo Riva (L’Espresso 16 febbraio)

“Che il modello Marchionne abbia dilagato da Pomigliano a Mirafiore negli stabilimenti Fiat è ormai un dato di fatto dal quale, per altro, non sono scaturiti chissà quali investimenti. Suscita perciò non pochi interrogativi che esso possa diventare una bussola anche per Palazzo Chigi”.

martedì 7 febbraio 2012

Nell'occhio del ciclone finanziario


su ALFABETA2 n. febbraio 2012

La globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia, portata alle estreme conseguenze, le difficoltà della deliberazione democratica ha esprimersi in modo sensato e assennato, nonché la crisi che tiene in scacco molti paesi e rende inefficaci tutte le politiche per contrastarla, insinuano il sospetto che forse qualche cosa di rilevante è avvenuto. Alcune domande sono chiare: è ancora compatibile la democrazia con il capitalismo? È possibile ancora produrre politicamente delle risposte in grado di garantire i più invece dei pochi? Le forze che si oppongono allo stato delle cose presenti, gli indignatos, per semplificare, pur capaci di grande comunicazione, di grande visibilità e di notevole mobilizzazione, perché pur avendo individuato il “nemico”, non riescono ad incidere?

È davanti ai nostri occhi il mutare profondo della natura del capitalismo; ma non riusciamo a vederlo: guardiamo ma non vediamo. Nel corso degli ultimi anni (trenta forse), anche per effetto dello spappolamento del socialismo reale, nonché della metamorfosi della Cina, il mercato, nella coscienza generale, è stato assunto come il “regolatore” generale e necessario, mentre il capitalismo (il capitale come rapporto sociale) emergeva come unica possibili prospettiva sociale. Ci si è rifiutati di indagare sia sugli effetti discriminanti prodotti dalla regolamentazione del mercato, che sulla geografia e architettura della società prodotta dal capitale.

La prospettiva dei partiti della sinistra, in generale, non incarna l’ipotesi, che diventa sempre più una necessità, di una società fondata su altri valori e, soprattutto, su diverse forme di organizzazione sociale; il massimo dell’aspirazione è una sorta di “umanizzazione” del sistema, e lo chiamano riformismo. Ma il “sistema” risulta refrattario alle loro buone intenzioni, anzi di esse approfitta per ingrassare.

Non è in discussione l’apporto che il sistema capitalistico ha fornito alla trasformazione del mondo e della società, né la sua capacità di produrre ricchezza e innovazione, tuttavia è forse giunto il momento di guardare il Minotauro negli occhi rifiutandogli il contributo di sangue. Ma chi è Teseo? Chi è Arianna?

Giorgio Ruffolo, mette in campo la capacità del capitalismo di trasformarsi, e per questo prospetta la possibilità che il capitalismo abbia i secoli contati, è immagina “che il capitalismo dia un’estrema prova della sua duttilità trasfigurandosi, in un fase finale più pacifica, in una formazione di sviluppo meno turbolento, ben temperato”. Un capitalismo in grado di negare se stesso e che assumesse motivazioni diverse da quelle sue proprie: l’equilibrio, la produzione non quantitativa, il rispetto del limite, la cooperazione sociale, la felicità, ecc. (perché chiamarlo ancora capitalismo?). Anche Ruffolo pensa che si tratti di una “improbabile” ma non “impossibile” prospettiva, in caso contrario, in assenza di una vera alternativa, non resta che entrare in un’era dei torbidi che può durare secoli.

A Luciano Gallino una auto trasformazione del capitalismo gli appare impossibile e improbabile, e analizza il finanzcapitalismo come una macchina sociale mostruosa per la sua estensione, la sua capacità di penetrare in ogni grumo organizzativo, per la relazione stretta che ha costruito, più che nel passato con la politica e la sfera di decisione pubblica. È proprio questa relazione politica/finanza che rende incontrollabile e incontrollato il capitalismo finanziario, la politica è “divenuta ancella” della finanza. Lo scambio di personale dalla finanza al governo e da questo alla quella è una costante, e determina una forma mentis che finisce per riconoscere nell’interesse della finanza ogni azione economica e politica.

Il finanzcapitalismo a differenza del capitalismo tradizionale (industriale) non accumula capitale producendo merci e servizi, ma attraverso il sistema finanziario; detto in altro modo, fa soldi con i soldi. Si tratta di una trasformazione profonda dalle molteplici conseguenze.

Fondamentale è la creazione di “massa monetaria”, operata dalle banche, queste non gestiscono ma creano moneta attraverso i prestiti, soprattutto mutui e prestito al consumo (senza rispettare di fatto la “riserva di garanzia”), ma soprattutto attraverso la dilatazione dei derivati. Le risorse finanziarie così “create” sono otto-dieci volte il Pil mondiale. Inoltre la creazione di numerosi “fondi di investimento” servono per catturare risparmio e soprattutto come base, da moltiplicare all’infinito con tecniche di “finanza creativa”, per speculare. La Borsa non svolge più la funzione di raccolta di risorse per finanziare le imprese, ma è sempre più simile ad un Casinò, inoltre una parte cospicua delle contrattazioni finanziarie avvengono in mercati secondari. Le banche hanno abbandonato, di fatto, la loro funzione di raccogliere risparmio e fornire risorse in prestito a famiglie e imprese, per dedicarsi ad attività finanziarie. Dato il rendimento delle attività finanziarie anche le imprese “industriali”, le maggiori, sono diventate attive nel settore finanziario (per dirne una che riguarda il nostro paese, ci si può domandare se Marchionne sia un manager industriale e non piuttosto un finanziere).

Inoltre gli investitori istituzionali sono diventati una grande potenza che detiene una quota rilevante delle grandi imprese mondiali e ne definiscono i comportamenti e impongono una redditività molto alta dell’investimento. Bassi salari, alti ritmi di lavoro, bassa sicurezza, minimi diritti sindacali, ecc. non sono che l’espressione del potere della finanza sull’industria. In sostanza, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, si innalza il tasso di sfruttamento, si cancellano per quanto possibile ogni diritto sindacale, fino all’indifferenza per la vita e la salute dei lavoratori. Delocalizzazioni, ricatti occupazionali, forme moltiplicate di contratti, ecc. sono gli strumenti adottati. Tramonta ogni possibile idea di individuare e assegnare una qualche responsabilità sociale agli investimenti.

La reazione sindacale a questa situazione, in generale alla ricerca di accomodamenti, rende esplicito un pericoloso dato culturale: l’avere assimilato gli interessi del capitale finanziario a quelli del “lavoro”; un incapacità di lettura della realtà che rende impotenti.

Bisogna tuttavia riflettere come in aggiunta all’accresciuto tasso di sfruttamento la popolazione viene ulteriormente tosata attraverso le politiche di equilibrio di bilancio pubblico, che non sono altro che strumenti per garantire le pretese del capitale finanziario. In questo caso la cecità della politica è drammatica (l’esempio greco, insegna), essa si affida ai “tecnicismi”, mette in mora di fatto la democrazia e sacrifica ad entità astratte, potenti ma che potrebbero essere sconfitte se si assumessero per il nemico del futuro, e finisce per alimentare la speculazione.

Il finanzcapitalismo, per mezzo dell’incontrollata creazione di moneta, oggi è impossibile valutare la “moneta in circolazione”, ha fatto esplodere il rapporto tra debito e Pil dei paesi sviluppati, ha dilatato i debiti sovrani, e ha avvolto l’economia globale in una “rete di debito” che condiziona famiglie, imprese, istituzioni e Stati. Viaggia da crisi a crisi verso una concentrazione massima della ricchezza e ad una non improbabile implosione dagli esiti incerti (il tema dell’apprendista stregone è ricorrente nelle analisi del capitalismo finanziario).

“Per il momento un siffatto esito finale – una forma aggiornata di fascismo, sostenuta da una larga parte del popolo come uscita dalla crisi – anche se tutt’altro che impossibile, appare ancora abbastanza lontano. Tuttavia non si può ignorare che da tempo numerosi governi hanno imboccato la strada di un crescente autoritarismo , in cui molti elettori si riconoscono”. Insomma il futuro appare tutt’altro che roseo sia sul piano economico che su quello politico, anche perché Gallino motiva il suo scetticismo sul fatto il finanzcapitalismo produca degli anti corpi per il suo superamento, ipotesi avanzata da altri studiosi. Una sua auto riforma appare improbabile perché esso costituisce una formazione economico-sociale che permea dei suoi valori la società e che ha costruito un rapporto biunivoco con la politica.

Francois Morin, constatato che “la globalizzazione dei mercati monetari e finanziari è arrivata a una tappa decisiva: quella della dell’interconnettività mondiale di tutti i suoi segmenti, controllabili così dalle grandi banche internazionali… permettendo, su una scala finora sconosciuta, il gioco speculativo mondiale”, prospetta un mondo senza Wall Street e le piazze finanziarie. Messa in luce la potenza economica e politica della grande finanza (e delle grandi banche), nonché gli effetti(negativi) sul lavoro, l’ambiente, le imprese, le istituzioni nazionali e internazionali e i governi, l’autore suggerisce una via d’uscita che preveda sia un’apertura di dibattito a livello della “disciplina economica” in modo da rompere il monopolio dell’economia standard, e in sostanza abbandonare l’idea di una “scienza economica” per ritornare all’economia politica, sia un ripensamento dell’azione politica, sia la trasformazione della logica finanziaria con un rafforzamento dell’economia sociale e solidale e la costruzione di nuovi rapporti di proprietà nella gestione delle imprese e del loro rendimento. L’analisi, anche se molto più sommaria, corrisponde a quella di Gallino, ma Morin è molto dettagliato nelle sue proposte di trasformazione su ciascuno dei singoli aspetti, fino a prospettare un governo mondiale. Le possibilità che queste riforme si realizzino è fondata sull’ipotesi di una prossima “crisi sistemica di vasta portata”, dalla quale si potrà uscire, appunto, con un mondo senza Wall Street (o con un diverso scenario non definito ma che credo sia di tipo autoritario).

Giorgio Ruffolo esplora la storia della moneta e la sua funzione (unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore), per portarci all’oggi: “la più recente crisi è stata provocata da una massiccia creazione di moneta endogena”. Si tratta di un mutamento del capitalismo dagli esiti sconvolgentemente negativi. Proprio gli esiti del capitalismo finanziario rendono esplicito come la moneta sia insieme “potente ma senza guida”. Guidarla si deve; l’unico modo è fissare i prezzi della moneta e del credito (tasso di cambio e tasso d’interesse) che dovrebbe tornare ad essere una funzione politica. Si tratta di una rivoluzione “inconcepibile all’interno dell’attuale mondo politico e morale”.

Tuttavia, Ruffolo individua cinque direttrici di marcia nella direzione della “rivoluzione”: abbandono dell’assunto dello sviluppo (non una economia stazionaria, ma una economia finalizzata ad obiettivi di compatibilità ecologica, benessere sociale e programmazione); redistribuzione della ricchezza sia all’interno dei paesi ricchi che tra questi e quelli poveri; intollerabilità politica ed etica della “plutocrazia mondiale” che accumula moneta; la rinascita del mercato.

Il libro di Ruffolo, non riguarda direttamente la crisi attuale ma la moneta, che ricondotta alla sua funzione gli si restituisce il suo potere al servizio dell’economia e non di una economia al servizio di un potere.

I quattro libri di cui ci siamo occupati, in modo diretto o indiretto, costituiscono delle analisi dei connotati della crisi che ha investito il sistema mondo. Sono stati individuati, con precisione e acume, i soggetti attivi di questa crisi, la loro forza e la loro capacità di difesa; sono stati messi in luce i meccanismi con i quali essi operano, è in modo esplicito è stato identificato il costo economico, ecologico e sociale che la popolazione mondiale sta pagando. Le relazioni tra mondo del capitalismo finanziario e le funzione di governo (la politica) sono state identificate, non solo come una sorta di permeabilità reciproca affidata ad una sfera di “professionisti”, ma come, più gravemente, meccanismo di formazione di un unico pensiero e modo di operare.

È impressionate, come la lettura trasversale di questi testi mette bene in chiaro che le risposte che i governi (a livello nazionale e internazionale) elaborano e attivano sono inutili e spesso, forse in buona fede e inconsapevolmente, giocano a favore della finanza speculativa.

Né i “tecnici”, perché imbevuti di una “dottrina” cieca, né i “politici”, perché vittime di schemi obsoleti, sembrano capaci di capire la mutazione del capitalismo, e non sembra si rendano conto di come la nascita del finanzcapitalismo abbia modificato contenuti e meccanismi dei processi economici, e che al governo con i loro provvedimenti, gli uni e gli altri, non fanno che tosare i popoli per offrire comodi giacigli alla speculazione. Se ci fosse una crisi di sistema l’esito, con molto probabilità non sarebbe progressista ma reazionario e autoritario, o invece si entrerebbe in un’epoca di grandi turbolenze.

Un’alternativa è possibile? Forse, ma oggi non pare alle porte, perché sembriamo, complessivamente, incapaci di vedere quello che avviene sotto i nostri occhi, il vento si è portato via gli strumenti per capire, e chi capisce e si mobilita non sembra ancora capace di una iniziativa politica all’altezza della questione.

Luciano Gallino, Finanzcapitalismo, la civiltà del denaro in crisi, Einaudi, Torino, 2011, pp. 324, 19

Francois Morini, Un mondo senza Wall Street, Tropea, Milano, 2011, pp. 157, 15€

Giorgio Ruffolo, Il Capitalismo ha i secoli contati, Einaudi, Torino, 2009, pp. 295,

12€

Giorgio Ruffolo, Testa e croce, una breve storia della moneta, Einaudi, Torino, 2011, pp. 176, 17€

Diario 160 30 gennaio – 5 febbraio 2012

Diario 160

30 gennaio – 5 febbraio 2012

- Oscar Luigi Scalfaro

- Primo incidente parlamentare del governo tecnico

- Monti … l’artico 18

- Un gradino dopo l’altro

- Tutto regolare

- Città, sempre peggio

- Citazioni: nel bene e nel male

Oscar Luigi Scalfaro

È morto un uomo cattolicissimo, con qualche venatura integralista, ma un grande combattete e difensore della nostra Costituzione, in questo laico. Negli anni dopo la sua presidenza si fece difensore e propagandista della nostra Carta costituzionale; di questa sua azione tutti dovremmo essergli grati e portare ricordo..

Allo IUAV l’abbiamo invitato nel 2003 per aprire quelle che abbiamo chiamato Letture per il XXI secolo: regole e norme.

In quell’occasione la sua Lettura, La Costituzione e la pace, ci affascinò e commosse, non una rievocazione, ma una battaglia politica. Un salone pieno come non mai, non perse una parola, rideva alle sue battute e si commoveva quando rievocava il clima della Costituente.

A suo ricordo di quella Lettura si riporta la conclusione

“Desidero concludere con una riflessione che mi sta a cuore: questa Costituzione ha bisogno di essere difesa, perché oggi ci troviamo di fronte a leggi che sono state emanate per difendere gli interessi di una o due persone…. Ci sono dei garanti della Costituzione: il Capo dello Stato, il Parlamento, la Corte Costituzionale, che rettifica le leggi o le respinge se non sono in assonanza con la Costituzione, e infine il Governo e la Magistratura. Oltre a questi poteri, ogni cittadino ha il dovere di vegliare sulla costituzione. Se ogni cittadino sentisse che la Carta è sua, ed è anche sua, e che qualora la Costituzione venisse toccata, questo costituirebbe un danno anche suo, ebbene se davvero questo cittadino provasse questi sentimenti allora si sentirebbe invogliato a conoscerla di più, ad amarla questa Costituzione. … Vi auguro di amare questa Carta, perché solo amandola sarete in grado di viverla, di difenderla e di affermarla ogni giorno”

Primo incidente parlamentare del governo tecnico

Il Governo perde la maggioranza sulla votazione a proposito della responsabilità personale dei giudici. Il PDL e la Lega, compatti, più una cinquantina di altri hanno approvato un testo intimidatorio. Non bastasse, il PDL non finiva più di applaudire il risultato. La “giustizia” è sempre nel loro cuore.

Ma si tratta di un incidente una tantum o l’inizio di una fase di belligeranza tra i partiti e dei partiti con il governo? La “pax montiana”, come la chiama Massimo Franco sul Corriere, fino a quanto durerà?

Un governo che dimostra di voler essere forte con i sindacati e deboluccio con le corporazioni, nonostante gli appelli e gli elogi al mercato, determina una situazione di tensione tra forze sociali e politiche difficile da reggere. Inoltre, si spera che il PD cominci a interrogarsi sul dopo Monti (in qualsiasi tempo cada questo “dopo”), mentre gli altri (Monti compreso, nonostante le sue dichiarazioni) disegnino strategie complesse e personali dove i due principali palazzi (Chigi e Quirinale) sono al centro dell’interesse della scacchiera, gioco dal quale non è escluso Berlusconi.

La prossima settimana forse si capirà qualcosa di più.

Monti … l’artico 18

L’accoppiata Monti-Fornero è nemica dichiarata dell’articolo 18. Il refrain in questo caso è: non ci possono essere tabù. Ma il professore va oltre “Per come viene applicato, l’articolo 18 sconsiglia investimenti di capitali stranieri ma anche italiani in Italia”.

Questa è la storia. Giuseppe Brambrilla, con altri due suoi amici e soci, ha una piccola fabbrica metalmeccanica (25 dipendenti). Giuseppe ha avuto un’idea geniale, un nuovo prodotto innovativo. I tre sono entusiasti, a loro “fare” piace molto. Hanno esplorato i fornitori, ma soprattutto i loro clienti, entusiasti. Ma la voce si è diffusa e ricevono telefonate dalla Francia e dalla Germania di possibili nuovi clienti che vorrebbero il nuovo prodotto. Hanno fatto i loro conti hanno bisogno di investite tutto quello che hanno e devono chiedere anche un prestito alla banca, hanno bisogno di nuove macchine e di nuova manodopera, circa ottanta persona, ma nella situazione attuale non c’è difficoltà a trovarla. Hanno bisogno di un ingegnere e sanno già a chi rivolgersi, si ha un impiego, ma sanno che si entusiasmerà. Riunioni, su riunioni, conti su conti, hanno deciso. Ma una notte Giuseppe ha un incubo, non può dormire, si fa una tazza di latte caldo, niente, la moglie lo coccola, niente è furente. La mattina presto convoca i suoi soci “non si può fare” dice con voce drammatica. I soci credono che scherzi, è solito fare scherzi, ma no, è serissimo. Ma perché? abbiamo previsto tutto, abbiamo i clienti, possiamo partire il prossimo mese. Cosa c’è che non va? Non abbiamo pensato che esiste l’art. 18, dice Giuseppe. I due soci impallidiscono, non ci avevano pensato. Il loro entusiasmo svanisce. È vero, non si può fare!

Un gradino dopo l’altro

Il boy scout, senatore Luigi Lusi, ha fregato 13 milioni di € alle casse della Margherita. Nessuna meraviglia anche i boy scout possono essere ladri. Le meraviglie riguardano: il fatto che ci sia la “cassa” di un partito che non esiste più; che nessuno se ne sia accorto (anche se qualche sospetto c’è stato), ci credo, ci sono degli stupidi anche tra le margherite.

Osservando Francesco Rutelli che scende un gradino dopo l’altro la domanda è: dove si fermerà?

Tutto regolare

Il senatore Riccardo Conti ha dichiarato: “tutto regolare”. Aver comprato un palazzo la mattina e averlo rivenduto il pomeriggio guadagnandoci 18 milioni di € (pari al 39% del prezzo di vendita) è regolare. O è stupido e incompetente il venditore, o è stupido e incompetente il compratore, o …

Città, sempre peggio

Napoli si è battuta per avere l’America’s Cup, l’ha avuta assegnata e guai a lei. Fallita la localizzazione a Bagnoli (da più di dieci anni si parla di bonifica del sito dell’ex acciaieria), si passa a via Caracciolo; un prevedibile disastro. Che un “evento” possa risolvere i problemi di una città, nonostante tutte le evidenze, è radicato nella mentalità degli amministratori. La città occasionale è il loro sogno.

A Roma pare si sia scongiurata l’idea di eliminare i marciapiedi (intanto a Piazza Navona). La sottovalutazione dell’importanza dei marciapiedi in termini di sicurezza, vivibilità, colloquialità urbana e … commercio è la base (incolta) dell’importazione dei “centri commerciali”. Per secoli i marciapiedi delle nostre città, soprattutto quando porticati, sono stati i nostri “centri commerciali”. Del resto lo stesso inventore di questa forma di commercio ne ha criticata l’importazione in Europa.

Citazioni: nel bene e nel male

Alina (figlia di Fidel Castro)

“Negli ultimi tempi, Fidel Castro si è riavvicinato alla religione: ha riscoperto Gesù alle soglie della morte. Ciò non mi sorprende, perché papa è stato allevato dai gesuiti”. La Repubblica, 1 febbraio 2012 (non giudico, ma questa Fidel ce la poteva risparmiare)

Giulia Bongiorno

“Questa sentenza (della Cassazione che rende non obbligatorio il carcere per i reati di stupro) rischia di trasformare la violenza sessuale di gruppo in un reato di serie C. E non è giusto dal punto di vista giuridico né sostanziale,. Perché se lo stupro è un reato abominevole, l’aggressione del branco è, se possibile, ancora peggio. Ma in Italia c’è un problema culturale, molti considerano più grave un furto o un scippo che uno stupro”. La Repubblica, 3 febbraio 2012

Gianfranco Polillo (sottosegretario al Tesoro)

“Mi auguro che possa fare il Presidente della repubblica, perché no? Io lo stimo, al paese ha dato tanto. … infin dei conti di cosa è incriminato?” La Repubblica 3 febbraio 2012 (No, Polillo non parla di Monti, né di Amato, né di …., ma di Berlusconi. Egli lo stima, affari suoi, ma meraviglia quel “infin dei conti di cosa è incriminato?”, e no! dovrebbe saperlo, ma forse sono quelle incriminazioni che gli suscitano sentimenti di stima?)

Elsa Fornero

(rivolta ai sindacati) “Via l’art. 18, faremo la riforma comunque, che siate d’accordo o meno”, Il Manifesto 3 febbraio 2012 (questo si chiama parlare franco, con o senza lacrime. Vorrebbero passare alla storia, ma il ricatto del “senza di noi il diluvio” quanto durerà?)

domenica 29 gennaio 2012

Diario 159 (23 – 29 gennaio 2012)

Diario 159
23 – 29 gennaio 2012



Una buona notizia
Una cattiva notizia
Monti fa … miracoli
Un pasticcio incomprensibile
Qualcuno batta un colpo
Ritorna il feticcio dello Stato?
Italiani … voraci
Un Professore non sfigato
Citazioni: nel bene e nel male


Una buona notizia
Rita Borsellino parteciperà alle primarie per la designazione del candidato sindaco a Palermo. Una candidatura che pare abbia l’appoggio del PD, o almeno di Bersani.
Dopo Cammarata la città di Palermo ha bisogno di cambiare musica e stile, la Borsellino sembra la candidata giusta. Ogni tanto una buona notizia:

Una cattiva notizia
Son passati appena pochi giorni che ambizioni personali, interessi, volgarità, inciucci, ecc. hanno rimesso in discussione le primarie per la scelta del sindaco di Palermo. Tutti danno il loro contributo. C’è una determinazione nel dissolversi della sinistra che pare una maledizione.

Monti fa … miracoli
Nel provvedimento in discussione al Consiglio dei ministri, Italia semplificati, così si potrà chiamare, si esprime la necessità di semplificare la vita ai cittadini, finalmente, con l’utilizzo del sistema informatico: certificati, richieste, voti, ecc. tutto sarà in “tempo reale” senza nessuna perdita di tempo. Bene. Il tutto costituisce un miracolo dato che il paese non è dotato di una banda larga, che certe zone sono sconnesse o con difficoltà di connessione.

Un pasticcio incomprensibile
Della semplificazione fa parte non l’abolizione del valore legale della laurea ma la diminuzione del suo peso nei concorsi pubblici, mentre è allo studio la vera è propria abolizione del valore legale.
Un primo pasticcio: a quello che se ne sa, il voto di laurea non conterà niente nei concorsi, quello che ha valore è la capacità mostrata dal candidato. Bene. Tuttavia si valuterà l’Università dove la laurea è stata conquistata. Problema: chi valuterà l’ateneo? Il valore assegnato all’ateneo varrà per tutte le facoltà dell’ateneo (che si reputano tutte dello stesso valore?). Che senso ha cancellare il peso di una laurea con 110 e lode mentre dare peso a una laurea con 80 di un ateneo classificato di eccellenza?
L’abolizione del valore legale della laurea vuol dire che chiunque può esercitare una qualsiasi professione per la quali è prescritto l’Esame di stato a prescindere della disciplina nella quale si è laureato o anche senza laurea? E per le professioni per il cui esercizio non è previsto un esame di stato chiunque può esercitare con o senza laurea?

Qualcuno batta un colpo
I martiri cantando e con la luce della felicità negli occhi si avviavano al martirio. Era sostenuti dalla fede, dalla speranza di una eternità gioiosa… ma noi?
Il paese va a rotoli, fabbriche che chiudono, aziende che falliscono, giovani senza lavoro, la “quarta settimana” per molti famiglie un miraggio, la distribuzione del reddito favorisce sempre chi più ha, tutto costa più caro, gruppi sociali lottano, alcuni a torto altri a ragione, in tutte le città tende di operai che sono stati licenziati, ….
Mentre tutti noi a leggere i bollettini della Guardia di Finanza che ci dicono quanti evasori scoperti, bene, benissimo; ma con molta più cura osserviamo il segno con il quale si chiude la borsa di Milano, di quanti gradini sale o scende lo spread, quante A o B ci assegnano le agenzie di rating, tutti indicatori volatili, di nessuno affidamento.
In tutto questo il governo dei professori decreta, siamo al terzo decreto, ma di provvedimenti di prospettiva nulla.
Il PD, grande sostenitore di questo governo, non ha voce, cincischia, ma nessuna domanda viene avanzata al prof Monti. Eppure alcune non sembrano di poco peso.
Per esempio si potrebbe chiedere: cosa pensa di fare contro la speculazione finanziaria; cosa aspetta ad elaborare o fare elaborare qualche indirizzo di politica industriale; come pensa di intervenire nel sistema bancario oltre che facendole riempire di euro, per evitare che facciano le solite porcherie con i clienti e con la speculazione, dividendo le attività tradizionali di banchiere da quelli della finanza; quale politica attiva dell’occupazione; quando, come e quale una patrimoniale.
Sono tutti temi che il professore Monti e l’insieme del governo aborrisce; per loro il “mercato” rilancerà l’economia, la distribuzione del reddito, lo sviluppo, e punirà gli speculatori. Non è un caso che il professore sempre più, all’estero, è paragonato alla signora Thatcher.
Ma all’interno del PD c’è qualcuno che pensa che il liberismo è la malattia e non la cura? C’è qualcuno che pensa che si debbano fare delle riforme? C’è qualcuno che resta legato alla politica come strumento per il bene comune e non di pochi?
Se c’è qualcuno che pensa questo, batta un colpo.

Ritorna il feticcio dello Stato?
Sul supplemento domenicale del Corriere della Sera, La Lettura, Pierluigi Battista somministra due pagine per comunicarci che l’illusione liberale è tramonta e che torna in auge il potere dello stato, o meglio lo statalismo. Cioè un potere opprimente che cancella tutte le libertà individuale a favore del controllo dello Stato. Tra gli esempi uno pare particolarmente infelice, quello della difesa dei cittadini dalle indagini della Guardia di Finanza per appurare se si è o meno evasori. Son sicuro che Battisti è un fautore che tutti paghino le tasse, ma se qualcuno non li paga sarà opportuno indagare o no? E se gli evasori non si conoscono non sarà opportuno indagare anche se nell’indagine possono finire anche dei cittadini onesti, che in quanto onesti, non hanno nulla da temere? E come si fa a riconoscere un evasore se non guardano ai suoi conti e al suo tenore di vita (consumi compresi)?
Ma il punto non è questo: non si capisce dove Battisti veda l’avanzare dello statalismo. Pare ai più che il governo Monti si muova in altra direzione in una situazione nella quale non ci si convince che il liberismo è la malattia. Negli USA e in Inghilterra il dibattito culturale a questa convinzione è arrivato, da noi anche le forze di sinistra rivendicano più mercato.
È essenziale che lo Stato intervenga, è improprio che intervenga in materia “personale”, dove la libertà individuale deve rimanere salda e, addirittura, difesa dallo Stato. Che questo non avvenga in Italia, anche per la presenza del Vaticano, è evidente, ma il nostro non se ne cura, mentre sarebbe opportuno che lo stato intervenisse in materia economica. O speriamo che èprima o poi tutto torni come prima?

Italiani … voraci
Nel Padovano è stata scoperta una signora anziana proprietari di numerose abitazioni che percepiva 5-6 euro al mese di affitto in nero. La signora era sconosciuta la fisco. Un caso di normale evasione fiscale? No, qualcosa di più torbido. La signora ha richiesto e ottenuto dal Comune diversi sussidi, fino al rimborso da parte dell’amministrazione locale delle tasse universitarie pagate per il figlio.
Non ci sono parole!
Lavoratori in nero, cioè “clandestini” sulla nave naufragata al Giglio. Anche questo!

Un Professore non sfigato
Il professore Martone, anche viceministro, sicuramente non è uno sfigato. Si è applicato: dottorando a 23 anni, ricercatore di ruolo e avvocato a 26 anni, professore associato a 27 e professore ordinario a 29 (anche se il giudizio della Commissione di concorso non era unanime ed anzi critico). Con questo curriculum, forse aiutato dalla collocazione del padre, ma sicuramente frutto di impegno giudica con la superficialità e l’arroganza di uno “arrivato”, sfigati chi non si laurea prima di 28 anni (perché 28 e non 26 o 25?).


Citazioni: nel bene e nel male
Luciano Gallino
“Ci sono due strade per creare occupazione. Una è quella delle politiche fiscali: lo Stato riduce le tasse alle imprese per incentivarle ad assumere. L’altra vede lo Stato creare direttamente posti di lavoro. Rientrano palesemente nella prima le misure predisposte dal governo che sono entrate in vigore a gennaio…. C’è un’obiezione di fondo alle misure del governo: le politiche fiscali presentano una serie d’inconvenienti che ne limitano molto la capacità di creare occupazione.”. La Repubblica, 22 gennaio 2012

Emma Marcegaglia
“Noi vogliamo poter evitare situazioni dove ci sono persone che non lavorano e su questo un sindacato moderno non può che essere d’accordo”. La Repubblica, 22 gennaio 2012 (la signora Emma mi pare esageri!)

Beppe Grillo
“Il governo Monti sta facendo questo sporco lavoro schifoso di mettere le categorie dei cittadini l’uno contro l’altro, per esempio gli evasori contro chi paga le tasse” Il Fatto Quotidiano e Venerdi di La Repubblica
“La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso.” Corriere della Sera 25 gennaio 2012
(che dire? Gratta, gratta ….)

domenica 22 gennaio 2012

Diario 158 16 – 22 gennaio 2011

Diario 158
16 – 22 gennaio 2011


Stella polare … il mercato
La politica, si cerca ma non si trova
Uno di …loro
Un € per costituire una società
Citazioni: nel bene e nel male

Stella polare … il mercato
L’ultima manovra del governo Monti (definito attraverso un imperativo: “Cresci Italia”) contiene alcune rotture di incrostazioni corporative, provvedimenti di incerta efficacia, ritirate a fronte di precedenti dichiarazioni, di alcuni si può dire che sono sbagliati o richiami per allodole, di altri non si capisce la logica specifica. Su ciascuno degli articoli del provvedimento, ancora non pubblicato, si potrà discutere, discettare, argomentare, una cosa, tuttavia, è sicuramente chiara ed esplicita, la filosofia che guida il capo del governo e i suoi ministri: la difesa dei cittadini, di volta in volta chiamati consumatori o utenti, è affidata la mercato. Solo il mercato (quello reale, cioè quello capitalistico), garantisce benessere. L’operazione va sotto il segno del taglio di tutti “i lacci e laccioli”, una volta si sarebbe detto, affinché il mercato possa esprimere tutte le sue potenzialità.
Bando ad ogni critica possibile, insignificante ogni appello ai “fallimenti” dello stesso. Il mercato non può essere messo in discussione, se il paese si trova dove si trova è solo perché il mercato non ha potuto esercitare le sue taumaturgiche virtù.
Il professore Monti non ho dubbio abbia letto la Grande trasformazione di K. Polanyi ma non deve averlo colpito, o forse la memoria selettiva di cui siamo dotati ha fatto bene il suo lavoro.

La politica, si cerca ma non si trova
Ammettiamo per un momento che il mese scorso si è concordemente deciso (o il Presidente della repubblica ha imposto) una divisione di ruoli: al Governo tecnico il compito di trovare soluzioni (tecniche) per risolvere la crisi; ai partiti la loro rianimazione attraverso una iniziativa politica di riforme stituzionali.
In realtà i partiti, e per quello che interessa qui, il PD e l’Idv in parlamento e SEL e la federazione fuori dal parlamento, balbettano. Altro che riforme incisive. Eppure le cose da fare non sono poche e di scarso valore: la riforma elettorale (che sembra avviata su un binario morto, ciascuno ha una proposta e diverse varianti); la riduzione del numero dei parlamentari e la ridefinizione del ruolo del Senato; i criteri di esclusione dal partecipare alle elezioni a tutti i livelli (inquisiti, condannati, conflitto di interesse, ecc.); la ristrutturazione degli enti locali (provincie si o no? Evitare l’accentramento regionale, ecc.); lo studio e sperimentazione di forme di democrazia diretta e di partecipazione al di là dei referendum, una esigenza assolutamente vitale per la nostra democrazia; modalità e funzionalità delle primarie; regolamenti parlamentari; immunità parlamentare; ecc. ecc. ecc.
Ma cosa rende le forze politiche così inerti? sono sfibrati, hanno perso i loro punti di riferimento e hanno assunto “pensieri” impropri, e non c’entra l’età (i giovani spesso non sono meglio dei “vecchi”), ma soprattutto il freno principale è la paura. La paura che se si affrontassero questi temi la crisi di governo sarebbe inevitabile.
E qui veniamo alla divisione dei compiti. Non solo non c’è soluzione tecnica alla crisi, ma le scelte di Monti e dei suoi ministri tutto sono tranne che tecniche (è una soluzione tecnica quella sulle pensioni? È una soluzione tecnica quella sull’evasione? È una soluzione tecnica la liberalizzazione?). Solo le forze politiche credono a questo miracolo della tecnica, neanche Monti ci crede, tanto e vero che ripete continuamente che il suo governo sta molto attento a bilanciare i provvedimenti in modo che sia una parte che l’altra non abbiano a lamentarsi di chi con il singolo provvedimento venga colpito.
Il Governo Monti è politico perché fa politica con i suoi provvedimenti e disegna una prospettiva del paese che non ci piace e soprattutto non riesce a intervenire sulla crisi. La natura di questa non gli è nota, non può essergli nota data la sua filosofia.

Uno di …loro
Nel numero in edicola di CHI, il settimanale di baci e abbracci di stelle, stelline, calciatori, ecc. diretto da Alfonso Signorini, si trovano i baci del principe William e della mogli Kate; le vacanze di Barbara Berlusconi con i figli e l’ex compagno; Paolo Berlusconi a che egli in vacanza con una amica; Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis, sempre in vacanza, che dichiarano di volere “un altro bambino” (notizia che il mondo aspettava con il fiato sospeso); le affettuosità dell’etoile Eleonora Abbagnato con il calciatore Federico Balzaretti; la dichiarazione, con foto, di Jane Fonda (74 anni), che afferma “ sono una pubblicità vivente del testosterone; ecc. Tra questi soliti una sorpresa: la prima puntata della vita del presidente del Consiglio professore Mario Monti, con tanto di foto da bambino e della sua gioventù. Niente di scandaloso, ci mancherebbe, ma perché?
L’intento di Signorini è chiaro, farlo apparire come uno di loro, ma quale è lo scopo di Mario Monti?

Un € per costituire una società
Ricevo dal mio amico Angelo e vi passo la seguente riflessione
Per quanto io ne so, il capitale sociale serve, se non completamente, ma certamente in quota equilibrata, a rendere possibile un attività, diciamo economica, comprendendo in questo termine tutto dall' imprese alle associazioni.
Quella che secondo il decreto del governo i giovani potrebbero aprire con un euro è, addirittura, una Srl, cioè una società di capitale.
Poiché l' amministrare una società è tutto fuorché una barzelletta, se formo una società, minima quanto si vuole, certamente saranno necessari soldi che se non sono immessi nel capitale, sono debiti. Possono essere verso fornitori o verso i soci, o par4enti, non ha importanza, sono certamente debiti.
Diciamo che per iniziare un’attività, pur minima, occorrono per scaffalature, computer, carta per pacchi, contratti di luce, gas, telefono, cauzione per affitto ecc. importi per almeno 5 mila euro. Sulla base di questa ipotesi minimale la situazione partenza di quella società è di 1 euro di capitale e 4.999 euro di debiti.
E con questo bilancio si va in banca per un fido? e dai fornitori per la merce? Quale banca potrà erogare un fido? Perchè un fornitore dovrebbe darti merce?
Ma supponiamo pure che questa società ottenga merce e fido in che posizione sarà sul mercato? Poichè è certo che i costi siano ben più elevati di quelli che sono partiti con un capitale adeguato agli affari da intraprendere, queste società nuove si pongono marginalmente al mercato.
Il suo più alto costo medio su un mercato, non solo la destina al fallimento, ma, e questa è una considerazione che non mi pare sia apparsa in nessun giornale politico o economico, permetterà alle altre aziende nello stesso settore, di aumentare i propri prezzi fin quasi a quelli della impresa marginale, acquisendo, senza nessuna fatica, un utile maggiore.
Non voglio nemmeno parlare dell' effetto sociale di questa grande trovata che mette l' un contro l' altro i giovani che credano di dovere tentare la carta dell' impresa..



Citazioni: nel bene e nel male
David Foster Wallace
“Uomini troppo poco simili a esseri umani e persino per odiarli. Ciò che suscita la loro vista altro non è che una travolgente sensazione di disinteresse, il genere di profondo disimpegno che spesso è solo una difesa contro il dolore. Contro la tristezza. Di fatto, è probabile che se così tanti di noi sono poco interessati alla politica e proprio perché i politici moderni ci intristiscono, ci feriscono profondamente e i modi di cui è difficile persino trovare il nome, figuriamoci parlare. È assai più facile alzare gli occhi al cielo e fregarsene.” da Considera l’aragosta, Einaudi 2006

Mario Draghi
“Quando il mio predecessore, Jean-Claude Trinchet, si era rivolto a voi in ottobre, aveva detto che la crisi aveva raggiunto dimensioni sistemiche. Ora la situazione è peggiorata, ed è molto seria” La Repubblica, 17 gennaio 2011; Corriere della Sera stessa data (mi congratulo veramente, anche dalle parti della Banca europea si cominciano a fare un’idea della crisi. Bene, bene!)

Mario Monti
“Il Parlamento è sovrano, il provvedimento è complesso e ha una sua logica d’insieme. Sconsiglieremo variazioni che dovessero farla venire meno. I risultati dipendono più dalla foresta che dal singolo albero”, La Repubblica, 22 gennaio 2012 (avviso ai partiti, fidatevi della metafora)

Corrado Passera
“Il Parlamento e sovrano ma questa è la nostra proposta:pensiamo non debba essere né annacquata, né snaturata”. La Repubblica, 22 gennaio 2012. (altro avviso ai partiti. Forse si esagerà!)


È morto Vincenzo Consolo (1933-2012). Per memoria due citazioni da Le pietre di Pantalica (Mondatori 1988)
“Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne di nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questa una sorta d’addio, un voler vedere e toccare prima che uno dei due sparisca”
“Tin tin tin tin tin: cinque tocchi, d’una campanella stridula, fiaccata – la notte è il nero nulla prenatale, divora il tempo della nostra vita, ci spinge al nero eterno della morte; le ore si dileguano, volano via a stormi, come i rondoni da sopra il campanile”

lunedì 16 gennaio 2012

Il Titanic euro in vista dell'iceberg

Bruno Amorosino
(dal Il Manifesto 14 gennaio 2012)

Il Titanic Euro è ormai a vista d’occhio dalla collisione con l’iceberg della speculazione finanziaria internazionale. A bordo il capitano, Mario Draghi, con l’ausilio del personale precario e dei mozzi – Merkel, Sarkozy e Monti – mantiene la calma e si accinge a pulire i vetri della nave con i pannicelli caldi chiamati «liberalizzazioni» e «disciplina di bilancio», e del «mercato del lavoro». Qualche telefonata arriva dalla terra ferma dagli attoniti osservatori (Wolf, Galbraith, Krugman ecc.), che raccomandano di mettere in mare le scialuppe di salvataggio per salvare quanti più paesi è possibile e tentare di fermare l’iceberg prima dello scontro. Mario Draghi e i suoi mozzi hanno già pronti gli elicotteri per il loro salvataggio.
Le misure estreme da prendere – estreme perché ormai è già tardi – sono quelle di inviare dei missili ben mirati che frantumino l’iceberg della finanza e del gruppo di potere che ha pilotato l’Europa dalla zona dell’Ue alla zona della Grande Germania. Il primo missile, che potrebbe partire dall’Italia, è quello di nazionalizzare le grandi banche nazionali togliendogli ogni ruolo nel campo del credito e del controllo finanziario, mettendole in liquidazione mediante il trasferimento delle loro funzioni al sistema del credito cooperativo e popolare nelle sue varie forme assunte dal credito locale. Questa è la vera liberalizzazione da fare smettendola con il fumo dei fuochi d’artificio dei taxisti e delle farmacie. Il secondo missile va diretto alla Banca d’Italia e Banca centrale europea, uffici regionali della Goldman Sachs, restituendo il controllo e la sovranità monetaria ai governi dei paesi e ai rispettivi «Ministeri del tesoro pubblico». Il terzo missile – lasciamolo ai francesi che di omicidi mirati se ne intendono come hanno dimostrato da ultimo in Libia – deve colpire le società di rating, accecando così il sistema di rilevazione e di pilotaggio della speculazione, e i paradisi fiscali che sono i centri di benessere della speculazione. Queste società vanno bandite dall’Europa (la guardia di finanza e l’antimafia potrebbero prendersi carico del compito unificando così la lotta all’evasione con quella alla mafia), e le Borse che ne seguono gli indirizzi vanno immediatamente «sospese» come si fa normalmente quando interviene una disturbativa d’asta a scopo speculativo. Il quarto missile non deve contenere una bomba, ma un annuncio ai cittadini europei che il debito sovrano va riportato dentro i confini dei vari paesi con l’annullamento di tutti gli impegni su titoli ceduti a tassi che superano il corretto interesse bancario (2,5-3 % max), e collocandoli tra i propri cittadini con un prestito nazionale solidale così come fu fatto in Italia con il «prestito per la ricostruzione» del dopoguerra. Cessioni di titoli al prestito internazionale devono essere contrattati a livello dei governi dei vari paesi, dentro norme e costi concordati in modo trasparente e con la garanzia solidale dell’Ue.
Le ricchezze così recuperate devono costituire la base di un nuovo patto sociale tra i paesi europei che preveda, insieme alla ricostituzione di un «serpente monetario flessibile», quella di una «divisione europea del lavoro» che metta al bando le mire di competizione e rivalità neocoloniali della vecchia Europa, sia dentro che fuori dei suoi confini, e ne fissi invece le scelte produttive dentro un programma di cooperazione internazionale che parta dal riconoscimento delle priorità di crescita e organizzazione sociale, concordate in modo sinergico con le grandi aree mondiali (Asia, America latina, Africa, ecc.). Questa può essere la base per una riorganizzazione delle istituzioni europee che avvii un reale processo d’istituzione dell’Europa federale. Un programma minimo, senza il quale i cittadini europei, colori che si salveranno dall’inabissamento della nave Euro saranno ridotti al ruolo di lavavetri di una nave sul fondo del Mediterraneo.

(Bruno Amoroso fa parte del Centro studi Federico Caffè)

domenica 15 gennaio 2012

Diario 157 6-15 gennaio 2012

.Diario 157
6-15 gennaio 2012

- Di liberismo si muore
- Le agenzie di rating
- L’acqua no!
- La legge non è uguale per tutti
- La legge elettorale … quando?
- Controlli della Finanza a Cortina
- Alesina e Giavazzi e … l’equità
- Non è colpa di Monti
- I Bot vanno a ruba
- Quanto si può essere ridicoli? Tantissimo!
- Esiste un caso Vattani ?
- Citazioni: nel bene e nel male



Di liberismo si muore
Il governo dei professori, come era chiaro nella ideologia di molti di loro, vogliono imporre una cura liberista al nostro paese. È difficile fare loro capire che il liberismo non è la cura ma la malattia; quello che fa specie e che non lo capisce neanche il PD che di questo governo è uno dei grandi sostenitori.
Si sbracciano a calcolare quando risparmieranno i cittadini con le annunziate liberalizzazioni. Eppure qualche settimana fa, mi pare La Repubblica, aveva pubblicato una tabella, da me riportata in un precedente diario, dal quale risultava evidente che tranne per i telefoni, tutte le altre liberalizzazioni passate avevano comportato un aumento dei prezzi (come è noto l’ideologia è più forte dei fatti).
Come poi la liberalizzazione di taxi, farmacie, orari dei negozi, ecc. costituiscano un contributo alla crescita economica del paese resta uno dei maggiori misteri montiani. Questo non vuol dire che alcune corporazioni non debbano essere smantellate.
Ci siamo accorti come la Grecia sia sparita dalla cronaca giornalistica? Dopo la cura da cavallo di liberismo la Grecia è alla fame. Nessun giornale vuole registrare questa realtà: povertà materiale diffusa, assenza dei medicinali di base, bambini sottonutriti, aumento delle rapine, ecc.
L’Europa si è mobilità per imporre alla Grecia soluzioni drastiche (vietandole anche una consultazione democratica), ma poi se ne è lavata le mani, al punto da lasciarla sola a contrattare con i suoi creditori. Quella che si dice solidarietà tra i popoli.

Le agenzie di rating
Con il declassamento di molti paesi le agenzie di rating hanno fatto il loro mestiere? Forse si, ma qualche sospetto circa i legami di queste agenzie con la speculazione finanziaria permette di avanzare qualche dubbio. Intendiamoci, può essere che queste agenzie tengano il sacco alla speculazione, ma può darsi che queste agenzie conoscono, ovviamente, molto bene la speculazione finanziaria e sanno interpretarla meglio dei governi. Questi si baloccano con la “fiducia” dei mercati da conquistare con politiche di bilancio mentre niente fanno per lo sviluppo.
Non è che le politiche di sviluppo possono risolvere il problema della speculazione finanziaria ma almeno danno un po’ di respiro alle popolazioni. In realtà l’Europa si sta incartando in un groviglio di depressione economica per guadagnare la fiducia dei mercati, mentre crea le condizioni per nuove speculazioni.
Ma una politica di sviluppo non è una politica di liberalizzazioni e privatizzazioni, ma di investimenti tonici pubblici, che possano sia far crescere la domanda interna sia intervenire nelle maggiori storture del paese (risanamento territoriale, infrastrutture, energie alternative, ecc.).
È certo, come ripetiamo da molto, che la prospettiva grega sta ancora nel nostro orizzonte, e fino a quando non si affronta in modo intelligente e costruttivo il problema del debito (ristrutturazione, moratoria, ecc.) la Grecia è un nostro possibile futuro.


L’acqua no!
Il governo fa finta manfrina e cerca di fregarci. È rispettoso, così dice, del referendum sull’acqua, che infatti resterà pubblica, quella che si privatizza non è l’acqua ma la sua distribuzione. Con un sottosegretario o ministro, non ricordo, che afferma che il referendum è stato un imbroglio. Come se i referendum non riguardasse complessivamente l’acqua negando che su questo bene comune non si potevano fare profitti. Non si può permettere che questo governo, e qualsiasi altro governo, faccia strame della volontà popolare espressasi senza equivoci.
Il Presidente della repubblica, garante della democrazia, come gli piace descriversi, non ha niente da dire?
Lo stile di questo governo è diverso, ma la sostanza resta violentemente antipopolare.

La legge non è uguale per tutti
Non so se l’onorevole Cosentino sia colpevole, sta ai giudici deciderlo, una cosa so che per l’inchiesta nel quale è coinvolto consiglieri di enti locali, professionisti, ecc. sono in galera, una galera preventiva prevista data la gravità dei reati attribuiti, l’on. Cosentino invece no. I suoi colleghi parlamentari hanno deciso che per lui l’uguaglianza della legge non vale. Senza dire che sia gli applausi, sia gli abbracci e baci di cui è stato oggetto dopo il risultato del voto, lasciavano presumere la conquista di un premio Nobel dell’onestà.

La legge elettorale … quando?
La Corte costituzionale avrà avuto le sue brave ragioni (costituzionali) per dichiarare inammissibile i due referendum avversi alla legge elettorale vigente (il così detto porcellum), non discuto. Rifletto solo sul fatto che i referendum costituivano una fortissima pressione per l’approvazione di una nuova legge elettorale. Mancando lo stimolo del referendum si farà una nuova legge elettorale? Se si tiene conto dei modelli sul tappeto e delle varianti su ciascuno di essi non si fa fatica ad immaginare che un accordo su una nuova legge sarà, come dire, difficilissimo.
Ma voglio dire di più: siamo sicuri che i “partiti” (cioè i gruppi dirigenti degli stessi) al di la delle affermazioni, circa la necessità di restituire in qualche forma il potere di scelta delle persone all’elettore, non siano contenti del meccanismo attuale che dà alle segreterie dei partire di scegliere i loro deputati? Mi viene forte il dubbio che questo potere non è mal visto nelle camere alte dei partiti. E se questo meccanismo da come esito un parlamento in parte indegno (come dimostra la compra-vendita dei voti, i giochi politici fatti a dispetto o a favore, ieri di Milanesi oggi di Cosentino, ecc.) nessuno ci fa più caso.
Spero di sbagliare ma credo che andremo a votare ancora con il porcellum, e se poi l’elettorato si disamora … meglio.

Controlli della Finanza a Cortina
Avevo deciso di pubblicare le dichiarazioni dei molti politici (deputati, ex ministri, ex sottosegretari, ecc.) a proposito dei controlli effettuati dalla Finanza a Cortina, ma devo confessare che non posso, mi vergogno per loro. Hanno perso un buona occasione per tacere, come uomini politici, delegati del popolo, avrebbero potuto apprezzare l’iniziativa e semmai sottolinearne il ritardo. Anche perché i controlli hanno individuato un 30% circa di macchine di lusso intestati a persone fisiche appartenenti a cittadini che denunziano meno di 30.000 € di reddito. Mentre il 10% di quelle intestate a società appartengono a imprese che negli ultimi due anni hanno dichiarato perdite. Onorevoli, il problema non sono i controlli ma l’evasione.

Alesina e Giavazzi e … l’equità
I professori Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hann ritenuto di dover fare una lezione circa il concetto di equità. Ben due pagine del Corriere della Sera (2 gennaio) sono dedicate a questo concetto e a mettere in luce le articolazioni possibili, le contraddizioni e le relazioni che è possibile costruire con il concetto di equità. Tutto interessante e in parte condivisibile ad eccezione della relazione di equità che mettono in campo tra salari e produttività. Gli illustri professori sanno benissimo che la produttività ha a che fare molto con gli investimenti, la tecnologia, l’organizzazione, e poco con il lavoro, ma nella foga questa banalità è stata dimenticata.
Il punto di avvio, che ha meritato tanto consumo di inchiostro, è il giudizio su una manovra che non è sembrata equa. I due professori sono allarmati per l’idea, che secondo loro si fa strada nell’opinione pubblica, secondo la quale “la ricchezza comunque ottenuta, vada perseguita e punita”. A parte che non m i pare che sia questa la strada intrapresa da questo governo, i due editorialista non hanno inteso bene di che cosa si parlava quando si invoca equità. La manovra del governo Monti chieda al paese un “sacrificio”, la richiesta di equità faceva riferimento alla distribuzione di tale sacrificio. È apparso evidente che il peso di tale sacrificio non era relazionata alla ricchezza posseduta dai singoli (chi più ha più deve dare), ma al contrario gravava in modo non equo su chi meno aveva (al punto che si è dovuto fare una battaglia politica perché fossero risparmiate le pensioni più basse). Non una vendetta sulla ricchezza ma, come dire, un’equità cristiana (altrimenti è inutile andare a messa!).
I due illustri economisti dovrebbero sapere, sono sicuro che sanno, che negli ultimi venti anni le aliquote di tassazione sono fortemente diminuiti per i redditi più alti. Sembra loro equo che l’82% dell’Irpef deriva dalla denunzia di lavoratori dipendenti e da pensionati? Sembra loro equo che il 45% della ricchezza è in mano a solo il 10% delle famiglie più ricche? Viva la ricchezza!

Non è colpa di Monti
Le dimissioni del sottosegretario Carlo Malinconico (vacanze pagate dalla cricca), gettano un ombra sul governo Monti (anche perché altri membri del governo non hanno evitato di fare “buoni affari”, anche se legittimi, e perché alti funzionari stanno facendo delle operazioni di privatizzazione a tutto vantaggio dei compratori – non si sa se con qualche ritorno). Ma non è colta di Monti, il fatto è che senso dello stato e onestà non sono virtù coltivate, soprattutto negli alti livelli. Quello che prevale è l’approfittare, il chiedere piaceri, fare fruttare, anche economicamente, le posizioni di potere. Per potare questa mala pianta ci vuole tempo, serietà e provvedimenti conseguenti.

I Bot vanno a ruba
Vanno a ruba i Bot del Tesoro italiano. Crollano i rendimenti, lo spread respira. L’asta dei Bot spinge la borsa di Milano in salita del 2% (dai giornali). Questo giovedì 12. Segue venerdì nero il 13. Ancora non si è capito cosa succede e si inseguono labili segnali e incerte spiegazioni.

Quanto si può essere ridicoli? Tantissimo!
Apprendo (Corriere della Sera 27 dicembre) con vera sorpresa e meraviglia che il comune di Filettino, 550 abitanti, a settembre, si è autoproclamato principato e che il principe reggente è l’avv. Carlo Taormina (che tutti ricordano come ex deputato del Pdl e protagonista della difesa del delitto di Cogne). Secondo il reggente Cina, Giappone e Canada stanno per riconoscere il principato. Ma come se non bastasse il sindaco PD di Collepardo, sostiene l’iniziativa e vuole entrare a far parte del principato. Ma non ridono di se stessi?

Esiste un caso Vattani ?
Prescindiamo della fulgida carriera di questo console (di familismo non è privo neanche il Ministero degli esteri), ma si tratta di un funzionario che non può rappresentare il nostro paese all’estero perchè si dichiara ammiratore della Repubblica sociale, inneggia alla violenza razzista e politica, un fascista che neanche La Russa. Certo ci sono le procedure da rispettare e seguire ma l’Italia democratica si aspetta una sua cacciata dalla diplomazia. Non si tratta di opinioni ma di reati.

Citazioni: nel bene e nel male
Ida Dominijanni
“Il nodo democratico viene al pettine qui con urgenza e una drammaticità che non consentono ulteriori rinvii, né ulteriori imbrogli. L’imbroglio neoliberale, che per trentanni ha predicato l’indipendenza della forma liberaldemocratica dalla sostanza delle politiche sociali, ovvero l’assoluta congruità fra libero mercato e liberaldemocrazia, con la crisi dell’euro è arrivata al capolinea: la favola è finita, e senza happy end”, Il Manifesto 7 gennaio 2012.

Valentino Parlato
“Non si tratta di fare l’apologia del debito, ma di evitare che, pur motivati dall’attuale crisi, si stronchi l’iniziativa pubblica. Non è proprio il caso di promuovere le banche e il debito pr9ivato e di maledire il debito pubblico…. Se in Italia vogliamo veramente la crescita – come l’attuale governo promette – ricorrere al debito pubblico sarà necessario, anche se siamo piuttosto indebitati” Il Manifesto 8 gennaio 2012. (Non sarà il caso anche di ridurre il debito pubblico, almeno con una sua ristrutturazione?)

Sergio Marchionne
“come si fa ad incoraggiare investimenti stranieri in Italia con i continui ostacoli che le parti sociali pongono alle imprese che vogliono fare impresa?” Corriere della Sera 10 gennaio 2012. ( L’idea di Marchionne di fare impresa è peggio del “padrone delle ferriere”, vorrebbe sindacati silenti, operai ubbidienti, e salari tali da permettere i suoi bonus. Presto neanche negli Usa e in Brasile sarà così)

Giorgio Bocca
“La differenza abissale fra un Mussolini e un Berlusconi sta proprio qui: che il primo voleva commuovere e il secondo vendere, in primo voleva incantare e il secondo comprare, il primo cercava di dare corpo ai suoi sogni e credibilità alle sue promesse e il secondo ha capito che qualsiasi cosa detta da chi ha il megafono è vera o creduta vera. Il primo era nato dal socialismo e dalla sua retorica, e il secondo è convinto che tutto si compra”, da Grazie no, Feltrinelli, 2012

venerdì 6 gennaio 2012

Diario 156

Diario 156

19 dicembre 2011 – 5 gennaio 2012

- Laicità dello Stato

- Il “denaro”, da K. Marx Manoscritti economico-filosofici del 1844

- Il “concorso” di ricercatore/trice

- I calciatori corrotti, ma non solo

- Botti e sangue

- Citazioni: nel bene e nel male

Laicità dello Stato

Cosa è uno stato democratico se non uno stato laico? Certo non e solo questo ma questo costituisce uno dei tratti caratteristici. Laico significa che non impone non solo una qualche religione ma neanche le morali che dalle diverse religioni derivano. Laico significa difesa di ogni credo religioso o filosofico, che diventano questione "personali" che non possono essere imposti ad altri. Uno stato laico è auspicabile e desiderabile sia per ragioni intrinseche della sua valenza ma anche per rendere possibile la convivenza tra fedi, filosofie, etnie e tradizioni diversi. Uno stato multi etnico e multi religioso non potrà che essere laico.

Uno stato laico non significa uno stato senza principi. Nel suo documento fondativo, diremmo nella sua Costituzione, indica i principi di dignità, libertà, uguaglianza, che costituiscono i parametri con i quali guardare ogni provvedimento e regola che lo stato impone.

Ma uno stato laico può assumere tra i suoi principi d’ordine il mercato come se fosse un dato di natura? Questo e un problema abbastanza intricante e dipende molto da come si possa interpretare il concetto di mercato. Se lo si assumesse come un meccanismo che permette lo scambio (tra persone caratterizzate da dignità, libertà, e uguaglianza) di esso non credo si potrebbe fare a meno in un mondo complesso come il nostro. Se lo si assume come il processo (neutro?) per l’attribuzione di valore, per la migliore allocazione delle risorse, come si dice, o ancora per garantire la libertà al “consumatore”, allora saremmo alla negazione dei principi fondativi di libertà, dignità e eguaglianza. Allora saremmo alla mistificazione. L’economia di mercato, che non è un dato di natura, è discriminante per sua struttura; non solo nel processo di produzione delle merci, dove si applica allo sfruttamento dei lavoratori (negli ultimi venti anni i profitti sono aumentati proprio perché i salari sono diminuiti), anche nella offerta delle "merci" (aspetto di cui il mercato va oltre modo fiero). Merci diverse, ciascuno libero di scegliere quelle che preferisce. In realtà la diversificazione delle merci serve a offrire a ciascuno quel tipo di merci che si può permettere, in sostanza, serve per mettere ciascuno al posto suo.

Una Costituzione che volesse essere portatrice dei valori di libertà, uguaglianza e dignità non dovrebbe garantire una economia di mercato ma lo "scambio" tra uguali.

Il “denaro”, da K. Marx Manoscritti economico-filosofici del 1844

(approfitto del testo inviatomi in modo augurale dal mio amico Bibo, per riproporvelo, mi pare molto adeguato alla nostra epoca presente)

Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità.
Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro.
Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura venti quattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore.
Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto.
Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?
Poiché il denaro, in quanto è il concetto esistente e in atto del valore, confonde e inverte ogni cosa, è la universale confusione e inversione di tutte le cose, e quindi il mondo rovesciato, la confusione e l'inversione di tutte le qualità naturali ed umane.
Chi può comprare il coraggio, è coraggioso anche se è vile. Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell'uomo, ma con l'intero mondo oggettivo, umano e naturale, esso quindi, considerato dal punto di vista del suo possessore, scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi.

Se presupponi l'uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell'arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l'uomo, e con la natura, deve essere una manifestazione determinata e corrispondente all'oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d'amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un'infelicità.

Il “concorso” di ricercatore/trice

L’Università, ha ragione, si lamenta, si oppone, denunzia. tutte le storture e, di fatto, inefficienze, introdotte nei provvedimenti governativi che la riguardano.

Quello che mi fa impressione è, invece, il modo tranquillo con il quale è stata accolta la trasformazione del concorso di ricercatore/trice. Si trattava del concorso più serio esistente per accedere ai ruoli universitari: due prove scritte anonime (le prove venivano annullate se nel testo fosse introdotto, anche involontariamente, tipo citazione bibliografica, la possibilità di riconoscere il candidato); una prova orale; l’analisi dei titoli e del curriculum. Le prove orali aperte al pubblico. Certo tutti i concorsi possono essere falsificati, ma questo, soprattutto in presenza di molti candidati, era non facilissimo.

Questa tipologia di concorso è stata buttata via a favore di una valutazione del curriculum e una discussione orale. Una trasformazione che garantisce, al di la di ogni dichiarazione, il potere baronale.

Sarà forse per questo che su questa trasformazione non si siano avute manifestazione di protesta?

Baroni e candidati si sentono più garantiti, i secondi se appoggiati, gli altri si … impicchino

I calciatori corrotti, ma non solo

La cosa che viene spontanea di pensare è: “con quello che guadagnano hanno proprio bisogno di truccare le partite?”. Ma sono proprio le caratteristiche del “denaro” che spinge ad azioni finanche irragionevoli.

Del resto che dire degli onorevoli che usano le risorse per i “porta borse” in modo altrettanto truffaldino: pagamenti in nero al di sotto del minimo sindacale, uso dei fondi per altri scopo (il mutuo per la casa, anche questo), ecc.

La corruzione del denaro non ha limiti né vincoli di didgnità.

Botti e sangue

I divieti dei botti di capodanno non son serviti: la stupidità è imbattibile. Morti, bambini dilaniati, perdita di arti, occhi, ecc.

Il divieto non serve, si dice “c’è una tradizione”. La tradizione quanto male fa. È un problema di educazione, se i sindaci si svegliano il 20 dicembre per emanare, un divieto nella maggior parte dei casi non ottengono niente. Ma se tutto l’anno facessero una campagna terroristica ed educativa, con manifesti che mostrano i morti e i corpi dilaniati, soprattutto dei bambini, forse, forse, forse si potrebbe ottenere qualcosa (non è certo la stupidità è imbattibile).

Citazioni: nel bene e nel male

Paul Krugman

Il momento giusto per l´austerità al Tesoro è l´espansione, non la recessione": così dichiarò nel 1937 John Maynard Keynes, proprio quando da lì a poco Franklin Delano Roosevelt avrebbe dimostrato la correttezza di questo suo dogma cercando di rimettere in sesto il budget troppo presto e spingendo in una profonda recessione l´economia che fino a quel momento si stava riprendendo con continuità. Tagliare la spesa pubblica in un´economia depressa deprime ancor più l´economia. Per l´austerità si dovrebbe attendere che sia già ben in corso una forte ripresa”, La Repubblica, 3 gennaio 2012 (non sarebbe un rimedio alla crisi da speculazione, ma sarebbe qualcosa di positivo rispetto a quello che stanno facendo i governi della UE)

Luciano Gallino

“Di fronte a una simile realtà, e alla inettitudine dimostrata alo riguardo dal precedente governo, ci si poteva aspettare che il governo nuovo aprisse una robusta discussione con sindacati, industriali, manager, esperti del settore, per vedere se si trova il modo o di rilanciare rapidamente le industrie in crisi, o di svilupparne di nuove affinché assorbano il maggior numero di disoccupati presenti e futuri. Invece no. Il governo apre un tavolo di discussione per decidere quali forme introdurre sul mercato del lavoro al fine di renderlo più flessibile. Ed i sindacati, anziché ribattere che il problema primo e vitale è quello di creare lavoro, accettando di discutere sul come riformare le norme di ingresso e di uscita da un mercato che intanto rischia una contrazione senza precedenti. … Ma se il contratto di breve durata che caratterizza le occupazioni atipiche si riproduce nell’area dei nuovi contratti perché questi implicano la possibilità di licenziare il nuovo assunto, anche senza giusta causa, per un periodo che addirittura supera di molto l’attuale durata media dei contratti atipici, la precarietà cambierà di pelle giuridica ma resterà tal quale nella realtà”. La Repubblica, 5 gennaio 2012. (Il nuovo governo è di fermi principi: il mercato risolverà i problemi; questo bisognava lo sapessimo. La speranza di una politica industriale è vana).